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16 ottobre 2018 , ,

Anna Calvi

HUNTER

2018
[Uscita: 31/08/2018]

Inghilterra

 

anna-calvi-hunterIl terzogenito della silfide britannica è una creatura elegante, vagamente annoiata e decisamente intersessuale sospesa tra la vita e la notte. Non si tratta tanto di dare un colore all’esistenza ma di stabilire un esterno inquietante senza il quale non ci sarebbero né l’uno né l’altro. Mai ascoltato niente di meno inquietante delle atmosfere traballanti che sorreggono tutto il lavoro di Anna Calvi, come se l’oscurità ostentata di alcuni passaggi traesse la sua forza dallo scanzonato sopracciglio alzato che interroga l’oscurità nell’immancabile casa dell’orrore di ogni sagra di paese che si rispetti. Ad ascoltare l’eponima Hunter con tanto di video annesso - tutto costruito sull’indecidibilità del desiderio come flusso che scorre tra i corpi senza promanare dalla loro consistenza – verrebbe quasi da dire che la Calvi abbia voluto fare il verso a se stessa e alla sua formidabile inafferrabilità della quale aveva già dato prova in “One Breath”. Si passa facilmente dalla suggestione sussurrata di As a Man all’omaggio a Pj Harvey di Don’t Beat The Girl Out Of My Boy, un manifesto gender che si srotola a forza di scariche elettriche a sei corde. Tutto è eccessivo e maleodorante, anche l’andatura à la David Bowie di Indies or Paradise risulta calcata a tinte cangianti e le paillettes riflettono il brusio di una inquietudine vera.

 

calviAnche quando le asperità si smussano nella dolcezza di Swimming Pool, tutta intenta a riproporre fieramente come in un incanto aurorale la sdrucita immagine delle onde del desiderio, la sensazione di languore stroboscopico non svanisce, anzi si rafforza nelle armonie celtiche disseminate a piene mani in un’epica da salotto che si conclude nel più classico dei modi nell’Eden finale, in cui i desideri si riconciliano finalmente con la realtà o almeno riconoscono se stessi in una pienezza pop sventolata come la più soffice tra le liberazioni.

Eppure i momenti realmente eerie in questo "Hunter" non erano mancati come nei viluppi sinuosi di basso e di corpi della viscerale Chain nella quale le relazioni cessano di avere una finalità qualsiasi nel libero accordo gioco; così come notevolissima era stata la colata di fuliggine esplosiva calvi1importata da Nick Launay, producer di Nick Cave, a ricoprire l’anarchica forma canzone manifestata da Wish. Il lavoro di Anna Calvi è più annunciato che realizzato, la sua rivoluzione più enunciata che scandita e purtroppo non basta costruire una solida cavalcata LGBTQ per annientare le identità normative. Se insistiamo su questo aspetto è perché lo fa la stessa Calvi costruendo un quasi-concept album dell’intersessualità, intriso in ogni singola nota di raffinatezze desideranti e prelibatezze concettuali. Non ci aspettavamo molto di più da Anna Calvi, questo è già molto ed apprezzabile. Ci aspettavamo altro: una creatura bastarda e raffinata che non uscisse strangolata dalla sua stessa libertà.  

 

Voto: 6,5/10
Luca Gori

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