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25 gennaio 2012

The Durutti Column

CHRONICLE

2011 - Kooky Records
[Uscita: 30/04/2011]

# Consigliato da DISTORSIONI

Vincent Gerard Reilly, da Manchester, è uno dei sopravvissuti  alla famosa epopea new wave che contaminò l'isola inglese all'inizio degli anni ottanta subito dopo il breve terremoto punk del 76-77 che sconvolse la Gran Bretagna, regnanti inclusi. Decide di distinguersi dalla massa denominando la sua creatura The Durutti Column in onore dell'eroe anarchico della Guerra Civile Spagnola (1936-39) Buenaventura Durruti, con un leggero mispelling del nome dello storico rivoluzionario. L'iniziale produzione di Martin Hannett fa sì che il gruppo venga erroneamente accostato ai nomi più noti del post punk inglese, tra cui  i Joy Division, di cui Hannett è stato il regista storico, mentre  Vini in realtà propone da sempre un sound molto più rilassato, con la sua chitarra acquatica, strumento perfetto per malinconiche ballads. Nel corso degli anni i Durutti Column hanno continuato a sfornare dischi ad intervalli più o meno regolari: questo "Chronicle" è l'ultimo capitolo a seguire i due dischi del 2009, "Love in the time of recession"  ed il bellissimo e commovente "A paean to Wilson" dedicato al compianto boss della storica Factory Records, Tony Wilson,  scomparso nel 2007 per un attacco di cuore a soli 57 anni.

 

"Chronicle" non apporta novità alla tavolozza sonora di Reilly:  il solito suadente tappeto chitarristico che è un pò il suo marchio di fabbrica da sempre, alternato a ballate ingentilite dalla voce dello stesso leader oltre ad un'ospite femminile di cui il disco non riporta indicazione alcuna. I suggestivi strumentali dell'album, Ananda, Accord e Anguish of the test message rimandano allo stile chitarristico del glorioso Daniel Fichelscher dei Popol Vuh teutonici, ad albums gioiello quali "Einsjager und Siebenjager" e "Letzte Tage Letzte Nachte",  incantevoli acquerelli sonori, fresca brezza mattutina. I brani cantati possono apparire all'apparenza più monotoni e ripetitivi ma il tutto rientra nel tipico stile del geniale mancuniano:  belle in questo contesto l'iniziale Fanfare, What is it worth, dolce nenia autunnale, No more close to me, due incantevoli minuti mentre Emptyness ha la stessa chitarra incalzante del grande John Martyn dei primi anni settanta. Il disco presenta un artwork arricchito da un booklet di fotografie dello stesso Vini Reilly che inizialmente era stato curiosamente venduto come pre-release a tutti i partecipanti di uno show alla Bridgewater Hall in quel di Manchester. Vini Reilly è promosso ancora una volta, il disco non deluderà i suoi fedeli anche se non numerosi estimatori,  sperando  che queste mie parole servano a diffondere e tenere vivo l'interesse su uno dei più sottostimati personaggi della scena musicale d'Albione.

Ricardo Martillos
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