Migliora leggibilitàStampa
2 maggio 2013 , ,

Mike Bloomfield

AVVENTURE BLUES


(Chicago, 28 Luglio 1943 – San Francisco, 15 Febbraio 1981)

 

bloomfield-between_a_hard_place_&_the_ground-frontINTRO

 

Scrivere di Mike Bloomfield (Michael Bernard Bloomfield) non è un mero esercizio di memoria storica sul blues rock americano degli anni 60/70, è descrivere le sensazioni uniche che un essere umano può ricevere dal sound prodotto da una sei corde, elettrica o acustica non importa, il suo blues è stato quanto di più emozionante ci abbia regalato un musicista bianco: un punto di riferimento - pensiamo - rimasto ineguagliato negli anni. Chitarrista, compositore, pianista e occasionalmente vocalist, ha scritto pagine mitiche della musica di quel periodo storico, come solista, come componente di storiche band e come collaboratore di personaggi centrali del blues e del rock, due soli nomi: Muddy Waters e Bob Dylan. Il magazine Rolling Stone lo piazza al 22° posto tra i 100 migliori chitarristi di tutti i tempi (risulta al 42° sui siti di Rolling Stone, diversamente da quanto riportato da Wikipedia, se è così è una vera bestemmia!), ma avrebbe meritato una posizione migliore in quella graduatoria, frutto comunque del gusto personale di un pool di musicisti e di giornalisti di settore americani.

 

 

GLI ANNI '60: NEI BLUES A CAPOFITTO -  Con PAUL BUTTERFIELD e BOB DYLAN 

 

Nasce a Chicago nel 1943 da famiglia ebrea, residente nel North Side e professionalmente specializzata nel servizio di catering alimentare. Crebbe in un ambiente circondato dai suoni del blues e cominciò a suonare blues e folk da studente, frequentò l’università di Chicago e si avvicinò alla cultura beatnik: gli anni 50 volgevano al termine e lui fece le prime esperienze live suonando con il pianista Hayden Thompson e con Jim Schwall, allora armonicista e poi chitarrista con la Siegel-Schwall Band, altra band storicabloomfieldbutterfieldprimoalbum del primo blues bianco americano. Era un periodo pieno di idee e di furori rivoluzionari e Mike accanito frequentatore dei clubs del South Side, cominciò a collaborare con eminenti personalità del Chicago blues ma anche del Delta blues come Sunnyland Slim, Sleepy John Estes, Chuck Berry, Little Walter, Little Brother Montgomery e Yank Rachell; con il mandolinista Rachell fece la sua prima esperienza di studio, partecipando alla registrazione del disco “Mandolin Blues” per la Delmark, correva l’anno 1963. Nel 64 conobbe e suonò con altri due giovani musicisti bianchi: l’armonicista Paul Butterfield e il chitarrista Elvin Bishop, si esibivano in un club chiamato Fickle Pickle, qui furono notati dal produttore e talent scout della Columbia Records, il leggendario John Hammond Senior.

 

Fu la svolta, nacque la Paul Butterfield Blues Band con alla sezione ritmica Sam Lay e Jerome Arnold, provenienti dalla band di Howlin Wolf. Fu la prima blues band mista con musicisti bianchi e di colore, e quella (con i Canned Heat in California) che diede il via al movimento del blues bianco negli USA, a sua volta influenzato dal neonato British Blues, esploso in UK con i Rolling Stones, gli Yardbirds, l’ accoppiata John Mayall/Alexis Korner e i loro primi tours americani. Mike suonò anche con Charlie Musselwhite, Big Joe Williams e una moltitudine di altri musicisti blues, con cui accumulò una enorme esperienza bloomfieldeastwesttecnica e on stage. Era maturo il primo lp della Paul Butterfield Blues Band, dopo l’esordio su vinile nelle raccolte “Folk Song 65” e “What’s Shakin' ”, l’omonimo “Paul Butterfield Blues Band” uscì nel 64 per la Elektra, seguito l’anno dopo dal mitico “East-West”, dove al blues si affiancarono sperimentazioni jazz e etnico orientali, due capolavori assoluti del blues bianco. Nel 1965 Bloomfield lasciò momentaneamente la band e conosciuto il già famoso Bob Dylan registrò con lui e il tastierista Al Kooper un masterpiece come “Highway 61 Revisited”, con un ruolo fondamentale nella svolta elettrica di Dylan, anche con il celebre e contestato concerto del festival folk di Newport del 1965.

 

 

Ecco come lo ricorda Bob Dylan:Era il 1959 o il 1960 e stavo esibendomi in un club di Chicago quando arrivò un giovanotto e mi disse di essere un chitarrista. Aveva lo strumento con sè ed io gli chiesi cosa era in grado di suonare e lui cominciò con cose tipo Big Bill Broonzy e poi nello stile di molti, citandomi Sonny Boy Williamson come influenza. Qualunque cosa io suonassi lui era in grado di accompagnarmi e se io suonavo un brano che lui conosceva lui mi seguiva nello stile dell’autore originale della canzone se quello bloomfield e dylanera stato un chitarista lui stesso! Mi rimase impresso quel ragazzo!

Nel 1963, o forse era il 1964, io ero a New York per una registrazione e io avevo bisogno di un chitarrista e mi ricordai di lui e lo chiamai. Mi dissero che da poco faceva parte della prima band di blues bianco dell’area del Massachussettes, la Butterfield Blues band. Lo mandai a cercare. Fu lui a farmi conoscere Al Kooper e tutta la sua band. Aveva le idee molto precise. Mi fece capire molte cose sul significato del Blues nel rock & roll. A Newport il suo supporto fu essenziale. Poi ci perdemmo per molti anni e ci reincontrammo solo nel 1980, ma era molto molto cambiato”

 

 

 

Con ELECTRIC FLAG, AL KOOPER, STEVE STILLS

 

Mike collaborò anche con Peter, Paul & Mary e con Chuck Berry nell’lp “Fresh Berry”, con Mitch Ryder, il tastierista Barry Goldberg, ed il cantante Nick “The Greek” Gravenites. Nel 1967, nel pieno della Summer Of Love, un'altra esperienza blues psichedelica di prim’ordine: The Electric Flag con Gravenites, Goldberg, il bassista Harvey Brooks, il batterista Buddy Miles e la sezione fiati Doubleday/Strazza. Il disco che ne uscì fu un altro capolavoro: “A Long Time Comin' ”  per la Columbia, blues, rock e jazz con un geniale afflato psichedelico, con il contributo del producer Norman Dayron, un lavoro che non può mancare in una discografia ideale dell’epoca. Sempre nel 1967 la performance albloomfieldelectricflag Monterey Pop Festival, che anche tramite il film omonimo, diede loro fama internazionale. Gli Electric Flag furono anche tra i protagonisti della colonna sonora del film psichedelico “The Trip”, diretto da Roger Corman e scritto da Jack Nicholson; poi il 20 febbraio 1968 jam con Jimi Hendrix al The Scene di New York, sempre in quel periodo Mike partecipò alla registrazione degli lp: “Pure Cotton e Cotton In Your Ears” (Verve) con la James Cotton Blues Band, il 30 novembre mitica jam con i Canned Heat al Kinetic Playground di Chicago. Ma presto gli Electric Flag splittarono, tra rivalità, problemi di management e abusi di eroina, la loro fu una meteora, poi ripresa nel 1974 con una reunion che non fece certo gridare al miracolo.

 

In seguito, Bloomfield che nel frattempo aveva lasciato la Fender Telecaster per la Gibson Les Paul 1959 Standard, come suo strumento preferito, ritrovò Al Kooper, oltre che tastierista, musicista geniale, produttore e compositore di vaglia, i due assieme a Steve Stills (Buffalo Springfield, Manassas, C.S. & Nash) registrarono nel 1968: “Super Session” (Columbia), un grandissimo lavoro, di notevole successo economico, che li consacrò definitivamente tra i protagonisti del rock blues americano, magico crossover tra blues, jazz e ballads raffinate uscite dalla penna di Kooper.  Mike Bloomfield vi toccò vette BloomfieldAl+Kooper+Michael++Steve+Stills+Front+Coverinarrivabili con il suono lirico della sua Les Paul, ancora oggi sono brividi ad ogni ascolto. Il successo fu bissato da “The Live Adventures Of Mike Bloomfield & Al Kooper”, celebre doppio album live registrato in tre notti al Fillmore West di San Francisco, che vide anche l’esordio di un giovane Carlos Santana ancora lontano dal latin rock che fece poi la sua fortuna; anche questo lp ebbe un ottimo successo di vendite e fu stampato anche in Italia. Sempre nel 68 Bloomfield compose la colonna sonora del film/documentario “Medium Cool”, girato da suo cugino Haskell Wexler, durante la convenzione democratica a Chicago.

 

Nel 1969, Bloomfield collaborò con Janis Joplin e la Kozmic Blues Band, con cui scrisse la canzone Work Me Lord e poi registrò il suo primo lp solista: “I’ts Not Killing Me” con il pianista Mark Naftalin, il bassista John Khan e il vecchio amico Nick Gravenites, un buon disco quasi tutto composto da Bloomfield, ma lontano dalla qualità eccelsa dei lavori precedenti. Nello stesso anno suonò nel bellissimo “My Labors” di Nick Gravenites, qui ancora una volta la chitarra di Bloomfield è meravigliosa, il suo sound è una cascata cristallina di note blues, il lungo slow blues torcibudella Wintry Country Side, fa urlare al capolavoro! Anno magico il 69, Mike suona con Barry Goldberg in “Two Jews Blues”, poi con la Muddy Waters Band nell’epico “Fathers & Sons”, con Brewer & Shipley nell’ album folk “Weeds”, con i Mother Earth e con I Moby Grape; registra poi con Gravenites,bloomfieldkooperliveadventures Naftalin e Co. il formidabile “Live at Bill Graham’s Fillmore West”, guest Taj Mahal e Snooky Flowers. Purtroppo Mike fu sempre più coinvolto dalle droghe pesanti e iniziò ad essere affetto da una forma molto grave di insonnia, che lo portò ad una situazione di totale esaurimento psicofisico.

 

 

 

 

GLI ANNI '70: "SE AMI QUESTI BLUES SUONALI COME TI PARE"

 

Negli anni 70 registrò una serie di solo album con alterne fortune, tra blues, rock, soul e folk acustico; nel 69 “Try It Before You Buy It” che fu però rifiutato dalla Columbia e fu pubblicato molti anni dopo, nel 1980; poi nel 73: “Triumvirate” con Dr.John e John Hammond Junior, un’ operazione un po’ commerciale che diede un risultato non pienamente convincente, nel 74 la già citata reunion degli Electric Flag con l’lp: “The Band Kept Playng”. Quindi nel 1976 incide  “If You Love This Blues, Play Em As You Please”, un buon disco; forma poi i KGB con il cantante Ray Kennedy, Carmine Appice, il ritrovato Barry Goldberg e il bassista Rich Grech, con un paio di lp senza infamia e senza lode, cui segue la session californiana “Mill Valley Bunch”, da dimenticare. Finita l’epoca d’oro dei sixties la vena di Bloomfield si era un po’ offuscata, anche se dal vivo la sua chitarra continuò a mietere successi, a questo contribuì anche il suo precario stato di salute. Intorno alla metà degli anni 70, Bloomfield compose le soundtracks di alcuni film porno prodotti dai registi Mitchell Brothers, vere autorità all’epoca in quel campo.

 

bloomfield_candidNel 1977 registrò il bellissimo “Analine” lavoro acustico tra blues, rag e folk uscito per la Takoma, che mette in luce la sua enorme abilità di solista unita ad un essenziale mood acustico molto creativo; alla fine degli anni 70 uscirono: “Mike Bloomfield” (78), “Count Talent And The Originals” (78), “Between A Hard Place In The Ground” (79), bel disco in parte acustico ed in parte elettrico, “Bloomfield/Harris” con il chitarrista Woody Harris (79) e nel 1981 “Cruisin’ For A Bruisin”, la sua ultima registrazione. Nel 1980 Bloomfield venne anche in Italia, dove tenne alcuni concerti con Fabio Treves alla bluesharp e registrò alcuni brani, poi riportati nel  cd “Bluesfriend” uscito molti anni dopo a nome Treves Blues Band. Il 15 febbraio 1981 Bloomfield morì per overdose di eroina nella sua macchina, dopo avere partecipato ad un party a San Francisco: aveva solo 37 anni, la sua ultima live performance fu quella alla San Jose State University, il giorno stesso della sua scomparsa, un concerto solitario ed acustico. Una perdita incolmabile, un chitarrista eccelso, che fece del solismo la sua caratteristica peculiare, un sound inimitabile, che pochi altri hanno eguagliato, dove tecnica sopraffina, feeling e senso ritmico trovarono la loro summa d’eccellenza.

 

Una delle caratteristiche ‘emotive’ del suo fraseggio chitarristico era una sorta di indolenza carismatica, a volte quasi sul punto di spezzarsi durante un solo, che ritrovava invece in se  stessa linfa vitale ed energia in un mood ‘a spirale’ avvolgente, agli antipodi – se vogliamo stabilire delle coordinate estetiche - del travolgente parossismo solistico del texas blues del suo contemporaneo Johnny Winter. Negli anni a seguire sono stati prodotti molti interessanti lavori postumi di Mike Bloomfield and friends, come: “I’m With You Always”, bel live acustico/elettrico, cronaca di un concerto tenuto al Mc Cabe’s, noto negozio di strumenti musicali di Santa Monica (California), “Live At Old Waldorf”,  concerto del 1977 con un Mike in forma smagliante, la ristampa di “Barry Goldberg and Friends”,bloomfieldfillmore live album anni 60 con Bloomfield alla solista, “Lost Concert Tapes”, eccellente live al Fillmore East, registrato nel dicembre 68, con una perla con Johnny Winter e Bloomfield impegnati a tirare giù santi e madonne con una guitars battle memorabile, riedizioni di “Super Session” e “A Long Time Comin” con inediti e alternate tracks e molta altra roba, tra cui moltissimi bootleg registrati durante la miriade di concerti suonati da Mike negli anni 60 e 70. Vogliamo dare inizio alle danze? Mettetevi una cuffia e ascoltate a manetta – tanto per cominciare - il blues Wintry Country Side nella versione live del “Live at Bill Graham’s Fillmore West”.

 

 

P.S.: La discografia solista/collaborazioni di Mike Bloomfield è sterminata, qui riportiamo una essenziale: per quella completa abbiamo deciso di rimandarvi-linkarvi per correttezza direttamente a quella indicata nel sito ufficiale di Mike Bloomfield.

 

 

Discografia Essenziale 

bloomfieldnotkillingme- Blueskvarter 1964 - serie di CD svedesi con le registrazione in vari show alla radio    Svedese. Bloomfield suona con Little Brother Montgomery, Sunnyland Slim, Yank    Rackell, Eddie Boyd e altri

- The Paul Butterfield Blues Band - The Paul Butterfield Blues Band (1965)

- Highway 61 Revisited - Bob Dylan (1965)

- East-West - The Paul Butterfield Blues Band (1966)

- A Long Time Comin - The Electric Flag (1968)

- Wow/Grape Jam - Moby Grape (1968) Bloomfield al    piano su un brano

- Fathers and Sons - Muddy Waters (Chess 2 LP), 1969

- Super Session - Mike Bloomfield, Al Kooper and Stephen Stills (1968)bloomfield

- The Live Adventures of Mike Bloomfield and Al Kooper (1968)

- Fillmore East The lost concert tape 12/13/68 (1968)

- Living with the Animals - Mother Earth (1968)

- Live at Bill Graham's Fillmore West - Mike Bloomfield (1969)

- My Labors - Nick Gravenites (1969) Mike suona solo sul lato dal vivo dell'album

- It's Not Killing Me (1970) primo LP solista

- If You Love These Blues, Play 'Em As You Please - Mike Bloomfield (1976)

- Analine - Mike Bloomfield (1977)

- Don't Say That I Ain't Your Man: Essential Blues, 1964-1969, antologia contenente 5    branimike bloomfield e  della Columbia session del 1964;

- Michael Bloomfield (1978)

- Count Talent And The Originals (1978)

- Between A Hard Place And The Ground (1979)

- Bloomfield-Harris (1979)

- Cruisin' For A Bruisin' (1981)

- Live At The Old Waldorf - Mike Bloomfield (1998): brani registrati dal vivo tra dicembre 1976 e maggio 1977 all'Old Waldorf di San Francisco

- Red Hot & Blues (2000)

 

 

Guido Sfondrini

Video

Inizio pagina