Migliora leggibilitàStampa
14 luglio 2012 ,

The Pirate Ship Quintet

ROPE FOR NO HOPERS

2012 - Denovali
[Uscita: 25/05/2012]

The Pirate Ship Quintet ROPE FOR NO HOPERS # Consigliato da DISTORSIONI

 

Il rock strumentale sta vivendo un momento magico, a giudicare almeno dalla valanga di  albums che vengono immessi sul mercato in quantità industriale. Certo non sempre quantità equivale a quantità e non c'è da stupirsi se non sempre tutto fila liscio e ci troviamo prodotti non entusiasmanti. Quel saputello di Reynolds ha coniato da tempo per questo genere musicale l'appellativo non esattamente brillante di post-rock, che però a volte è davvero  molto vago, dice tutto e niente. La Denovali Records è una delle labels più affidabili in questa branchia: non a caso The Pirate Ship Quintet, da Bristol  ci donano con questo "Rope for no hopers" (gran bel titolo) un disco di spessore notevole. Ci sono voluti 5 lunghi anni per riascoltare qualcosa del quintetto della nave pirata, il loro primo omonimo mini-lp, già maturo ed intrigante risaliva infatti al 2007 e se non era per la Denovali forse non saremmo stati qui ad ascoltare questo gioiellino.

 

Cinque pezzi di durata medio-lunga che rappresentano un miracoloso equilibrio di musica classica e minimalista, con una rara maestria strumentale. I quasi 12 minuti dell'iniziale You're next ammaliano e rapiscono l'ascoltatore, con chitarre e violini debitori dei soliti King Crimson di capolavori come “Lark's Tongue In Aspic” e "Red", o se volete trovare qualcosa di più recente ci si può riferire agli svedesi Anglagard ed Anektdoten. Non a caso infatti il disco è stato prodotto proprio in Svezia dal batterista dei Cult of Luna, mentre per le registrazioni sembra siano state utilizzate oltre dieci differenti locations. Horse Manifesto non smorza i toni del disco, mentre Dennis man times  nello svolgersi dei suoi dieci minuti ci rivela tutto il talento della violoncellista Sandy, già presente nella gloriosa The London Symphony Orchestra. Qui la fanciulla è davvero superba, un brano fantastico che presenta verso la metà un feroce e sorprendente break chitarristico  per poi calmarsi verso la (quasi) dolce conclusione finale con gli ultimi fremiti del guitar player Alex. Brividi. Ancora echi di King Crimson in That girl i use to live in mentre la degna conclusione ha nome Doldrums, più rilassata con toni da vera orchestra di musica classica. I cinque magnifici players di questo disco sono Alex (chitarra), Ziapour (basso), Sandy (violoncello), Moo (trumpet) e Jona (batteria). Per la mia solita mania feticista-collezionista sottolineo che il disco è disponibile anche in vinile dorato(!) al link sotto indicato. Tra i miei top del 2012, per lo meno nel suo genere.

 

Ricardo Martilos

Video

Inizio pagina