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19 novembre 2016 , , ,

Time Zones: XXXI Edizione

Time Zones: XXXI Edizione 14 Ottobre - 18 Novembre 2016, Bari


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A partire già dall’annuncio del cartellone, questa trentunesima edizione di Time Zones sembra riportare il festival barese “sulla via delle musiche possibili” agli antichi fasti, dopo edizioni con ospiti sempre di alto livello, ma sicuramente meno ricchi di “colpi di scena”. Dobbiamo infatti tornare indietro con la memoria al 2009 per trovare un cartellone dalle premesse così invitanti per quasi tutte le serate. Continua la politica della diversità dell’offerta musicale e delle location: una disomogeneità voluta e dichiarata per un’epoca, quale questi anni ’10, in cui le musiche “non allineate” al mainstream possono fruirsi nel grande club o in pub, in una antica chiesetta sconsacrata o in un teatro, accentuando la sfida di sempre (ma soprattutto degli ultimi cinque anni) nella dislocazione degli eventi in contesti ambientali diversi per generi musicali diversi, accomunati tra loro esclusivamente da una parola: ricerca.

 

off

Quest’anno il Time Zones si frammenta in tanti micro-festival: ha aperto il Time Zones Off (di cui abbiamo già scritto qui) dal 14 al 16 ottobre, a cui ha fatto seguito UnderZones tenutosi il 22 ottobre all’Eremo Club di Molfetta (BA) dedicato alle realtà elettroniche underground della nostra regione: tre producer elettronici -i baresi Ergo (Marco Malasomma) e Kuthi (Giancarlo Brambilla) e il fasanese PRNX (Piero Schiavone)- in sala piccola e una serie di dj elettronici -i baresi Tashi, Gianluca De Medio e Lillo e i leccesi Disco Splatters e Jenny Tsunami- in sala grande.

 

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La mini-rassegna dedicata al paese del sol levante, Japan Zones, si apre il 28 ottobre nel pub Storie del Vecchio Sud con la bizzarra performance di ICHI fatta con strumenti auto-costruiti e oggetti creati con finalità diverse da quelle musicali (caldo tropicale e folla oceanica all’interno del locale rendono difficile la godibilità dell’evento), mentre il 29 ottobre all’Eremo Club si inizia con il live-set atmosferico di Anchorsong con quartetto d’archi, a cui fanno seguito il dj-set techno di Masaaki Yoshida (l’artista dietro il progetto Anchorsong) e il dj-set annunciato come “sperimentale” del maestro della tech-house Satoshi Tomiie (foto a sinistra).

 

                                                                                                                    Diego Loporcaro

 

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TIME ZONES Day 1: Martedì 1 Novembre 2016

 

MATMOS play PERFECT LIVES (opening Marco Malasomma) - Cineteatro Royal - Bari

 

La rassegna vera e propria si apre con l’unica data italiana di un particolarissimo tour che vede il duo elettronico statunitense Matmos proporre in giro per l’Europa (dopo alcune date negli States) la rivisitazione di Perfect Lives (1978), visionaria opera musicale per la TV in sette atti del musicista/attore teatrale Robert Ashley, proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi. Il recupero di questa raffinata opera rappresenta il tentativo di ricostruire un tessuto intellettuale militante che possa tornare a svolgere un ruolo critico nelle ultime vicende nord-americane.

 

MALASOMMA(3)L’apertura di serata è riservata al compositore, percussionista e musicista elettronico barese Marco Malasomma, che già si era esibito all’interno della serata UnderZones con il suo progetto Ergo. Il breve live-set, esclusivo per Time Zones, travolge il pubblico per circa quindici minuti con un maelstrom di droni, reminiscenze etniche, campionamenti di canti sacri, field recording di voci di bambini e tanto altro. Un viaggio sonoro che conduce alle origini dell’uomo attraverso le sue profondità più ancestrali, sintesi delle sperimentazioni condotte dal 2012 insieme al gruppo di ricerca musicale White Noise Generator. Una performance che spicca per la maturità stilistica raggiunta dal musicista nel giro di pochi anni, in alcuni frangenti personale, in altri derivativa. Il pubblico incuriosito sembra gradire l’immersione sonora.  

Marco Malasomma a Time Zones

 

 

MATMOS(1)Sin dall’inizio della performance dei Matmos -Drew Daniel (nelle due foto a sinistra) e M.C. Schmidt (a destra)- è evidente come l’opera Perfect Lives si discosti in modo netto dalle sonorità a cui il duo ci ha abituati e che in vent’anni di carriera ha ammaliato nomi eccellenti quali Anthony Hegarty (Antony & The Johnsons), David Tibet (Current 93), Bjork, Labradford e altri. Messa da parte la loro elettronica concettuale caratterizzata dall’utilizzo di texture rumorose e musique concrete, i due musicisti propongono una performance in tre atti di circa trenta minuti ciascuno. Il MATMOS(2)duo ripropone per il proprio show il primo atto (The Park), il quarto (The Bar) e il settimo (The Backyard). La prima parte, influenzata dal rapporto tra voce umana e suono elettronico tipico dello stile di Laurie Anderson (erede di Ashley), scorre piuttosto fluida, grazie anche agli affascinanti inserti di archi e flauto, suonati per l’occasione da musicisti baresi, su un ripetitivo tappeto ritmico-elettronico creato da Daniel. Schmidt recita imperturbabile il testo di Ashley, vero MATMOS(3)capolavoro dell’American Vernacular, sulle voci delle due coriste che ripetono in modo ossessivo espressioni chiave quali “of course” o “sure enough” con una freddezza tale da sembrare quasi dei campionamenti. La seconda parte (il quarto atto) è eccessivamente prolissa: qui i Matmos si trasformano in noiosi eroi da piano bar, riportando alla mente il defunto boogie-woogie. La chiusura dello show (il settimo e ultimo atto) ne risolleva le sorti: rimasti soli sul palco, i due musicisti incantano i presenti con una recitazione solenne su una stratificazione di chitarre acustiche (prima suonata, poi campionata e manipolata in tempo reale sul laptop) e pad elettronici da viaggio. Arpeggi senza fine per una riflessione a voce alta sulla morte, la reincarnazione e l’aldilà.

 

                                                                                                              Dario Camasta

 

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TIME ZONES Day 2: Venerdì 4 Novembre 2016

 

TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD in “Nerissimo” (opening SERGIO ALTAMURA) - Cineteatro Royal - Bari

 

L’obiettivo di Sergio Altamura è alquanto ambizioso: sconvolgere le convenzioni sull’uso della chitarra acustica nella musica moderna. Il musicista molfettese non è certamente un talento emergente, avendo all’attivo una ventina d’anni di carriera da solista o come altamura(3)compositore di musiche per film, teatro e altro.  Nel 2004, in occasione del suo primo disco, Altamura può vantare anche la produzione dello statunitense Will Ackerman, fondatore della storica etichetta Windham Hill. Dal vivo l’approccio alla sua musica è poliedrico e di carattere sperimentale: loop-station, voci pesantemente manipolate, chitarra acustica (utilizzata di volta in volta come strumento melodico, come percussione, come basso) e attrezzature elettroniche vengono sapientemente utilizzate in funzione dello sfruttamento di tutte le possibilità timbriche e ALTAMURA(2)armoniche di tali strumenti. L’utilizzo della cassa armonica per un frenetico percussionismo, un walkman, un archetto, una ventola, un bullone passati sulle corde: queste e altre tecniche concorrono allo stravolgimento delle convenzioni per inseguire ardite tentazioni sonore in perenne equilibrio fra pulsazioni tribali, vocalismi distanti e minacciosi, paesaggi e ambientazioni trasognanti e suggestivi, languori mediterranei ed inquietudini post-wave. L’ascoltatore vive una dinamica emozionale mai statica, in un continuo alternarsi fra tensione e distensione che vede il suo zenit quando Altamura suona la chitarra acustica con l’archetto: lo strumento si trasforma così in un violoncello che urla, straziante, tutta la sua angoscia.   

 

 

BLIXA&TEARDO(2)Teho Teardo e Blixa Bargeld giocano con parole e suoni, creando un’atmosfera notturna, mai tetra, in una dimensione vicina al mondo delle colonne sonore e tralasciando gli estremismi sonori dei rispettivi esordi. Sembrava essere una collaborazione temporanea, ma nel tempo si è trasformata in un sodalizio vincente: “Nerissimo”, dal nome del loro nuovo disco, è di sicuro il concerto di maggior richiamo di Time Zones 2016. Bargeld, con la sua mimica e la sua voce unica, catalizza l’attenzione, pur essendo accompagnato dal quartetto d’archi del Conservatorio di Bari, dal violoncello di Martina Bertoni (uno dei protagonisti dello show, dal 2002 sempre al fianco di Teardo), BLIXA&TEARDO(3)dal clarinetto basso di Gabriele Coen (come nell’ultimo disco) e ovviamente dalla chitarra baritona, dagli effetti e dai tappeti sonori del “direttore” Teardo.  Bargeld, ancora oggi un grande performer (nonostante il fisico non più agile e la voce meno versatile di un tempo), parte freddo e incerto sulla versione italiana di Nerissimo (migliore la chiusura del primo set con la versione inglese), ma già le splendide The Beast e Mi Scusi, con il suo italiano piacevolmente zoppicante, fanno impennare il livello dell’esibizione.  L’onirica Animelle è, dal vivo come su disco, uno degli episodi più BLIXA&TEARDO(1)ispirati di Nerissimo, mentre What If…? e Axolotl dimostrano la superiorità, anche in sede live, di “Still Smiling” rispetto ai dischi successivi. Da brividi Come Up And See Me e gli ultimi due brani del concerto, sempre da Still Smiling: A Quiet Life (dalla soundtrack del film del 2010 “Una Vita Tranquilla” di Claudio Cupellini) e Defenestrazioni. Abbastanza inutile la cover di Patrick Samson Soli si muore (già cover italiana anni '60 di Crimson and Clover di Tommy James & The Shondells), che allunga uno show che si presenta già leggermente prolisso. Dopo lo show dei due cantori delle dannazioni umane del nostro tempo, anche il cielo sopra Bari è NERISSIMO, come a Roma e a Berlino.  

 

                                                                                                                       Dario Camasta 

 

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TIME ZONES Day 3: Sabato 5 Novembre 2016

 

MURCOF & MANU ROS in “ETNA: A PORTRAIT” (opening JERUSALEM IN MY HEART) - Cineteatro Royal

 

JERUSALEM(3)Il cantante/musicista/performer Radwan Ghazi Moumneh nasce a Beirut (Libano) nel 1975 e, all’età di venti anni, si trasferisce a Montreal (Canada), diventando prima il chitarrista del gruppo metal-core Ire (1995-1999), suonando poi in tante band locali e creando nel 2012 il progetto Jerusalem In My HeartLa parte visuale viene curata nel 2012-13 da Malena Szlam, poi da Karl Lenieux (film-maker dei Godspeed You! Black Emperor) e dal 2015 dal suo collaboratore Charles André Coderre, visual artist di Montreal. 

Moumneh è un cantante JERUSALEM(1)e suonatore di buzuq (un liuto a manico lungo simile al bouzouki, fondamentale per il repertorio musicale tradizionale libanese e siriano) dal talento non indifferente. Il musicista propone nei suoi due album e nelle relative live performance (è riduttivo definirli concerti) una rivisitazione della musica tradizionale libanese e (più in generale) araba, fortemente contaminata dalle sperimentazioni elettroniche occidentali: ed è proprio dall’incontro tra le sue due esperienze culturali che nasce Jerusalem In My HeartAlternando performance di voce (bellissima) su drone a quelle al buzuq (effettato e suonato in diversi modi) o alla JERUSALEM(2)manipolazione analogica di sequenze, synth o basi preregistrate, verso la fine dello show l’artista infila nella sua cavità orale un microfono e un tubo da cui fuoriusciva musica tradizionale araba, utilizzando la propria testa per amplificare la musica preregistrata in una singolare body performance. 

Fondamentale è la performance di Coderre con quattro proiettori analogici d’epoca (di cui si udiva il rumore in sala) e tantissimi loop di pellicola contenenti riprese “vintage” di vario genere.

 

Dopo sei anni torna a Bari sul palcoscenico di Time Zones il musicista elettronico messicano Murcof, alias Fernando Corona Murillo, con la sua musica micro-drone astratta e minimale (influenzata da generi quali glitch, ambient, cosmica, classica moderna, etnica, concreta, sacra e barocca) per musicare dal vivo il documentario “Etna: A Portrait”, girato dal regista spagnolo Manu Ros e dedicato al noto MURCOF(1)vulcano siciliano. In collaborazione con il Parco dell’Etna, il progetto è stato realizzato prima in Sicilia, filmando il vulcano e registrandone i suoni, rielaborando successivamente il tutto a Barcellona, dove risiedono i due artisti. Dalla presentazione dell’opera si apprende che il compositore, dopo aver raccolto sul campo una grande varietà di suoni del vulcano e del suo territorio, ha creato con strumentazione elettronica analogica e digitale una composizione interamente basata sui suoni catturati, esplorandone le qualità acustiche che hanno poi ispirato i contenuti melodici e armonici. Settanta minuti abbastanza vari, anche se sono troppi per una performance del genere, in cui il compositore passa da brani di drone ’n’ glitch a brani dalle influenze più MURCOF(2)disparate (dai Popul Vuh ai Kraftwerk di “Radioactivity”, dai Tangerine Dream più ipnotici degli anni ’70 agli episodi più dilatati di Jean-Michael Jarre), filtrando e manipolando suoni, pad, sequenze, senza però mai suonare nemmeno una nota. Per il pubblico si tratta di un vero “viaggio” mentale, in cui l’intensità delle riprese (talvolta da capogiro), della fotografia, dei colori, della bellezza selvaggia del vulcano e del paesaggio circostante, di ogni singolo dettaglio naturale, si sposano alla perfezione con una colonna sonora da brivido, che alterna momenti di oscurità dronica a momenti più onirici, ad altri dalla ritmica (realizzata sempre con suoni delicati) più serrata, fino ad intere sequenze ultra-ipnotiche.    Murcof & Manu Ros in “Etna: A Portrait"

 

                                                                                                          Diego Loporcaro 

 

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TIME ZONES Day 4: Domenica 13 Novembre 2016 

 

CRAIG LEON & CASSEL WEBB in “Nonmos” (opening THE BUMPS) - Auditorium Diocesano LA VALLISA

 

timeDopo l’annullamento della data finale al cineteatro Royal con il concerto di Hans-Joachim Roedelius e Christopher Chaplin, il festival si sposta all’interno dell’auditorium della chiesetta medievale sconsacrata La Vallisa, nel borgo antico di Bari, con una due-giorni dedicata alla letteratura (Literature) e con il mini-festival Piano Zones, dedicato alle esecuzioni di opere pianistiche: l’11 novembre l'affascinante concerto di Antonio Breschi & Davide Viterbo e il 12 novembre la doppia performance sold-out del virtuoso Lubomyr Melnyk.

 

Nella stessa suggestiva location si tiene anche l’ultima serata di Time Zones in un’atmosfera più che intima. Il trio barese The Bumps (Vince Abbracciante - hammond, Davide Penta - basso, Antonio Di Lorenzo - batteria/percussioni) presenta THE BUMPS(1)proprie composizioni da un disco in uscita e una cover di Ennio Morricone. Indiscutibile la tecnica dei tre che, nella mezz’ora a propria disposizione, offrono un primo brano sperimentale dal feeling psichedelico tardo ‘60/inizio ’70, un secondo in stile jazz-funk-lounge dal sound anni ’70 e un terzo più atmosferico cinematografico che ricorda l'Angelo Badalamenti del “Twin Peaks” di fine ’80. Seguono una rivisitazione in chiave jazz (per fisarmonica, basso e batteria) del morriconiano tema principale del noto film del 1970 di Elio Petri “Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto”, dove forse la parte di improvvisazione si dilunga troppo rispetto al tema originale, e una delicata space-ballad dal gusto tardo ’70 che accarezza le orecchie e prepara gli animi per il concerto seguente.

 

CRAIG LEON(2)Arriva il momento di Craig Leon con la riproposizione del debut-album Nommos (nella rinnovata versione 2013), insieme alla vocalist/tastierista Cassell Webb, compagna di Leon in tante avventure discografiche. Dal ‘74 al ‘98 ha prodotto grossi nomi del punk, new wave, industrial, pop e alternativi, rock ed elettronici. Leon ha inoltre scritto dischi epocali come “Nommos” (1981, ri-registrato nel 2013), “Visiting” (1982), “The Complete Tapes Of Atoya” (1984, con Arthur Brown) e “Bach To Moog” (2015, Bach per moog e orchestra). Brividi attraversano la schiena già dall’inizio della cosmica One Hundred Step (da Visiting): i suoni di synth e drum machine sono fedeli agli originali, Leon e Webb sono disposti ai lati del palco uno di fronte all’altro, al centro (rivolto verso il pubblico) un quartetto d’archi ricalca le melodie degli archi sintetici e sul fondo della navata centrale in pietra bianca vengono proiettate le immagini di un firmamento digitale.

CRAIG LEON(3)Si passa quindi alla parte dedicata a Nommos 2013: le originali bass-line elettroniche sono doppiate dal violoncello, mentre le ariose melodie sintetiche vengono sottolineate da viola e violini, conferendo al tema di Ring With Three Concentric Circles un sapore decisamente classicheggiante. Il ritmo sale con Donkeys Bearing Cups, in cui gli archi pizzicati tessono inedite micro-melodie classicheggianti adagiandosi su pad fissi e su una glaciale e ossessiva base ritmica elettronica. Durante la sognante Nommo vengono proiettate immagini del sistema di Sirio su cui scorrono primordiali disegni di creature marine, i Nommos, spiriti venerati dai Dogon, etnia del Mali. Seguono le due parti di Four Eyes To See The Afterlife, una più upbeat (quasi disco) e l’altra lenta e ossessiva che sicuramente ha ispirato diversi artisti electro-industrial: l’uso CRAIG LEON(4)non convenzionale degli archi reali e l’utilizzo di tempi diversi dal classico 4/4 fanno di questo brano (e di tutta l’opera) un capolavoro assoluto. She Wears a Hermispherical Skull Cap (l’ultimo spezzone di Nommos) è una stravaganza cosmica su un ritmo samba elettronico che ricorda gli esperimenti dei Kraftwerk in “Ralf & Florian”Il breve concerto (solo cinquanta minuti) si chiude con un dissonante brano dal ritmo frenetico (da Visiting) e una ballad di Cassell Webb per voce e synth, a detta degli stessi autori, “ispirata dagli astri”. Time Zones si chiude in grande stile con un concerto tra i migliori della rassegna.   

Craig Leon performs live Nommos

 

Diego Loporcaro

 

Diego Loporcaro - Dario Camasta

Foto 4-5-6-7-8-9-10-11-12-13-14-15-16-17-19-20-21-22 di Dario Camasta

 

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