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6 maggio 2017 , ,

In Zaire

VISIONS OF THE AGE TO COME

2017 - Sound of Cobra
[Uscita: 2/05/2017]

#consigliatodadistorsioni

 

A metà anni ’70 l’eclettico Johnny Wakelin con la sua camicia pitonata e il cappello dalla falda larga cantava un pezzo irresistibile che andò molto di moda: In Zaire. In realtà anche molti dei nostri sonorizzatori tirarono fuori proprio in quegli anni una marea di temi esotici legati ad un immaginario un po’ teatrale e stereotipato che letteralmente fece la gran fortuna dell’easy listening, della lounge music e tutto il filone sci-fi (Umiliani, Torossi, De Filippi, Sciascia, Piccioni).

In Zaire si divertono proprio a rievocare quelle atmosfere surreali ma decisamente contagiose in cui vanno a convergere diverse suggestioni per mettere in atto quello che è poi lo spirito più autentico della psichedelia a tutto tondo. Contaminazioni, libere associazioni, visioni completamente sdoganate da ogni steccato di genere e tripudio alla fantasia e all’immaginazione. Tanto è vero che Rocco Lombardi nel 2010 rese omaggio a un live della band realizzando uno splendido picture disc per Brigadisco con una tigre incisa. Nel 1985 infatti uscirono sotto il nome “Round One” una serie di remix del brano di Wakelin proprio con una tigre che si stagliava da uno sfondo rosso, pur non essendoci le tigri in Africa! Poco importa infatti sapere se ci sono le tigri, certamente aiutano a costruire la scenografia dell’esotico.

 

Anche il nome in Zaire rimanda alla scenografia dei ritmi tribali e al genere afro e black beat, ma appunto è solo un gioco di associazioni, per cui poco importa se poi la band di fatto se ne discosta per continuare l’esplorazione più ampia e immaginifica che psichedelia consenta. In Zaire sono: Stefano Pilia alla chitarra, Claudio Rocchetti al synth, Alessandro De Zan basso e tamburi e Riccardo Biondetti alla batteria. Il fatto che abbiano molto da raccontare si deduce dalla loro versatilità, dalla capacità di rapire letteralmente l’ascoltatore in un reticolo ipnotico durante i loro mirabolanti live set. Dopo lo splendido “White Sun Black Sun” del 2013 continuano il loro sfavillante e caleidoscopico gioco di contrasti. La loro è l’Africa esoterica e spaziale di Sun Ra ma anche la cavalcata avveniristica di “Alpha Centauri”, capace di procedere come nebulosa tra luci e ombre. Più ancora è voglia di fondere nella denominazione rock la parte dura e quella più volubile, lo “Space Ritual” che gli Hawkwind tentarono di compiere. L’intento è quello di colpire attirando in una ragnatela ritmica ma soprattutto con la trasversalità e la mutevolezza dinamica delle timbriche, del colore del suono.

 

Molti pezzi come Headscape o l’iniziale Hermes Dance attingono a sonorità decisamente hard proprio per creare un impatto travolgente, capace di procedere con potenza e velocità cinematica in un susseguirsi di visioni e improvvisazioni assolutamente spiazzanti e vorticose. In altri casi (Planets Convergence, Revelations o l’omonima Visions of The Age to Come) le ambientazioni sono più oscure e ovattate, emerge il lavoro elettronico di Rocchetti che crea un alternarsi di dilatazioni e pastosità che si riagganciano al filone Italian Occult anche se le chiusure sono sempre grovigli pantagruelici che si espandono fino alla saturazione. Onirismo che si avvicina di più all’idea di cerimoniale pagano, a tratti invasato, assuefazione da magia nera più che soave evasione idilliaca. Ma la quadratura del cerchio è The Seven Sermons of The Dead, una corsa impellente e fluida a briglie sciolte che sfoca i contrasti e deforma i contorni, l’essenza stessa della libertà, della vitalità, della natura inquieta e vorace che nutre corpo e spirito, il nostro mistero antropologico. E qui la tigre e la sua natura feroce e magnificente ci sta, ci sta tutta! Arriva in Zaire con un balzo felino e incanta con i suoi occhi di creatura indomita.

Voto: 8/10
Romina Baldoni

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