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4 ottobre 2013

Spaghetti Western, Poliziottesco e molto altro

Giuliano Gemma

2013 - Italia

  pistolaperringo                                    1938- 2013

 

Montgomery Wood: chi era costui? Quando nel 1965 apparve quel nome nei titoli di testa di “Una pistola per Ringo” gli spettatori del cinema italiano pensarono a un emulo americano di John Wayne, visto che anche il nome del protagonista del film era identico a quello dell’eroe di Ombre rosse. Non era così; Montgomery Wood era italianissimo. Erano gli anni in cui essendo nato il western italiano per dare credibilità a quel genere inventato oltreoceano i nomi di attori e registi venivano americanizzati. Fu così che Sergio Leone divenne Bob Rafelson, Gian Maria Volontè si chiamò John Wells, Enzo Barboni diventò E. B. Clucher e così via fino ad arrivare fino a quel Montgomery Wood dietro al quale si celava un certo Giuliano Gemma. E se Una pistola per Ringo fu il film che lo consacrò protagonista del cinema italiano, Gemma aveva alle spalle partecipazioni più o meno importanti in almeno una quindicina di film, a cominciare da “Venezia la luna e tu” del 1958, per finire nel 1964 con uno dei vari episodi della saga di “Angelica”, passando per titoli anche importanti quali “Ben-Hur”, “Il Gattopardo” e “Arrivano i titani”, e lavorando per registi di fama quali William Wyler, Dino Risi e Luchino Visconti. Ma è Duccio Tessari, regista di Arrivano i titani che oltre le capacità atletiche di Gemma ne scopre le qualità attoriali e lui che era entrato nel mondo del cinema diciottenne come stuntman e controfigura ne esce come protagonista, a partire dal 1965, con una ventina di spaghetti western di enorme successo.

 

Gemma Una pistola per Ringo, Il ritorno di Ringo, Arizona colt, Adios gringos, Un dollaro bucato, Per pochi dollari ancora, I giorni dell’ira, E per tetto un cielo di stelle, I lunghi giorni della vendetta, Wanted”, sono alcuni dei titoli che consacreranno Giuliano Gemma tra gli eroi più amati, specialmente dal pubblico giovanile, del cinema italiano degli anni sessanta anche aiutato da un fisico atletico, una bellezza maschia e volitiva e da una voce particolare e riconoscibilissima. Ma il ruolo di pistolero vendicatore nel quale si è specializzato grazie a registi come Tessari, Valeri, Clucher, Lupo, Fulci, Fegoni, Stegani, sta stretto al poliedrico attore che come un nostrano Sean Connery/ James Bond, pur rimanendo credibile, si scrolla di dosso il personaggio, abbandona cavallo e pistole e si cimenta con successo in ruoli ben diversi. Sono gli anni dell’impegno civile e del cinema di denuncia e Gemma recita in “Corbari, Il prefetto di Ferro, Un uomo in ginocchio, Il deserto dei tartari, Corleone, L’avvertimento, Delitto d’amore” e molti altri film “impegnati” sotto la guida di registi importanti quali Squitieri, Comencini, Damiani, Zurlini e Monicelli.  

 

La sua carriera non conosce soste; negli anni ottanta Dario Argento lo vuole in “Tenebre”, Monicelli nel suo grande successo “Speriamo che sia femmina”, unico uomo in un cast tutto femminile, e poi ancora decine di film per tutto il decennio fino a rischiare la faccia interpretando uno dei personaggi di fantasia più amati in Italia, quel “Tex Willer” e “Il signore degli abissi” che pochi avrebbero avuto il coraggio di impersonificare. Anche la televisione non può fare a meno di Giuliano Gemma: dal 1978 fino al 2010 sono una locandinaquindicina i telefilm, fiction o sceneggiati che lo vedono tra i protagonisti. Instancabile fino a pochi giorni prima della morte, Giuliano Gemma ha partecipato ad oltre cento film, ultimo “To Rome with love” di Woody Allen del 2012, ha vinto numerosi premi tra cui un Nastro D’argento, un David di Donatello per la sua interpretazione ne “Il deserto dei tartari”, ed è sempre rimasto e rimarrà nei cuori degli spettatori del cinema italiano.  Le due figlie di Gemma hanno dichiarato che stanno assemblando un documentario su di lui che sarà in visione fin dall’anno prossimo e concludiamo con una curiosità: Giuliano Gemma nonostante la sua versatilità attoriale, caso più unico che raro, non si era mai fatto attrarre dalle lusinghe della pubblicità. Lo ha fatto una sola volta, in Giappone. La Suzuki lo volle, dopo Michael Jackson, come testimonial di uno scooter a cui il colosso industriale giapponese diede proprio il nome del nostro Giuliano nazionale: Gemma 250.

 

Maurizio Pupi Bracali

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