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13 maggio 2018 ,

Mount Eerie

NOW ONLY

2018 - P.W. Elverum & Sun
[Uscita: 16/03/2018]

Stati Uniti

 

«La migliore cosa del passato è che è finito» recitano i versi di una poesia di Joanne Kyger, stampati sulla copertina di “A Crow Looked At Me” di Phil Elverum (aka Mount Eerie), album dedicato alla moglie Geneviève Castré, morta di tumore nel 2016. Le canzoni di quel disco seguivano la linea di una sofferenza composta che faceva risuonare l’assenza in tutta la sua drammaticità. Per fare questo Mount Eerie decise di registrare l’album nella stanza in cui è morta la moglie, utilizzando il microfono e gli strumenti che le sono appartenuti, come a volerla liberare definitivamente da ogni legame terreno. Il registro espressivo seguiva l’intimismo di Sufjan Stevens, in quella sua triste elegia del perdono che è stato “Carrie & Lowell”, ed il medesimo flusso narrativo di Sun Kil Moon in “Benji”. Le parole e la musica trasudavano una poetica che diveniva la rappresentazione di una verità assoluta, scarnificata da ogni sovrastruttura ed esibita come fosse un corpo martoriato avvolto in un sudario di lino.

 

Sono passati due anni dalla scomparsa di Geneviève e Mount Eerie fa un passo ulteriore nella sua elaborazione del lutto: vuole richiamare tutta la tristezza di quell’evento per non dimenticarne il dolore e recuperare la luce nascosta nei suoi interstizi. I sei brani di “Now Only” si muovono nello stesso solco del lavoro precedente, non spostando di una virgola il baricentro emotivo del loro sviluppo, basato essenzialmente sul suono scarno della chitarra e su un fiume di coscienza fatto di riflessioni ad ampio spettro e scorci di vita ordinaria. Prende vita il racconto di una vita normale, fatta di concerti, ricordi di infanzia, conversazioni con la madre, oltreché di momenti sparsi di vita coniugale, come la reminiscenza del documentario su Jack Kerouac visto insieme a Geneviève. Se A Crow Looked At Me era il resoconto di una fine, Now Only è da considerare una sorta di raccolta di foto, tirate fuori dai cassetti per cercare la bellezza di una malinconia che si presenta come riparo accogliente dalle intemperie del destino. Tuttavia ciò che sembra rassicurante può diventare una prigione dorata, asfittica e invisibile e il limite dell’album consiste proprio nel rimarcare qualcosa di già detto con brani che sembrano outtakes di A Crow Looked At Me. Il seguito di qualcosa è (quasi) sempre figlio di un dio minore.

 

Voto: 6,5/10
Giuseppe Rapisarda

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