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25 luglio 2015 ,

Parte Lesa

LO SCAMBIO

Marzo 2015 - Autoproduzione

partelesaLa storia dei brindisini Parte Lesa è decisamente curiosa: gli stessi tre musicisti, infatti, erano già una band tra punk e dark-wave, negli anni ’80, con il nome di Deep Dark Toys. Oggi, dopo trent’anni, si sono ritrovati. Cambia il nome ma “l’essenza”, il messaggio, la voglia di fare musica sono rimasti gli stessi, intatti. La voce acuta, versatile e ipertecnica di Fanny Calò è ben supportata dal tappeto solido di Paolo Celeste e Marco Vierucci, che sovrincidono le parti di chitarre, basso e batteria e che occasionalmente si alternano con lei al canto. Si sente, ascoltando il risultato di questa autoproduzione, che i tre artisti in questione non sono rimasti affatto fermi: hanno suonato, hanno ascoltato, hanno esplorato, si sono saputi reinventare e rinnovare e ciò che ne esce fuori è un sound che comunque non recide affatto i ponti con il passato, conserva legami con quella che fu la scena italiana degli anni ’80, ma sperimenta, contamina, e si incrocia con il cantautorato e con il folk, ma anche con le trame elettriche più attuali. Otto brani asciutti e diretti, senza fronzoli, ma al tempo stesso intensi e fortemente melodici; testi pieni di forti messaggi politici, come in Tra Lecce e Nardò, che parla del tragico fenomeno del caporalato, cioè lo sfruttamento illegale, al limite dello schiavismo, di manodopera (spesso straniera) nelle campagne.

 

La chitarra in levare di Pratiche inevitabilmente fa pensare ai Police, ma il brano riserva sorprese, con intrecci e riff che si intrecciano e si inerpicano su territori quasi al confine con il metal-prog. Ottima produzione, limpida e ben definita, che non suona affatto “casereccia” nonostante l’album sia stato interamente registrato con mezzi propri presso lesalo studio di proprietà della band, che porta proprio il nome di Deep Dark Toys, come il loro primo gruppo. E a proposito: del repertorio dei DDT in questo disco viene riscoperta la conclusiva Ghiaccio, brano strumentale per i suoi primi due minuti, composto nel 1984, che conserva intatta la sua eleganza e che non accusa minimamente il peso degli anni. Volendo proprio trovare un pelo nell’uovo in quest’ottimo lavoro, si potrebbe considerare discutibile la scelta di sovrapporre, nella prima traccia (la già citata Tra Lecce…) al canto anche una voce narrante, che regge il tutto un po’ impastato, poco intelleggibile e non piacevole all’ascolto. Tolto questo non c'è nulla da obiettare.

Alberto Sgarlato

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