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3 Aprile 2013

AIRES TANGO 23 marzo 2013, Auditorium Fondazione Bottari Lattes, Monforte d'Alba (Cn)


javier_girotto_airesNella Langa più fenogliana, a Monforte d'Alba, si respirano atmosfere soffuse, piccoli roseti ad ogni angolo, impronte medievali rinate nell'attualità senza sfarzi. E' in questo scenario che il nostro primo live report 2013 esprime una grande, meravigliata certezza: la capacità di costruire un impegno culturale innervato nel territorio in modo non autoreferenziale, coniugando gli echi delle colline con gli sguardi "oltre" i profili e i crinali, verso file di vigneti ordinati o le macchie di gaggìe dei fondovalle. Alla Fondazione Bottari Lattes va il merito di aver pensato in una prospettiva nuova il rapporto tra il paesaggio naturale, la musica e la letteratura, senza urti o forzate collisioni o improbabili contaminazioni. Nell'ambito della quarta edizione della rassegna "Cambi di stagione", il concerto inaugurale (in una serata "autunnale" e piovosa) ha proposto il quartetto Aires Tango, in una dimensione ove qualità, semplicità e raffinatezza hanno declinato egregiamente i significati della rassegna, che si srotola da marzo a dicembre.

 

Nata sulle colline di Langa, Cambi di stagione segna i passaggi di stagione con incontri aperti alle musiche del mondo, in uno spazio, l'Auditorium, dall'acustica perfetta, pur con una limitata capienza. Aires Tango è il progetto che l'argentino Javier Girotto ha fondato nel 1994, in una dimensione, quella del quartetto, dove il tango esce dai suoi confini per aires tangoincontrare il jazz o altri ritmi con un approccio delicato e mai scontato. Accanto ai sax di Girotto (al soprano e flauto andino), il piano di Alessandro Gwis, Marco Siniscalco al basso elettrico e Michele Rabbia (batteria e percussioni). In circa due ore di esibizione, Aires Tango ha espresso un dialogo fecondo dentro e fuori le matrici del tango, dove i fiati di Girotto hanno condotto una ricca concatenazione di suoni, dove i colori del sax si esaltavano sui fondali del piano di un vivace Gwis, ben sorretto dal basso scuro e puntuale di Siniscalco e dai ritmi multiformi di Rabbia.

 

I brani scelti hanno rivelato una grande capacità del leader nel saper fondere in medley composizioni originali (quali Pasion Albiceleste o Il senso della vita, l'intensa La Luna con Alborada). Il dialogo di Girotto non si limitava alla scelta delle ance o nell'uso di un originale flauto andino a doppia canna, ma imprimeva alla performance una vera e propria lezione di antropologia musicale, dove il messaggio del tango si diluiva in un dolce quanto aspro affresco multiforme: culture lontane che si abbracciano prima di sciogliersi in un saluto informale, la terra d'Argentina che incontra le colline. E noi all'uscita, nel buio umido di pioggia e nebbia, ripensando all'ultimo encores di Aires Tango, abbiamo intravisto le ombre di Piazzolla e Borges, che si allontanavano felici e sorpresi, per una lieta e inattesa serata di Langa.

 

 

Luciano Viotto

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