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25 novembre 2012 , ,

Astolfo sulla Luna

CANCROREGINA – EP

2012 - Miacameretta Records
[Uscita: 24/09/2012]

Astolfo sulla Luna, “Cancroregina” (Miacameretta Records, La Luna come alter ego delle cose perdute, universo parallelo degli opposti e dei contrari che non sappiamo farci appartenere. Astolfo l’anti eroe un po’ svampito e stravagante, che nella sua ingenuità pazzoide, nel suo essere fuori dalle righe, riesce a possedere e dissipare il mondo incantato delle cose perdute. Metafore rese in modo magistrale nel racconto di Ariosto e del suo Orlando Furioso. La potenza e i prodigi dello sguardo puro che sa vedere oltre le cose con innocenza fanciullesca e lucida determinazione. Questa follia impavida, questa irruenza genuina, queste bizzarre incursioni di cuore e d’istinto sono la linea conduttrice declamata con ardore poetico dal trio Lui, Lei e l’Altra, nella parabola fin qui descritta. Partendo dall’EP autoprodotto “Moti Browniani” del 2011, all’attuale “Cancroregina” si dipana, attraverso riferimenti letterari mirati e mai banali, (Cancroregina è una navicella destinata anch’essa ad un approdo lunare nel racconto di T. Landolfi) l’impresa rocambolesca e picaresca  di Astolfo a cui si spalancano le porte della Luna.

 

La ricetta è apparentemente semplice: un declamato irruento, vibrante e graffiante, reso denso da una sezione ritmica incalzante, una serie di arrangiamenti potenti, dinamismi oscillanti tra l’hard e lo slow core a supportare la teatralità e l’impegno dei testi. Qualcosa che a prima vista potrebbe risultare già detto a livelli più o meno alti, partendo dai Massimo Volume e CCCP, Offlaga Disco Pax (?!), fino ai più recenti Management del Dolore Post Operatorio. Qualcosa che non disdegna di catturare influenze più o meno tangibili: la voce femminile potrebbe far pensare agli esordi abrasivi dei Disciplinatha, il basso oscuro e i tempi dispari riportano alle atmosfere minimali dei Bachi da Pietra e Madrigali Magri, l’uso di feedback ed effetti Larsen da overdrive ad una certa operazione nostalgica di scuola lo fi tornata alla ribalta. Tuttavia traspare una grinta tangibile, una cura minuziosa e lucidissima dei particolari che parlano di personalità non ordinaria. Colpisce l’immediatezza e al tempo l’elegante ricercatezza delle trame.

 

Vi si ritrovano tutte le metafore utili ad ampliare la panoramica in quell’oltre che si apre solo agli occhi di pochi. Acuti e caustici, romantici e profondi, esistenzialisti, disincantati e idealisti. Traum è forse il pezzo in cui si sublima il contrasto sofferto tra indolenza nichilista e tensione inquieta e tormentata. Galleggiamenti e picchi di noise a montare pathos. Minosse inquisitore scuote l’urna dei fati, citazionista all’inverosimile, labirintica, scansionata liquidamente da accordi molto ‘Bruno Dorella’ è il pezzo di maggiore spessore e veemenza espressiva. La chiave di lettura più verosimile è un prendere le distanze nella piena e drammatica partecipazione, ricerca spasmodica e pneumatica di senso, emotività sensoriale galleggiante tra iper realismo e fuga introspettiva e dissociata. 

Romina Baldoni

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