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1 maggio 2016 ,

Huis

NEITHER IN HEAVEN

2016 - Unicorn Digital
[Uscita: 01/05/2016]

Canada  

 

angelsSono trascorsi esattamente due anni dalla nostra recensione sul convincente esordio discografico di una formazione neo prog proveniente dalle lande care ai Rush e ai Saga. Il gruppo in questione era quello degli Huis, il debut-album “Despite guardian angels”. Ancorati alla label nazionale di genere per eccellenza – la progressiva Unicorn di Quebec – il quintetto originario di Montreal formato da Sylvain Descôteaux (voce e tastiere), Michel St-Père (chitarre), Michel Joncas (basso), William Régnier  (batteria) e Johnny Maz (tastiere) si impone adesso all'attenzione con il secondo atto artistico intitolato “Neither in heaven”, naturale prosecuzione dell'opera  prima. Contraddistinto dal rubicondo art-work fantasy di copertina -realizzato dal manipolatore di immagini serbo Bojan Jevtić- l'inedito concept è frutto di un meticoloso processo creativo che ha coinvolto i membri della band al gran completo. 

Appena oltrepassato il fugace intro della strumentale title-track irrompe, con i suoi tredici minuti tirati, Synesthesia  suggestivo crossover sonoro tra trame neoprog d'oltremanica ed un certo manierismo tipico del heavy anni ottanta. Scorribande di synth ed orecchiabili arpeggi da una parte, riff incalzanti ed affondi perentori dall'altra per quello che risulta essere l'episodio clou di “Neither in heaven”

 

huis BandUna decisa linea di basso prende per mano l'incedere in tempi dispari di Insane anticipando Even angels sometimes fall , prova fin troppo melensa che riporta alla memoria certi discutibili slow anni ottanta. Un  opener sinfonico accende l'ispirato cantato malinconico di Descôteaux in Enter the gallery ed introduce The man on the hill, traccia dal registro hard prog in cui gli Huis ritrovano il loro migliore trademark sonoro. Un sognante proemio acustico in odor di flamenco disegna le nostalgiche arie di The red gypsy, -elegante traccia che gradualmente s'impenna verso energiche divagazioni rock- mentre sono velati i rintocchi di piano che esaltano le romantiche trame di Memories, classica ballad dal finale dominato da un arioso solo floydiano.

huisL'ennesimo passaggio strumentale  (I held) precede l'epilogo Nor on Earth, chiusura imbastita sulla melodia sprigionata dalla chitarra e da certe coralità garbatamente fluide in puro stile Flower Kings. Pur risultando complessivamente gradevole Neither in heaven” non conferma in toto le buone impressioni suscitate dal progetto che lo ha preceduto. Aldilà delle indiscusse qualità tecniche della band, questo secondo capitolo targato Huis si illumina a tratti, oscillando tra composizioni decisamente d'impatto ed altre fiaccamente ispirate. Un risultato altalenante che rimanda momentaneamente la consacrazione definitiva della formazione canadese. Non è un caso che il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista.  

 

Voto: 6.5/10
Alessandro Freschi

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