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2 febbraio 2017 ,

The xx

I SEE YOU

2017 - Young Turks
[Uscita: 13/01/2017]

Inghilterra     

 

1

 

Il verbo latino deludere indicava letteralmente il prendersi gioco di qualcuno (de-ludere), ma quando l’oggetto della derisione siamo noi stessi ecco che arriva la delusione così come è entrata nell’uso della lingua italiana. Eppure è così, delusi, che ci si sente dopo l’ascolto del terzo lavoro in studio di The xx il cui titolo, “I See You, sembra essere più un’ulteriore minacciosa burla che un esito di speranza. E tanto più la delusione è forte quanto più alta era stata l’attesa, almeno in chi come me aveva fortemente apprezzato i precedenti lavori e, nei cinque anni che ci dividono dall’ultimo “Coexist”, aveva avuto modo di affastellare una discreta dose di aspettative fiduciose. E si rimane delusi non solo perché, come per ogni sovraesposizione emotiva, necessariamente si deve rimanere inappagati ma perché il lavoro non mantiene ciò che egli stesso promette – al di là delle nostre proiezioni. La pompa sussiegosa con cui ogni singolo brano ci accoglie – sia sufficiente ascoltare il noto singolo On Hold per averne ragione - è troppo regolare per essere frutto del caso creativo che, come è noto, corteggia il caos; ebbene la sussiegosa pompa del disco non solo non è casuale ma rappresenta la ratio di tutto il lavoro che si barcamena letteralmente tra un modello compositivo di successo – la linea melodica di Brave For You è un monumento standard allo standard pop internazionale – e una supponenza che si addice a chi pensa di dettare le regole di una indologia (nel senso di Indie) a venire.

 

Ovviamente nulla da dire sulla voce notevole di Romy Madley Croft o sull’ego patinato in salsa creativa di Jamie xx, ovviamente la qualità rimane molto alta e ovviamente se il tono è così appassionato è perché non di ciarpame si tratta. E allora di cosa si tratta? Ecco, si tratta di un disco epigonale e spocchioso, costruito da chi quelle spocchia sa di potersela permette, che saccheggia furiosamente nella migliore produzione contemporanea. E allora fuori i nomi: Performance potrebbe tranquillamente essere un brano scartato dall’ultimo dei Daughter e le melodie vocali di tutto il disco essere state scritte da La Roux per essere poi debitamente rallentate e dirozzate. Il noto britanno avrebbe potuto dire di questa prova «hanno fatto una rapina e lo chiamano successo».

                                                                                                                           

                                                                                                                          Luca Gori

Voto: 5/10

 

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2

 

Se sulla copertina dell’album di esordio vi era uno sfondo nero su cui si adagiava una X bianca, nel successivo “Coexist” i ruoli dei colori si sono invertiti: bianco lo sfondo e nera la X. Oggi in “I See You” la X, divenuta nel frattempo un vero e proprio brand, viene incisa su una superficie riflettente come a rappresentare graficamente la verità restituita da uno specchio o forse a significare che non possiamo sfuggire a noi stessi, che è poi la medesima cosa. I tre ragazzi non sono più quelli del primo intensissimo album, dove il tasso di emotività dei brani raggiungeva livelli eccelsi dal punto di vista compositivo, e I See You ne è il risultato. Se è ovvio che il cambiamento è una dinamica inarrestabile contro cui non è possibile porre alcun riparo, è altrettanto ovvio che dissimularlo costituirebbe un peccato mortale. In questo senso, Romy, Oliver e Jamie non fanno nulla per nascondere il fatto che siano cresciuti.

 

01THEXX-articleLargeDopo “Coexist” che pativa alcuni passaggi a vuoto e un clima da club culture in cui prevaleva la perizia tecnica di Jamie xx nell’uso di beat e campioni, oggi i nostri hanno acquisito una maggiore padronanza di mezzi, riconquistando un equilibrio tra gusto e misura nell’utilizzo di un’elettronica mai invasiva abbinata ad una scrittura solida e diretta. Il segno di questa maturità è rinvenibile nello sforzo di non rendere appariscente il grande lavoro applicato ai suoni e ai pattern ritmici, cosa che restituisce all’ascolto una sensazione complessiva di sottrazione più che di ipertrofia produttiva. Il fatto positivo è che, nonostante non ci sia alcun evidente scatto in avanti, nei brani è riconoscibile il tipico marchio The xx: il plate reverb della chitarra e la voce matura di Romy Madley Croft ad occupare la scena, le linee di basso di Oliver Sim e il motore ritmico controllato senza sbavature da Jamie xx. Ad esempio, quando il turbinio del tempo in levare dell’iniziale Dangerous si spegne, inizia il pop dalla grana raffinata di Say Something Loving in cui le voci di Romy e Oliver si amalgamano in modo esemplare, allo stesso modo di I Dare You, mentre le pulsazioni di A Violent Noise e l’intimismo di Performance, in cui la voce di Romy Madley Croft esibisce microscopiche increspature della vita, costituiscono le vette dell’album. I See You è un disco di pop raffinato in cui la toccante ingenuità degli inizi ha lasciato il campo alle conquiste della maturità. Perché diventare grandi è sempre faticoso.

                                                                                                    

                                                                                                      Giuseppe Rapisarda
                      

Voto: 7,5/10

 

L.Gori - G.Rapisarda

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