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2 febbraio 2016 , ,

Steven Lipsticks And His Magic Band

STEVEN LIPSTICKS AND HIS MAGIC BAND

25 luglio 2015 - Autoproduzione

Steven Lipsticks And His Magic Band STEVEN LIPSTICKS AND HIS MAGIC BANDSteven Lipsticks And His Magic Band è uno di quei nomi che richiama alla mente aromi e vibrazioni psichedeliche che rimandano a tempi in cui la musica giocava un ruolo centrale nella vita di un'intera generazione. Ecco perché quando leggi di un giovane musicista che si chiude in camera sua a comporre e registrare un intero album, secondo la filosofia del “do it yourself”, ti si allarga il cuore. Steven Lipsticks non è altro che il giocoso pseudonimo di Stefano Rossetti il quale, come dicevamo, ha scritto undici dei dodici brani della tracklist, ha suonato quasi ogni strumento, ha missato l'album, l'ha masterizzato per poi pubblicarlo su Soundcloud e Bandcamp con la formula dell'acquisto a offerta libera.

 

L'album è un caleidoscopio di suoni e di disparate suggestioni la cui cifra risiede in un'incredibile varietà di fonti di ispirazione che, partendo da una base di psichedelia di stampo british, rilascia umori garage, di rock anni '90 e di un pop a bassa fedeltà dall'evidente attitudine Pavement. Dopo i rumorini dell'iniziale Intro (aka with toys), parte Riding The Tide in cui riconosci l'impronta di Stephen Malkmus e di un rock sghembo che si regge su una melodia che funziona. Dopo il folk pop di Dec. 8Th, troviamo il brevissimo pseudo punk di Jar of Poetry Revisited che ci fa atterraremorbidamente sulle armonie beatlesiane della successiva Stay Away from my Dreams. Con 99'' si respira un clima grunge che ricorda i Nirvana sotto l'effetto di un'aspirina, così come Aliens Hypnotizing me (parts I, II and III) che ha in sé una iniziale decadenza alla Soundgarden prima di aprirsi a vibrazioni lisergiche. Se White National Flag può essere accostata ai migliori Strokes con un drumming volutamente cheap, Being Together prova che il ragazzo ha ben assimilato la lezione di “Forever Changes” dei Love. “Steven Lipsticks And His Magic Band” è un buon esordio che trova la sua forza in un'enorme mole di richiami che vengono attraversati da una coloratissima schizofrenia, dando vita a soluzioni armoniche che funzionano, nonostante il connotato derivativo dell'album. Ci permettiamo solo un consiglio: restringere il campo di azione per evitare un effetto troppo dispersivo. In ogni caso, come prima prova, il progetto va promosso.

Giuseppe Rapisarda

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