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7 giugno 2014 ,

Christine Plays Viola

VACUA

2014 - Cold Insanity Music
[Uscita: 14/05/2014]

christine-plays-viola-vacua# Consigliato da Distorsioni

 

Band composta da quattro elementi: Fabrizio Giampietro (guitar, synth, programming), Massimo Ciampani (vocals), Desio Presutti (bass) e Daniele Palombizio (drum, synth). Questo concept degli abruzzesi Christine Plays Viola è decisamente un lavoro ambizioso. Ispirato all'arte pittorica del grande Francisco Goya, in un certo senso ne rispecchia gli umori e l'estetica cupa, esplorando i territori più oscuri dell'animo umano; se le atmosfere sono contemplative di certo non possiamo parlare di pace interiore. Paesaggi dolorosi e spettrali, rovine metafisiche, decadenza, malinconie spirituali: queste le coordinate. Se Awakening of the damned fa rivivere l'atmosfera sinistra (un bellissimo gotico ambientale) dei Dead Can Dance, il tappeto di percussioni tribali ne riecheggia anche la componente etnica; Wrapped in spiral fa emergere il lato pop dei Cure con il suo basso pulsante tipicamente wave 80's e Slaughter of the black sun è un pregevole brano synth-dark dal ritmo incalzante, più claustrofobico e vicino alle direttive post punk.

 

Visioni lovecraftiane spingono più a fondo l'inquietudine esistenziale, interiorizzandola in una sorta di immobile malinconia: In silence with drawn sembra cullarsi fra il sonno e la veglia in uno stupore liquido e impalpabile.  Scurissimi passaggi vengono trafitti da christine plays violafraseggi brevi e luminosi, come attimi di speranza subito rinnegata e annichilita. Le influenze e le suggestioni non si contano, la band dispiega una cultura enciclopedica in fatto di dark wave: a volte pare di incrociare Joy Division e John Foxx in una ricerca di equilibrio fra il gelo dei primi e l'atmosfera del secondo. Altri momenti cedono all'elegia scurissima o ai toni drammatici e apocalittici: Scattered in the dust (Slay with dismay) si fonde con un ritmo rutilante e ossessivo. The dawn of the beastmen è una elegantissima marcia funebre, ma tutti i brani confermano la raffinatezza compositiva del gruppo. Un lavoro a tratti perfino maestoso, una massa coerente, scura e pulsante. Viscerali o epici, poi gelidi e introspettivi. L'orrore in tutte le sue forme, un tuffo nell'abissoviola senza concessioni; esploratori atterriti ma solidi dell'universo inconscio: qui il sonno genera mostri nonostante la ragione. L'album è un dispiegamento di forze immenso e va preso nella sua totalità, assimilato e digerito senza sconti: l'ascoltatore attento non tarderà a riconoscerlo come pregevole. Tutt'altro che semplice e immediato. Nondimeno un grandissimo disco.

 

 

Voto: 7.5/10
Andrea Fornasari

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