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3 maggio 2013 ,

Tougsbozuka

Tougsbozuka

2013 - Musica per Organi Caldi
[Uscita: 14/04/2013]

tougsbouzukaTougsbazuka sono un trio nuovissimo, formatosi solo due anni fa, di Massafra in provincia di Taranto. Hanno un suono pirotecnico e spumeggiante che scaturisce dall’insolito interplay della sezione ritmica e ben due bassi. Ascoltando questo loro disco d’esordio si rimane colpiti dall’insolito connubio di influenze musicali a cui sembrano ispirarsi, partendo da rimandi della vecchia guardia hardcore come Bitch Magnet fino ai prodromi math rock dissonanti, algoritmici e poderosi di band come i Blind Idiot God. Danno ampio spazio ad una creatività funambolica e ad uno sperimentalismo che riesce ad accostare geometrie e primitivismo, abrasioni industriali, destabilizzazioni noise e un’attitudine sarcastica che gioca su lambiccanti costruzioni meccaniche e la loro frantumazione catartica e cacofonica (Primus, NoMeansNo). Si parla quindi di una sperimentazione organizzata, di un caos controllato, di una carica autistica che raccoglie impulso e riflessione, razionalità e irrazionalità, rincorsa frenetica dell’intuito, incanalamento forsennato di asimmetrie più che complesse. Rigidità e flessuosità, rigore e schematicità da frattale, il tutto coadiuvato in un’aggressività energica da stop and go e speed metal ad effetto con strizzate d’occhio al pattern ritmico di band come Ministry e Melvins.

 

Buao Zangt è una vorticosa arrampicata seminata di contrappunti. L’incedere cingolante dei due bassi è un continuo, asfissiante quanto godibile, cambio di andatura, mentre la batteria è invasata e magmatica. Si precipita in brevi voragini di abulia, in collassi atonali che sembrano il prodromo a nuove, spasmodiche, sferraglianti ripartenze. Sgiusdru mi ricorda tanto i Dispos quanto i nostrani Guerrra. Riesce a tessere atmosfere di ombrosa alienazione schizoide quanto sfide spavalde di resistenza alla necessità del nulla. Cadenzata e tribale BrasslakaJim, di straniante esotismo la criptica இ (traccia numero cinque espressa da un simbolo ndA) in odore Tetuan. Strizzano invece l’occhio al noise core giapponese (Boredoms, Ruins) pezzi come BBorigeno e Bubblegum. Risultato complessivo è certamente quello di un album sovraccarico, in bilico tra ricerca di sensazionalismi atonali e scolastica degenere di quella potenza che il più delle volte sacrifica l’intensità e l’escalation di tensione ad una spavalderia nerboruta e informe. Una sfoderata ipercinetica che finisce per avvitarsi su se stessa, sia per la ripetitività delle soluzioni sia per l’eccessivo protrarsi dei pezzi. Una libera improvvisazione troppo smussata nel gioco degli incastri per risultare frutto di una creativa propensione al divertimento e non arrisa ad un’iconoclastia che francamente è stata talmente abusata da divenire a sua volta contraltare. Vorremmo sperare che tanto talento sappia aprirsi in futuro propri varchi di originalità e provare a plasmare un linguaggio identitario più marcato.

Voto: 6/10
Romina Baldoni

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