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26 maggio 2012 , ,

Luca Sapio

WHO KNOWS

2012 - Ali Buma Ye Records/Audioglobe
[Uscita: 7/05/2012]

Luca Sapio- Who Knows# Consigliato da DISTORSIONI

 

L’altro giorno un amico mi scrive questo SMS: 'Volevo solo ribadire che Kiwanuka è un gioiello e consigliarti assolutamente Luca Sapio'. Avendo in casa il primo ma non il secondo e fidandomi quasi ciecamente del tipo, esco a procuramelo senza pensarci due volte. In copertina la biffa da soul-rocker di razza e la scritta STEREO compresa tra due frecce contrapposte fanno molto 1973, ma è il retro a lasciare presagire il meglio: un lettering afro-psichedelico come nemmeno sui dischi dei Funkadelic o della Erikah Badu più fulminata. Bellissimo!...e poi mi cade l’occhio: produced and mixed by Thomas “TNT” Brenneck, e come se non bastasse, recorded at Dunham Studio, 55 South 11th Street Brooklyn NY. Estiqaatsi! Ho detto tutto o ne siete all’ oscuro? Va bene, vi faccio qualche nome: Brenneck ha fatto i suoni per Mary J. Blige, D’ Angelo (ooh, ti svegli?), Charles Bradley, Sharon Jones (di cui è chitarrista nei suoi Dap Kings), St. Vincent e Amy Winehouse. Nessuno eh? Fatto trenta, facciamo trentuno: oltre ai co-intestatari Capiozzo & Mecco rispettivamente batterista e tastierista, nei credits compare la crema del soul  newyorkese, ovvero membri della Budos Band, delle Gospel Queens di Naomi Shelton, dei Menhan Street Band, dei già citati Dap Kings e i fiati favolosi degli Extraordinaries. Visto che dopo aver ascoltato ore e ore di soul-funk and blues, girovagato, lavorato,  vissuto gli States e militato in diverse band (tra queste i Quintorigo) in qualche modo bisognava pure esordire, tanto valeva farlo nel modo migliore. Vi pare?

 

Allora, ascolto e vi dico che scopro undici brani: otto composti da Luca, due cover (un Marion Black e un Jim Sullivan), una reprise. Ve la dico diversamente: dieci gioielli, otto brani autografi che superano in termini di qualità di scrittura le due cover, una reprise. Ve la dico in un altro modo ancora: un disco strafigo!  Non vi cito i titoli, tanto sono tutti belli. Un album che è consacrazione all’altare dell’ analogico - vi prego fatelo uscire anche in vinile! -, coi suoni che sanno di valvole e di nastro magnetico, pieni di elettricità e passione.  Un disco di gagliardo raw-soul (o gritty-soul, fate voi) suonato come dio comanda, dai bei rimandi al classico suono dei sixties fatto di poderosi grooves con accenni psichedelici (vi dico Chambers Brothers, ma anche i tardi Temptations vanno bene) ma ben piantato nel presente, di una qualità tale che al confronto i recenti dischi di Eli “Paperboy” Reed e James Hunter, pur se molto belli, appaiono come dei semplici esercizi di stile. E poi la voce. Voce che è Otis Redding, è Solomon Burke, è Joe Tex, è Curtis Mayfield, è James Carr, è Spencer Wiggins. E’ Luca Sapio e il suo straordinario esordio, in un’ annata che sta regalando agli amanti del soul i favolosi dischi di Michael Kiwanuka, di Lee Fields e degli Excitements, è di quelli che non si dimenticano. Mia risposta al SMS: 'Max, minkia che roba!'.     

Roberto Remondino

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