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20 luglio 2012 , ,

Alt-J

AN AWESOME WAVE

2012 - Infectious Records
[Uscita: 5/06/2012]

Alt-J AN AWESOME WAVESi formano a Leeds nell’ambiente universitario della città inglese nel 2008, ma solo nel 2011 firmano per la Infectious, si trasferiscono a Cambridge e fanno uscire dei singoli che subito attirano su di loro l’attenzione della critica inglese, ed eccoli infine al debutto sulla lunga distanza. Joe Newman è il cantante e chitarrista, Gwil Sainsbury al basso, Gus Unger-Hamilton alle tastiere e Thom Green alla batteria, e per la loro creatura scelgono il bizzarro nome di Alt-J, la combinazione di tasti che su Mac produce il simbolo delta, emblema del mutamento. Ed in effetti al musica dei quattro giovanotti sfugge ad ogni facile classificazione, appena ti sembra di averla afferrata, subito un nuovo passaggio ti cambia le coordinate, segno di una grande vivacità espressiva, di una musica libera e fuori da ogni schema o di un’incerta direzione musicale, di scarsa personalità, dipende dai punti di vista, un po’ come la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. C’è una certa sfrontatezza da guasconi in questo disco, gli Alt-J sanno di essere bravi e vogliono mostrarlo mettendo tutto se stessi e le loro conoscenze musicali in queste 13 tracce, correndo il rischio di strafare, ma non lasciando indifferente chi si accosta alla loro musica.

 

Nel cd sono compresi brevi intermezzi strumentali, un brano a cappella e l’immancabile ghost-track, ma non sono semplici riempitivi, trovano una loro ragion d’essere all’interno dell’opera. Subito il primo brano Intro ti fa capire che questi ragazzi hanno numeri fuori dal comune, elettronica, folk, hip hop creano un cocktail avvolgente e seducente, ma è Tesselate che stupisce, composizione sghemba, distorta come se i Fleet Foxes incontrassero i Grandaddy; Breezeblocks con la voce nasale di Joe Newman e un irresistibile ritmo fra scatti hip hop e pop song può richiamare i Grizzly Bear, ma è Something Good che ti rapisce completamente con quel piano sognante, il canto folkeggiante, la melodia dolente, i continui cambi di ritmo, semplicemente perfetta, ma è tutto il disco che si mantiene su livelli eccellenti, dalla malinconia cantautorale di Matilda al sorprendente gioco di voci e cori che si inseguono su una tessitura sobria di suoni ora di chitarra, ora di tastiere, ora di campanelli in Ms.

 

Un esordio decisamente convincente e ottime prospettive per il futuro per questi Alt-J, una musica che si muove fra Fleet Foxes, per l’utilizzo dei cori, The Wild Beasts, per il loro particolare folk-rock, i Grandaddy, per la costruzione delle canzoni, i Radiohead, per l’uso dell’elettronica, influssi dub e hip-hop, ma molte altre influenze possono trovarsi nell’approccio eclettico alla musica che caratterizza la band di Leeds; la breve Piano rimanda perfino ad Anthony Hagerty. Per qualcuno c’è il sospetto di qualche furbizia di troppo, necessaria per farsi notare nel panorama sempre più affollato e desertificato, l’ossimoro è voluto, del mercato discografico, ma se c’è mi sembra un peccato veniale a fronte di un disco che cresce ad ogni ascolto, ricco com’è di idee e di creatività.

Ignazio Gulotta

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