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28 novembre 2016 , , ,

Simona Armenise

Tra sperimentazione e arte giapponese


simona-armenise-270x300                         I N T R O

 

Una delle più eccitanti recenti sorprese del panorama musicale pugliese di questo 2016 è stato il doppio lavoro di debutto "Oru Kami", su Verterecords, della 'solitaria' chitarrista sperimentale barese Simona Armenise, uscito in Gennaio, inaugurando l'anno che ormai sta per concludersi. L'originalità assoluta della concezione musicale dell'opera (che la proietta in un contesto decisamente internazionale) e dei suoi riferimenti culturali ci ha spinto a saperne di più del disco e dell'artista: abbiamo intervistato Simona Armenise.

 

L'INTERVISTA

 

Sergio Spampinato - Qual'è il rapporto che hai pensato per il tuo ultimo doppio lavoro "Oru Kami" su Verterecords, tra l'omonima antica arte giapponese e le armonie musicali dei tuoi loop di chitarra?

Simona-Armenise_Oru-Kami_recensione_music-coast-to-coastSimona Armenise - Il  mondo giapponese è ricco di suggestioni e per me fonte di ispirazione. La mia passione per il mondo nipponico affonda le radici nell’amore per i Manga e gli Anime, amore nato nel corso della mia adolescenza. Non a caso la seconda traccia del primo disco si chiama Akira, ed è un richiamo alle atmosfere post-atomiche e surreali dell’omonimo anime di Katsuhiro Otomo del 1988. Ma oltre la bellezza artistica di certe opere, ero e sono affascinata dalle atmosfere e dai paesaggi di cui sono permeate certe scene, dalla cultura che si manifesta. Questo fascino si è esteso all’approfondimento della letteratura, nello specifico per la breve forma poetica dell’Haiku, della cucina (adoro sushi e non solo!), della scrittura; ritengo che i Kanji in sé siano una forma d’arte, insomma …..una curiosità generale nei confronti di un mondo così lontano quanto diverso e pieno di poesia, per me, tutto da scoprire. L’idea di intitolare il mio lavoro d’esordio come solista, mi è venuta in seguito ad un 'live' in cui mentre suonavo, c’era un’artista che fabbricava origami e li appendeva nella sala in cui mi esibivo.

Un’esperienza per me ricca di poesia, che mi ha rapito letteralmente. In giapponese: Oru, piegare, e Kami, carta. Sono le parole genitrici di “Origami”, l'antica arte giapponese del piegare la carta per dar vita a figure floreali, animali e di fantasia. La trasformazione del foglio è solo frutto di piegature, e non contempla strappi né incollature; a loro volta, le costruzioni non sono definitive, perché la carta può esser spiegata, riportata allo stato originario, disponibile a reiterate metamorfosi. Al suono Kami, in giapponese, corrispondono due diversi concetti semantici. Uno, come si diceva, indica la carta; l’altro invece la divinità: sicché “carta” suona come “dei”. E, in senso traslato, “terra” come Simona Armenise_Ph Daniele Coricciati 1“cielo”, solo grazie alla sapiente danza delle mani. "ORU KAMI" è un solo set che cita l’assorta solitudine dell’artigiano o, proseguendo nella metafora, del piegatore. Sul tavolo del mio laboratorio, “fogli” di chitarre, loop machine, synth, respiri: suoni acustici, elettrici ed elettronici, tra scrittura e improvvisazione, per raccontare, accennare, giustapporre, mescolare, trasfigurare una congerie di paesaggi mentali e non. Quindi non parliamo solo di armonie, quanto di Suono nella sue espressione generale, il concetto di “suono” con tutti i suoi parametri di timbro, altezza, fusione di armonie e melodie, la ricchezza che si può ottenere con i mezzi a nostra disposizione accrescono la possibilità di essere presi nel profondo delle nostre sensazioni e di poter godere “fisicamente e mentalmente” di un piacere che per quanto possa prendere materialmente i nostri sensi, rimane indefinito e difficile  da descrivere per ciò che suscita nella nostra anima.

 

S.S. - Come si sviluppa tale rapporto nella registrazione e nel venire in essere di “Oru Kami”?

Il Solo Set è dunque un'esperienza sonora capace di far convivere estetiche differenti trasformando frammenti di musica in paesaggi mentali, manifestazioni oniriche e visioni che si dipanano nei pensieri del flusso di coscienza. Svariati sono i mezzi di cui ci si avvale per ottenere le più accurate sfumature: pennelli adoperati per sfiorare le corde, e-bow, chitarre acustiche utilizzate in maniera non convenzionale per ottenere effetti percussivi, synth, pad di ogni tipo, chitarre baritone con accordature non standard. simona-armenise-simona-armenise_6La sperimentazione visionaria  sollecita infatti l’immaginazione visiva: lancinanti scorci metropolitani, presagi post-atomici, come il richiamo al cult d’animazione di Katsuihiro Otomo degli anni ’80 "Akira" (come ho già accennato prima), ma anche incerte nostalgie della memoria, d’altri tempi, d’altri luoghi, come, ad esempio, il ricollegarsi agli stati d’animo della leggerezza (Keymyou) e della delicatezza (Yuuga), soliti dei brevi componimenti poetici giapponesi detti HAIKU. Ma non solo, vi sono altri riferimenti concettuali extra; l’arte povera di Erik Satie, col suo sperimentalismo armonico arcaicizzante e neo-modale, si sposa perfettamente con la tecnologia moderna e la mia mente creativa, in cui i processi sinestetici si traducono nell’adoperare mezzi appartenenti anche ad altre esperienze artistiche, quali i pennelli.

Ogni singola track ha una storia ed un proprio percorso creativo che ha portato alla nascita della stessa. Un monologo allusivo, che nasce dalla necessità di percorrere liberamente tanto gli strati d’esperienza che gli stati di coscienza. Quindi diversi sono anche i piani sonori e le stratificazioni, che da un punto di vista tecnico, hanno richiesto un accurato lavoro di ripresa, mixing e mastering finale in studio.

 

Simona Armenise_Ph Daniele Coricciati 2S.S. - C’è anche un rapporto diretto tra l'arte ‘oru kami’ e la tua scrittura musicale?

Il rapporto diretto che io intravedo è quello di trattare “il materiale musicale” a mia disposizione, attraverso gli strumenti, chitarre e non solo, e  tutti i dispositivi elettronici e synth a mia disposizione, come un foglio bianco, pulito, che inizio a piegare e a dare una forma; molto spesso non so quale sarà….. potrei non partire, nel momento in cui mi approccio alla composizione, da un’idea ben definita, ma la strada che intraprendo può suggerirmi una evoluzione o un’esigenza sonora, o anche emozionale, che mi costringe a ricercare la soluzione opportuna. Ma appunto potrei poi ad un certo punto “disfare” la forma che ho dato al “foglio” per intraprendere “piegature” completamente diverse, ed ancora disfarlo per ritornare alla forma precedente. Non ci sono strappi.

 

S.S. - La collaborazione con Ares Tavolazzi è stata pensata prima e in relazione all'idea del disco oppure è sopravvenuta dopo in maniera casuale?

Da quando gli Area si sono riuniti nel 2011, ho cercato di seguirli dal vivo più possibile; infatti si esibirono anche a Bari. Sono persone disponibili e non fu difficile avvicinarsi a loro e riuscire a scambiare due chiacchiere. Poi grazie ai social ora è più facile contattare gli artisti che ci interessano. Chiesi l’amicizia su FB ad Ares Tavolazzi e agli altri membri, e poi li raggiunsi in seguito a Festambiente 2014 e quella del 2015 a Monte Sant’Angelo, dove tenevano dei corsi e potevo stare a contatto con loro più a lungo. In tutto questo tempo avevo già inviato ad Ares del materiale demo di un gruppo in cui suonavo, i Ten Meters Underground, e poi la pre-produzione di Oru Kami; Ares si è sempre espresso positivamente nei miei confronti, e quindi alla fine ho pensato di chiedergli se fosse stato Simona Armenise_Ph Daniele Coricciati 3disponibile ad essere lp special guest del mio disco d’esordio. Per mia fortuna, ha accettato! Thor’s Well, realizzato con Ares, è una suite tripartita. La sua storia parte da lontano, in quanto la prima parte è stato il mio primo reale esperimento con la loop station, arricchito magistralmente da Ares con le sue improvvisazioni quando ci siamo incontrati, dando vita ad un suggestivo dialogo fuori delle coordinate spazio-tempo; la seconda sezione, di gorgoglii primordiali, è un’improvvisazione radicale, in cui mondo elettronico ed acustico diventano un tutt’uno, dove io mi cimento con l’elettronica, ed Ares si spinge al limite delle possibilità sonore del suo strumento. Quando sembra che si sia esaurito il ribollire primordiale a cui si è giunti, da un nuovo scambio di idee,  prende vita un nuovo tema, un nuovo loop ricco di sonorità dal respiro fresco e speranzoso, la cui fine però è ritornare nel limbo primordiale da cui è nato. Una simile evoluzione sonora  e sensoriale non poteva che dar vita ad una suite di tre movimenti. In realtà Ares aveva un canovaccio di ciò che mi sarebbe piaciuto realizzare con lui, ma abbiamo lavorato insieme quando ci siamo incontrati per suonare. Chiaramente molte parti erano aperte, perché il mio lavoro si basa anche sull’improvvisazione, ed Ares è un fuoriclasse.

 

simona-armenise-simona-armenise_3Pasquale ‘Wally’ Boffoli - Prima di Oru Kami quali sono state le tue esperienze a livello discografico?

Le mie esperienze musicali sono state abbastanza eterogenee. Ho iniziato a suonare perché da sempre amo il rock e le sue derivazioni, ho proseguito portando a termine i percorsi accademici in Conservatorio riguardo la chitarra classica, con un occhio particolare alla musica contemporanea, ed ho continuato ad interessarmi ai linguaggi moderni della musica e ad approfondire altri generi musicali, dalla musica popolare al jazz rock. Varie registrazioni e demotape si sono susseguite negli anni, dandomi la possibilità di fare esperienza anche sotto questo punto di vista, ma alla fine quanto di ufficiale è stato pubblicato, lo riporto di seguito:

- Accademia Mandolinistica Pugliese: “I Suoni del Babiere” (doppio cd), Digressione Contemplattiva, 2011

- Annarita Romito: “Tina e Frida: Creaciòn y Vida”, libro + cd (FaLvision Editore, 2013)

- Breznev Fun Club, “Il misantropo felice” (AltrOk Productions, 2015)

- Accademia Mandolinistica Pugliese: “Avison-Scarlatti” (Digressione Contemplattiva, 2016)

 

P.W.B. - Da quali chitarristi ritieni maggiormente influenzata la tua musica e il tuo approccio alla chitarra?

Possiamo parlare di un magma di artisti che per svariati motivi stimo ed apprezzo! Partiamo innanzitutto dal presupposto che ho iniziato a suonare, come ho affermato precedentemente, perché ho amato, ed amo il rock e il metal in maniera viscerale, quindi non posso davvero fare a meno di citare i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Janis Joplin per la tradizione, ma Iron Maiden, Black Sabbath, Metallica vecchio stampo, 2192740Halloween, Simphony X, i Dream Theater dei primi dischi, System of Dawn, e tanti  altri. Sicuramente i Pink Floyd hanno rappresentato e rappresentano per me una parte fondamentale della musica contemporanea, per l’efficacia delle loro melodie e brani, i suoni, la psichedelia, la capacità di emozionare e di portarmi in altri mondi, e come si può ben capire, il lirismo chitarristico di David Gilmour. Ma gli anni '70 con tutto quello che hanno lasciato dal punto di vista musicale ed artistico in genere, per me sono il baluardo della creatività ed emozionalità; cito alcuni nomi ma veramente è un’epoca che per me è un punto di riferimento ed ispirazione inesauribile: Area, Banco del Mutuo Soccorso, King Crimson e Robert Fripp, Genesis,Yes, Gentle Giant, Frank Zappa, David Bowie ma anche Wheather Report, Mahavishnu Orchestra, Billy Cobham, il Miles Davis “elettrico”.

2686__800x600_1In realtà molto mi ha influenzato anche la musica minimalista come quella di Steve Reich e Philip Glass, andando a ritroso nel tempo l’arte povera di  Erik Satie; ma grande fonte di ispirazione è stato l’ascolto dei dischi “Imaginary day” e poi di “One quiet night” di Pat Metheny, e “Taming the Dragon” del duo Guiliana-Mehldau. Ultimamente sto cercando di approfondire il  lavoro di musicisti quali  Steven Wilson e Fennesz, inoltre, sin da quando ho iniziato a studiare ho amato la Musica Contemporanea. Faccio spesso delle incursioni su artisti, e rimango lì in fissa per un po’ di tempo. E’ difficile per me dire cosa possa avermi influenzato maggiormente, perché molto spesso accade che ascolti un singolo brano o un singolo disco, che per un periodo mi incuriosisce e mi rapisce ed è come se dentro di me continui a scorrere in background continuo, fino a quando suonando o pensando si accende una scintilla che in qualche maniera risale a qualcosa che mi ha catturato mesi prima e che in qualche maniera ha fatto maturare qualcosa in me.

 

P.W.B. - I tuoi progetti alla fine del 2016?

Sto cercando di portare avanti quanto più possibile Oru Kami, non senza difficoltà. Ma sono comunque fiera di aver aperto un festival come il Time Zones Off 2016, a Bari, e il 25 novembre suonerò per un altrettanto importante festival quale URTIcanti 2016. Inoltre simona-armenisenel corso dell’anno si è sviluppata la collaborazione con la brava, importante ed eclettica cantante tranese attiva nel jazz e nell’improvvisazione/sperimentazione (si capisce che la stimo?) Serena Fortebraccio, progetto in cui entrambe ci sbizzarriamo in loop e misture di  suoni acustici ed elettrici vari, il tutto arricchito dalla sua splendida voce. Un progetto ancora in fase embrionale ma che ha visto buone performance durante questa estate. Quindi ancora una mistura di suoni e stratificazioni, arricchita da voci e altri dispositivi elettronici.  

 

 

Ascolta  Oru Kami 

 

Sergio Spampinato - Pasquale 'Wally' Boffoli

Foto 3-4-5-6-7 di Daniele Coricciati

 

Simona Armenise 

Verterecords


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