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24 ottobre 2014

Index Zero

Lorenzo Sportiello

2014 - Italia - Genere: fantascienza -Durata: 82 min - Sceneggiatura: Lorenzo Sportiello, Claudio Corbucci, Francesco Cioce - Fotografia: Ferran Paredes - Musica: L. Sportiello A. Campedelli - Montaggio: G. Trepiccione - Interpreti: Ana Ularu, Simon Merrels, Bashar Rahal, Mya-Lecia Naylor, Antonia Liskova, Velislav Pavlov

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LA TRAMA

 

In un futuro in cui tutto è andato male, Kurt ed Eve vagano alla ricerca di una porta d’ingresso nel grande aggregato urbano lontano dai deserti. Lei è incinta, fatto ormai raro, ed entrambi sono catturati e giudicati “non sostenibili” perciò rinchiusi in un centro di detenzione. Solo quando il loro impatto sui consumi sarà sostenibile (raggiungendo l’indice zero) potranno essere liberati. Probabilmente mai.

 

 

IL FILM

 

Sembra un’utopia la sfida dei protagonisti di questa storia così come quella produttiva del film stesso. L’esordiente Lorenzo Sportiello (classe 1978) ha dovuto persino terminare il film di tasca propria quando il budget è finito ma la post-produzione non ancora. “Index Zero” (pronunciate “ziiro”, d’altronde è un film in lingua inglese girato all’estero, in Bulgaria) è una scommessa vinta, un sogno inseguito per tre faticosi anni. Fa parte di quei rarissimi casi nella fiacca cinematografia italiana che finalmente sfruttano come si deve le possibilità del digitale e della globalizzazione. E’ un film ambizioso (si getta a capofitto nel mercato internazionale), indipendente (ha il privilegio di essere presentato in anteprima al Festival di Roma ma non ha ancora una distribuzione), a low-budget (nonostante gli sforzi del regista e della sua troupe s’intuisce) e di genere. Tolto Antonio Margheriti, unico regista italiano che ha girato vari film di SCI-FI  (si narra che fu contattato da Kubrick per “2001, Odissea nello spazio”) è inconsueto che autori nostrani si cimentino in questo campo.

 

210900428-48f8cdf5-9f27-4641-afdd-9bc6e5141a12Se non fosse per il recente “L’arrivo di Wang” dei Manetti Bros (ma anche de “L’ultimo terrestre” di Gipi, entrambi del 2011) e del celebre “Nirvana” di Salvatores (esperimento del  1997 a nostro parere non proprio riuscito) per ritrovare qualche titolo bisognerebbe tornare addirittura ai B-Movie anni ’80 di Castellari e Fulci e a ritroso fino al 1969 (“Il seme dell’uomo” di Marco Ferreri) per finire con “La decima vittima” di Petri e “Terrore nello Spazio” di Bava (entrambi del 1965). In molti di questi casi però, come per Index  Zero, si dovrebbe parlare del sottogenere “fantapolitico”. Si tratta infatti di una pellicola che guarda il futuro in maniera 210900430-3d1f037b-df07-43b1-b5f5-f74ba7d8dd1cdistopica ma parla anche del presente (migrazione, centri di accoglienza, disparità sociale), di libertà e speranza. Un’opera prima che segue la scia dell’esordio di George Lucas (“THX 1138 – L’uomo che fuggì dal futuro”), del Carpenter di “1997: Fuga da New York” (anche sul versante musicale, per quanto attualizzato) e di vari titoli fino al recente “I figli degli uomini” dell’ottimo Cuaron. Si parla anche qui di maternità e di progenie, in questo 2035 che più che post-apocalittico è post-crisi economica. La sceneggiatura (scritta dallo stesso autore con C. Corbucci e F. Cioce) ha una studiata e solida struttura, equilibrata210900439-4b8bc82e-6b56-4287-88ad-f97128f58c61 anche nei momenti di sospensione quasi onirica (l’uscita dal tunnel, l’avvicinamento al finale del film), aiutata moltissimo dall’adeguata traccia sonora (pregevoli le musiche composte da Sportiello insieme ad Alex Campedelli). E’ di certo uno di quei film dove immagine e suono si completano dando ciascuno il 50 % del risultato, un film con dialoghi ridotti all’osso in cui si evidenzia un certo talento anche nella direzione degli attori.

 

I due protagonisti (ma verrebbe da dire tre, tanto è sentita la presenza del figlio in grembo) sono ostinatamente alla ricerca di una vita migliore e Kurt (quasi un novello John Connor) è sprezzante del pericolo, a volte privo di qualsiasi timore ma credibile nella sua 210901053-d7f21dec-2dac-4c17-aa25-9b235a697f6ddeterminazione, in un mondo dove gli animali sono più fortunati degli uomini, come dimostrano gli uccelli che volano sopra il centro di detenzione. Senza svelare assolutamente nulla (la trama ufficiale ci racconta già qualcosa di troppo) si può dire che i personaggi troveranno aiuto nella loro sopravvivenza e fuga disperata, sintomo che l’umanità esiste ancora – eccome - tra persone semplici che godono di pochi privilegi mentre ad essere spietata è la società che, calpestando volontà e diritti umani, è arrivata ormai al capolinea. Difficile quindi non elogiare questo esordio intelligente e coraggioso che nonostante segua un filone già ampiamente sfruttato (è anche, in parte, un prison movie) di scontato non ha nemmeno il finale, fino all’ultima inquadratura. E nel claustrofobico, freddo e amaro intreccio riesce a regalare emozione. Purtroppo il regista, che ha curato persino i visual effects, a causa dei suddetti problemi di budget ha dovuto rinunciare a qualche campo lungo e totale in più, che forse avrebbe arricchito il nostro sguardo molto spesso limitato a seguire la camera a mano, scelta comunque efficace e che non influenza negativamente il risultato, grazie 210901857-9d95d4a7-3e6c-4b98-83dc-2f8335c0ce50anche alla fotografia di Ferran Paredes, ricca di bianchi bagliori nel grigiore totale. Crediamo che Index Zero riuscirà a trovare distribuzione in diversi paesi e ci auguriamo che il giovane favoloso Lorenzo Sportiello possa presto passare alla sempre difficilissima opera seconda. Vista l’ambizione smodata e la vetta raggiunta con questo singolare lavoro, tra sogni utopici e futuri immaginari, ci auguriamo anche continui a tenere bene d’occhio la realtà.

 

CITAZIONE

-  Dimmelo un’altra volta

-  Ce la faremo.

-  Te lo prometto.

-  Tutti e tre.

   (Dialogo di apertura)

 

Dario Magnolo

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