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25 Agosto 2014

Håkan Nesser CONFESSIONI DI UNA SQUARTATRICE

2014 - Guanda - pp. 361 - traduzione di Carmen Giorgetti Cima

confessioni-squartatriceNon inganni il titolo che potrebbe far pensare a un feroce serial killer al femminile, chi conosce l’autore svedese sa che non sta lì il suo interesse, il serial killer è una rappresentazione del male assoluto, di un crimine tanto efferato quanto razionalmente immotivato, un male che alberga nei recessi più reconditi della psiche umana. Al contrario ciò che interessa a Nesser è il crimine compiuto dalla gente comune, dalle brave persone, dal buon cittadino, raramente premeditato, ma frutto di un raptus improvviso o di un tentativo di metter rimedio a errori o colpe. E’ per questo che i suoi romanzi ci appaiono così vicini e ci procurano un senso di angoscia e di inquietudine, perché spesso nei colpevoli ci specchiamo anche noi, comprendiamo come la vita potrebbe sempre condurci ad errori irreparabili che poi sconteremo per tutta la vita. In questo senso Håkan Nesser è un autore profondamente influenzato dalla cultura protestante per la sua concezione della colpa come qualcosa che rimane, da cui è impossibile lavarsi la coscienza e per la tematica, che è anche propria del grande Ingmar Bergman, della lontananza di Dio. I suoi personaggi sono abbandonati al loro destino doloroso e cercano affannosamente un dialogo con la divinità, ma in una nota l’autore non senza una leggera ironia ci avverte:

«La città di Kymlinge esiste sulla carta geografica grossomodo come esistono Burma, la pensione alpina Casa Ragnhild e Nostro Signore».

«Cosa c’è che non va in noi esseri umani? …Non sembriamo proprio fatti per questo mondo. Siamo sempre sul punto di naufragare, come se le nostre vite non fossero destinate che a questo. Naufragare, combattere e fraintenderci».

 

LA TRAMA

 

hakan_nesserSalvarsi vuol dire cogliere le poche occasioni che la vita ci dà: Gunnar Barbarotti, il tormentato ispettore protagonista di molti romanzi di Nesser, è sul punto di naufragare. La sua compagna Marianne muore di un aneurisma nel sonno, e lui si trova perso e disperato a cercare di contrastare un dolore che lo opprime. Rientrato al lavoro il suo capo gli affida un cold case, apparentemente poco impegnativo, riesumare il caso di un uomo scomparso cinque anni prima. Sospettata è la sua compagna, uscita di prigione dopo aver scontato la condanna per aver ucciso e poi squartato suo marito, reato di cui è rea confessa. Ma l’indagine si rivelerà tutt’altro che semplice, forse anche nel primo delitto le cose non sono poi così scontate. Inizia così un ennesimo viaggio dentro la parte oscura dell’esistenza, fra violenze domestiche, odi, gelosie, incomprensioni, sensi di colpa, ma anche atti di sacrificio e di amore. Ma questo incontro con il male di vivere riuscirà paradossalmente a risvegliare una fiammella di interesse per la vita del tormentato ispettore Barbarotti. Ancora una volta con i suoi gialli di ottima fattura e piacevole lettura Nesser ci fa riflettere sulla nostra fragile e ambigua esistenza.

 

Ignazio Gulotta
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