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18 febbraio 2015 ,

Elephant Micah

WHERE IN OUR WOODS

2015 - Western Vinyl
[Uscita: 20/01/2015]

USA  #Consigliato da Distorsioni     

 

elephant micah coverIl nuovo album del talentuoso folksinger dell'Indiana Joe O'Connel, alias Elephant Micah, riflette l'ostinazione di non volersi sincronizzare con le frequenze del nostro tempo, considerato come la percezione complessiva che si ha dall'ascolto delle otto scarne tracce del disco è quella di una elegia della lentezza. A differenza dell'acclamato “Louder than thou”, pubblicato nel 2012, “Where in our woods” asciuga il superfluo e scarnifica il suono sino all'essenziale, con canzoni che si reggono comunque su una scrittura solida. Perché la musica di Where in our woods ha il sapore della terra, della pioggia e di rituali antichi in cui l'uomo celebra la natura con assoluta riconoscenza. Tutto il disco è attraversato da una continua energia declinata attraverso brani scanditi da ritmi leggeri e nello stesso tempo quasi marziali, suonati anche con strumenti giocattolo, in un'alternanza di vuoti e di pieni di cui anche il silenzio è parte integrante. In questo senso, la scelta di usare una chitarra con le corde in nylon, a differenza dell'album precedente, ricorda le vibrazioni di “Benji”, il toccante album di Sun Kil Moon con cui condivide una solenne malinconia. Il disco si apre con la luminosa By the canal, con le percussioni a segnare la metrica del racconto di alberi, di fantasmi e di unicorni dipinti.

 

No underground si avvale, invece, della partecipazione di Will Oldham che intona insieme al Nostro la poetica dello splendore che avvolge le cose. Proprio la presenza di Will elephant-micahOldham non è casuale, considerato come l'album richiami il minimalismo intransigente di “Master and Everyone” di cui sembra una diretta derivazione. La ballata Albino animals racconta tre strambe notizie tratte dal giornale locale della città natale di O'Connell: quella dell'uccisione di un cervo albino, quella di una coppia di cuochi che fugge a causa di un errore giudiziario e quella di un vogatore che tenta una traversata oceanica. Con le dovute differenze, qui c'è lo stesso campionario umano messo in scena da Sufjan Stevens nel suo “Illinoise”, dove i tratti della quotidianità diventano poesia. Mentre Slow time vultures risulta oltremodo dilatata e ElephantMicahripetitiva, il valzer di Demise of the Bible birds non avrebbe sfigurato in “Ease down the road” del mentore Will Oldham. Tuttavia, il vertice dell'album è Monarch gardeners in cui l'utilizzo di un vecchio organo a pompa portatile apre il brano a sonorità quasi cinematiche. Where in our woods è un ritratto della provincia americana, anche se non sempre perfettamente a fuoco a causa di una vocalità che alla lunga risulta monocorde ed autoreferenziale. Nonostante ciò, dopo alcuni ascolti, il disco riesce ad essere toccante ed intimo, trasmettendo quella commozione che deriva dallo stupore della quotidianità.

Voto: 7/10
Giuseppe Rapisarda

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