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6 febbraio 2014 ,

The Don Darlings

THE DON DARLINGS

2013 - Alleycat Records
[Uscita: 13/11/2013]

Don-Darlings-300x300# Consigliato da Distorsioni

 

Partiamo dalla copertina, colore scuro da cui emerge su un lato il viso cupo, serio, indurito dal tempo e dalla polvere di un uomo con una sigaretta che penzola dalla bocca, mettiamo poi il cd nel lettore e sin dalle prime note siamo proiettati nell’immaginifico mondo della frontiera, deserti, tramonti assolati, bar dove annegare la propria amarezza, cavalcate solitarie fra cactus e rocce che svettano ardite e rossastre, stivaloni e cappelloni da cowboy, uomini che portano sul volto i segni di una vita vissuta intensamente e senza compromessi. Ecco questo è l’immaginario in cui nuota la musica dei Don Darlings, con la sorpresa però che loro non sono nativi di Tucson o Denver, di Albuquerque o San Diego, ma della fredda e vichinga Svezia. Ma evidentemente i nostri si sono abbeverati a lungo nella tradizione musicale americana fino ad assorbirne i frutti più autentici e genuini. Questo loro disco non sfigurerebbe affatto collocato nello scaffale accanto a Johnny Cash, ad Howe Gelb o a Wllard Grant Conspiracy. Da noi gli svedesi sono ancora dei perfetti sconosciuti: ma se vi piacciono le atmosfere tese e polverose, malinconiche e intime, epiche e riflessive da anarchici perdenti tipiche del country, questo disco fa certamente per voi, duro, nostalgico e romantico come un film di Sam Peckinpah o Sergio Leone. Piuttosto diretti e chiari i riferimenti musicali della musica dei Don Darlings: si va dai Giant Sand nelle suggestioni tex mex di Provide Me An Angel, a Nick Cave nelle ballate aspre e nere come If You Can’t Be Good e Moonshine Baby, a Tom Waits nella desolata, disperata inquietudine di Noose Around My Neck il cui andamento funereo è sottolineato dal languore dei violini; a Willard Grant Conspiracy nell’evocare il suono misterioso e avvolgente del deserto, denso di solitudine e nostalgia, in Away From Me e Let The River Run, ma c’è anche un’anima rock’n’roll nella cavalcata chitarristica di Transcendental Noise, ed ectoplasmi dei Beasts Of Bourbon (quelli di Tex Perkins) più country-eggianti. Un album intenso che emoziona e commuove, molto ben suonato e con la voce di Damon Collum, calda, profonda e roca quanto basta per conquistarci con il suo sentore di vita vissuta, di bar fumosi, di notti insonni, di luoghi dimenticati, di voglia di mettersi ‘on the road again’.

 

Voto: 7.5 /10
Ignazio Gulotta

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