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1 giugno 2012 ,

Sigur Ros

VALTARI

2012 - Emi
[Uscita: 21/05/2012]

Sigur Ros “VALTARITra i pochissimi nomi in campo musicale che nel nuovo millennio sono riusciti a fare il salto dall'underground al mainstream ci sono senz'altro gli islandesi Sigur Ros (“Le rose della Vittoria”). Il loro secondo disco “Agaetis Byrjun”, uscito in patria nel 1999 e distribuito nel resto del mondo nell'ottobre del 2000, conquistò molti ascoltatori anche tra quelli che pensavano che il rock fosse morto nel 1975 o nel 1986, grazie alla loro fascinosa mistura di Pink Floyd, prog e 4AD style. A renderli inconfondibili contribuisce il falsetto di Jonsi Birgisson, anche grazie all'uso della “Vonlenska” (la “lingua della speranza”), idioma da lui inventato basandosi su dialetti della sua isola. Questo nuovo disco, diciamolo subito, non presenta novità o cambiamenti di stile, né sarebbe stato lecito aspettarseli da una band ormai entrata nel terzo decennio di carriera.

 

Siamo vicini a “Takk”, l'album più atmosferico inciso dai quattro islandesi. I brani sono piuttosto lunghi, quasi tutti oltre i sei minuti, molto lenti, semplici nella costruzione melodica. Dominano le tastiere, le parti strumentali sono preponderanti, anche se forse si potrebbe definire strumentale tutto l'album, visto il peculiare uso della voce che fa Jonsi. Si alternano momenti gioiosi con altri più malinconici. È una perfetta colonna sonora per un viaggio mentale, ovviamente in lande fredde e disabitate, anche nei momenti più coinvolgenti difficilmente le sonorità dei Sigur Ros ispirano calore. Totalmente assente la batteria, pochi rintocchi del basso forniscono la parte ritmica.

 

Anche la chitarra, che spesso Jonsi suona con l'archetto del violoncello, è poco usata. Il brano più appassionante è Varúð, inizio con pochi accordi di piano, la voce che dipinge una melodia aerea, ed epiche parti orchestrali doppiate dalla chitarra distorta. Si tratta dell'unico brano assimilabile alla forma canzone, altrimenti il disco si potrebbe paragonare ad una suite di musica neoclassica, in Rembihnùtur gli accordi del pianoforte sono atonali. Molto presenti cori ieratici, come in Dauðalogn,  altro brano splendido, e suoni di carillion o di harmonium. Le conclusive Valtari e Fjògur pianò non prevedono la voce, la seconda come suggerisce il titolo è in gran parte per solo pianoforte. Musica che si potrà trovare suggestivamente affascinante o terribilmente noiosa, dischi come questo sono destinati a dividere radicalmente gli ascoltatori. Un disco che appassionerà i fans del gruppo islandese, ma probabilmente lascerà indifferenti coloro che amano generi più selvaggi o ritmati.

Alfredo Sgarlato

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