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25 Novembre 2013 , , ,

The Replacements Figli di nessuno sperduti in America

1981-2013 - Twin Tone/Sire

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Minneapolis. Ovvero la provincia americana. Un concetto abbastanza estraneo da ciò che gli europei intendono per provincia. In fondo, stiamo parlando di una città di più di due milioni di abitanti e posizionata idealmente a metà strada tra New York e la California. Una sorta di porta per il West ma ancora abbastanza a tiro da poter ascoltare tutte le influenze e le idee che arrivano dalla costa orientale. Cuore degli USA, cuore silenzioso ed operoso il Minnesota, cuore che ha dato i natali a gente come Bob Dylan (Duluth, per la precisione), patria di attori e registi (i fratelli Cohen). E soprattutto, patria di musicisti. L'associazione Minneapolis/Prince è quasi automatica. Meno automatica ma altrettanto fondamentale per capire il rock anni 80 è esaminare la scena hardcore che nasce in questa città. Due band su tutte: Hüsker Dü (che nel 1984 con “Zen Arcade” si ritaglieranno per sempre un posto nella storia) ed i Replacements di Paul Westerberg. Formatisi nel 1979 seppero coniugare il credo punk e le connotazioni sociali che da sempre il genere si porta dietro (rabbia, rifiuto dell'autorità, atteggiamenti autolesionisti)  con un'articolazione melodica unica nel suo genere che rese la band collegamento naturale ed ideale tra il rock e la tradizione pop e folk, soprattutto nella ultima parte della loro carriera.

 

Epilessia hardcore punk, ribellione domestica, rabbia iconoclasta

 

replacements-sorry-ma-forgot-to-take-out-the-trash-album-cover1Insieme ai fratelli Stinson (Bob alla chitarra e Tommy al basso) e Chris Mars alla batteria, Westerberg darà il via ad una vera e propria leggenda per l'alternative descrivendo come nessuno prima (e nessuno poi) la generazione degli ultimi, dei giovani che aspettano (talvolta inutilmente) la loro occasione per diventare protagonisti in un paese che stava per andarsi a scontrare con il reaganismo. Attraverso i testi dello stesso Westerberg, però, le vite dei ragazzi di provincia vengono elevate improvvisamente a valore globale e ciò rese il frontman portavoce naturale del pensiero di migliaia di adolescenti.Il primo parto dei Mats è datato 1981. “Sorry ma, Forgot To Take Out The Trash” è il titolo da ribellione domestica di un disco che si presenta alle orecchie di chi lo ascolta come un velocissimo e dozzinale manifesto per una festa trash punk. Nient'altro che un branco di ragazzini che hanno solo voglia di distruggere tutto ciò che trovano a tiro. Westerberg urla sguaiato e sgraziato di fronte ad una ipotetica folla intenta più ad assecondare i propri sfoghi fisici piuttosto che ascoltare la musica. Replacements-Stink-album-cover Shiftless when Idle, Shut Up, Rattlesnake ed il travolgente pezzo d'apertura Takin' a Ride non si spingono più in là della bieca e classica iconografia sottoproletaria del punk medio. I hate Music e Johnny's Gonna Die presentano comunque elementi di sensibilità e di rabberciato impegno sociale. “Stink”, EP dell'anno successivo, non si allontana di molto dalle linee programmatiche iniziali. Guest Stars in apertura del lavoro? La vera voce della polizia di Minneapolis che interviene durante un party di quegli anni e annuncia la fine della festa. Se è possibile, i pezzi sono ancora più iconoclasti e sferraglianti. Già a partire dai titoli: Kids Don't Follow, Fuck School, Stuck in the Middle e God Damn Job. E sono solo le prime quattro tracce. Epilettici, pretenziosi, incarogniti come nella migliore tradizione hardcore. Eppure, subito al di sotto di una pista da ballo piena di resti di bottiglie rotte, sigarette spente e sangue si cela l'animo più blues e cantautoriale di Westerberg (White and Lazy) che non dovrà attendere molto prima di uscire fuori completamente allo scoperto. Si arriva così ad “Hootenanny” del 1983. E' il disco che lascia intravedere ciò che la band sarebbe diventata di lì a poco. Piano piano, glireplacementsHootenanny-album-cover atteggiamenti animaleschi, la furia incontrollata, lasciano spazio a passaggi più introspettivi, ragionati ma non per questo meno decisi (rimane un pezzo come Run It. 1 minuto e 17 secondi che sono la colonna sonora per un furto in drugstore). Le trame blues si intrecciano col folk e addirittura con momenti surf (Buck Hill) e il disco raggiunge il suo climax con Willpower, oscura ed eterea seduta psicotica col quale il cantante fa i suoi conti.

 

La trilogia dell'immortalità

 

replacementsA quanto pare, però, è il 1984 l'anno del destino, non solo per i Replacements ma per tutto il movimento Hardcore. I già citati Hüsker Dü rilasciano “Zen Arcade”. Westerberg e soci fanno ancora di più: è l'inizio della trilogia che consacrerà la band all'immortalità. Tre album che non solo segneranno la loro carriera per sempre ma fungeranno da punto di riferimento imprescindibile per gli amanti del genere. Con “Let It Be”  ogni velleità punk viene lasciata alle spalle e la ballata hard-rock diventa il The+Replacementsveicolo principale con il quale promuovere e far passare il proprio messaggio. E' chiaro che il pubblico reagisce di pancia di fronte ad un album del genere, soprattutto i fans di lunga data. C'è chi grida al tradimento, molti smettono di seguire la band di fronte all'abbandono delle atmosfere prettamente più feroci. Chiaro che la forza espressiva diretta, l'impatto deciso e crudo che era stato il marchio di fabbrica della band viene a decadere. Ma i ragazzi sono cresciuti. Westerberg è cresciuto (aveva solo 21 anni al momento della registrazione di “Sorry Ma...”) e tenta con successo di mutuare il disagio post adolescenziale con la consapevolezza dell'imminente arrivo dell'età adulta. Un disco che è un affresco di un momento storico, di come una persona non dovrebbe sentirsi, dell'emarginazione portata a valore comune ed universale. Da Seen your Video a We're coming Out, passando per quel capolavoro di inadeguatezza e rassegnazione che è Unsatisfied e chiudendo con Answering Machine.

 

Il 1985 segna probabilmente uno dei punti più alti del rock anni 80. “Tim” esce con grandi aspettative e non tradisce le attese. E' il capolavoro assoluto dei Replacements, Westerberg è in quello stato di grazia che si raggiunge una sola volta nella vita (e musicalmente parlando, molti non lo raggiungono di fatto mai) ed impacchetta spaccati diThe_Replacements_-_Tim_cover verità e sincerità sconvolgenti. Chi compra “Tim” in quell'anno si rende immediatamente conto che c'è vita oltre il punk, ed è una vita che è il trionfo della linea da sempre portata avanti dai Mats (passività, impreparazione, rassegnazione, assenza totale di qualsivoglia stimolo). In Bastards of Young un urlo, disperato e cosciente, si alza nel mezzo del pezzo ed in una frase tutta la vita della sua generazione viene spiattellata davanti al mondo: “We are the sons of no-one”. Figli di nessuno. E per questo figli solo di se stessi e prodotti del loro ambiente. Dai rimasugli di ballroom di Lay It down Clown arrivando alla delusione sentimentale di Little Mascara dopo aver sciorinato un po' di annacquata anarchia in Left of The Dial. La chiusura con Here comes a Regular, ci offre infine, una tra le ballad più intense di sempre per il circuito indipendente. Da ricordare anche Kiss me on The Bus e il momento quasi rockabilly di I'll Buy. Lasciamo da parte il punk, le botte, la rabbia e tutto il suo corollario. Adesso è l'onestà nella descrizione del mondo cinico e violento nel quale la band si muove a farla da padrone. Un esempio pratico e funzionale di come si possa rimanere anti-sistema, spaventati, incazzati ed avere la lucidità di comunicarlo al mondo nel modo più diretto possibile.

 

Replacements-Pleased-to-Meet-MeNel frattempo però, qualcosa si rompe nell'ingranaggio westerberghiano. Bob Stinson abbandona la band subito dopo “Tim” , a quanto pare per insanabili divergenze con lo stesso frontman (“dittatore”, “controllore ossessivo” e “accentratore” sono solo gli aggettivi che comunemente vengono affibbiati al cantante. E non sono nemmeno i più cattivi). Lo sostituisce Slim Dunlap e ciò ha ripercussioni non da poco sull'ultimo capitolo della loro inarrivabile trilogia: “Pleased To Meet Me” uscito nel 1987. Il suono risulta essere molto meno abrasivo, meno animale (Bob Stinson incarnava a pieno sul palco l'immagine del punk senza compromessi. La sua chitarra come un'arma letale pronta per essere usata ed il suo corpo come un prolungamento di essa) e si si denota una certa ricerca stilistica. Il lavoro è quello della piena maturità, dell'abbandono pressoché definitivo degli anthems punk e della rabbia giovanile e mette in luce la talentuosa versatilità di Westerberg: dalle ballate comereplasoul Nightclub Jitters a pezzi più tirati come Can't Hardly Wait, Red Red Wine e, soprattutto, Alex Chilton, pezzo dedicato al leader dei Big Star, da sempre santino sul comodino del  frontman dei Replacements. I Mats sono ufficialmente fuori dalla loro era dorata e lo si capisce nel 1989 con “Don't Tell A Soul”. Westerberg è ancora prigioniero di disagi giovanili (Achin To Be) ma tuttavia capace di scrivere ottimi pezzi (Back to Back, Asking Me Lies), trasformando il proprio sound e collocandolo sulle tranquille e rassicuranti terre del power pop. Nonostante questo, persiste quel malessere, quella voglia di essere diversi, di non essere mai soddisfatti di se stessi (I'll be You) che rimarrà per sempre centro gravitazionale di tutta l'opera dei Mats. Arrivano i nineties e c'è repladowngiusto il tempo per ascoltarli con un nuovo lavoro: “All Shook Down”  del 1990 è segnato profondamente da una stanchezza tanto evidente quanto improduttiva. Si salvano forse pezzi come Merry Go Round e My little Problem ma all'interno della band, la personalità del cantante è ormai diventata troppo insostenibile. Lo scioglimento del 1991 è solo la certificazione di qualità della loro insanabile crisi compositiva.

 

 

Il solista Paul Westerberg

 

Libero dai legacci della band Westerberg concentra tutte le sue nevrosi e le sue insicurezze nel suo primo album da solista. “14 Songs” , uscito nel 1993, è tuttavia un album fiacco, con poche idee, male allestite e supportato da una band di rednecks poco incline a seguirlo. Il paladino degli underdogs, il cantore dell'inadeguatezza è adesso un urlatore sgembo e discontinuo che rifà il verso a mostri sacri come Bob Seeger e Bruce Springsteen. Non da buttare Runaway Wind, ballad in pieno stile Replacements chewester14 rimanda ad un passato non lontanissimo ma che sembra seppellito sotto almeno due dita di polvere. Anche l'album seguente, “Eventually”, datato 1996, non si risparmia da un tragicomico naufragio in stile rock and roll più classico. La melodrammatica Good Day e la più orecchiabile Ain't Got Me sono i due pezzi che salgono sull'arca ed evitano l'inondazione che si abbatte sul paesaggio del disco. Hardcore? Chi l'hai mai sentito. La furia cieca? Sparita del tutto.  Eppure, qualche colpo buono in serbo Westerberg lo avrebbe ancora. Basti vedere il suo lavoro come autore in conto terzi. In questo periodo scrive Backlash per Joan Jett e regala il suo pezzo migliore post-scioglimento ai Goo Goo Dolls, ovvero, We are The Normal. Ma proprio quando tutti si preparano al peggio e la posizione di Westerberg è quasi ormai fuori dalla portata di qualsiasi radar del rock, ecco che arriva il disco che lo riabilita e che lo ripropone come una delle voci americane più weterimportanti di sempre. Nel 1999 esce “Suicaine Gratification” ed è il disco in cui uno dei figli prediletti di Minneapolis fa pace con se stesso. Introietta la sua malinconia e la sua angoscia in ballate melliflue e suadenti (Whatever Makes You Happy), esalta l'aspetto più ridicolo e patetico del rock and roll (Tears Rolling Up Our Sleeves, Best Thing That Never Happened) ed omaggia indirettamente personaggi come Bob Dylan e Tom Petty. Il cuore batte nuovamente nel corpo del nostro ed una nuova luce di speranza comincia ad espandersi nelle anime di coloro che non credevano ad una drammatica quanto inaspettata discesa negli inferi di uno dei più grandi autori degli 80. Una speranza tanto brillante quanto effimera. Dopo aver pubblicato nel 2002 il doppio “Stereo Mono” , una raccolta di registrazioni “home made” di pezzi country, il 2003 segna un nuovo album di inediti. Ed è un altra prova incolore. “Come On Feel Me Tremble” lascia per strada anche le poche buone idee di “Suicaine Gratification” e cifolker propone un artista troppo uguale a se stesso, un uomo che ha perso la forza di essere un simbolo e che anzi, cerca talvolta di negare se stesso. E' stanco, è vuoto ed ha esaurito la sua collera. La vera benzina che lo ha tenuto in vita. Non cambia molto il discorso per l'ultimo album da solista fino ad ora pubblicato: quel “Folker” del 2004, può essere visto soltanto con gli occhi di un appassionato di modernariato di fronte al suo negozio preferito: compra solo se nella sua mente si sbloccano ricordi e passioni. E qui, non ci sono nè gli uni né le altre.

 

Cinque songs per Slim - La reunion del 2013

 

Nel frattempo, gli altri membri dei Mats non rimangono a crogiolarsi in ricordi del passato. Prendono le proprie esperienze musicali e le rimettono in pista. Slim Dunlap e Chris Mars, slimper esempio, daranno vita a buone carriere soliste; Tommy Stinson fonderà i Bash And Pop che pubblicheranno l'album “Friday Night Is Killing Me” nel 1993. Suo fratello Bob, invece, andrà ad aggiungersi a quella maledettissima lista dei “deceduti di rock and roll” ed il 18 febbraio 1995 troverà la morte a soli 36 anni a causa dei suoi abusi di alcool e droga, vanificando così ogni possibilità di una futura reunion in formazione originale. Dobbiamo attendere l'inizio del 2013 per risentire ancora parlare dei Replacements. A quanto pare Westerberg ha riscoperto la gioia degli albori, richiama Tommy Stinson e Chris Mars, chiede a vecchi amici di sostituire Slim Dunlap (nel frattempo colpito da un ictus) e pubblica, nella sorpresa generale ed in edizione limitatissima, l'EP “Songs For Slim”. 5 pezzi, tra cui una cover di I'm Not Sayin' di Gordon Lightfood del 1965, che bussano alla porta del blues e del boogiereplacements-2013 e che servono appunto per raccogliere fondi per pagare le cure allo sfortunato chitarrista, attraverso un'asta su di un sito internet. Una fiammata per i fans che sperano di vederli presto in una prova sulla lunga distanza dopo 23 anni di silenzio. Intanto alla fine di Agosto 2013, per la prima volta dopo 22 anni i Replacements si sono esibiti al Riot Fest di Toronto, con una line-up che prevedeva Paul Westerberg, Tommy Stinson, Josh Freese e David Mineham, poi il 15 Settembre a Chicago ed l 21 a Denver.

 

Minneapolis, Minnesota: sulla fronte dell'America, i figli di nessuno negli anni 80 urlavano e si contorcevano reclamando che qualcuno li notasse. Ed una band si mise in mezzo tra loro e “gli altri”. A quel punto, farla uscire di mezzo, dalle loro teste e dai loro cuori sarebbe stata un'impresa ardua.

Alberto Niccolai

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