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29 luglio 2015 , , , ,

The Orb

MOONBUILDING 2703 AD

2015 - Kompakt
[Uscita: 22/06/2015]

Inghilterra  #consigliatodadistorsioni    

 

The Orb – Moonbuilding 2703 AD [Japanese Edition] (2015) @320 EXYNell'ottobre del 1989 gli Orb uscirono con un meraviglioso ed innovativo esercizio chill out bucolico/spaziale, intitolato "A Huge Ever Growing Pulsating Brain That Rules From The Centre of the Ultraworld" dove, in situazione di equilibrio precario, ebbero l'ardire di incastonare all'interno di una cornice di intuizioni care a Virginia Astley, la chitarra indolente, senza tempo e con reminiscenze satieane, suonata da David Gilmour per Whish You Were Here, sporcando il tutto con intuizioni soulful house raffreddate all'interno di un buco nero di arrangiamenti vocali di tradizione Brian Eno. A quei tempi gli Orb avevano l'aspetto di professori pazzi, rinchiusi nel laboratorio ricavato nello scantinato, concentrati sulla cura delle proprie piantine di marijuana piuttosto che sul giardino magnetico. Musicisti improvvisati che avrebbero prodotto musica, incidentalmente, durante le tregue dallo stonamento provocato da funghi e cannabis. Mai impressione fu più errata. Alex Patterson e Thomas Fehlmann, pilastro Orb da metà degli anni '90, con gli innumerevoli collaboratori, da KLF a Public Image Ltd., Youth e, soprattutto, Lee “Scratch” Perry, hanno dimostrato quanto questa sensazione di slackness fosse errata. Dopo quasi tre decenni sono ancora qui, iper produttivi ad un livello difficile da credere, con questo che è il decimo album degli anni 2000.

 

Per l'occasione sono ritornati alla Kompakt di Colonia realizzando un lavoro che sfugge alla facile gratificazione sostenendo, invece, la composizione progressiva di quattro movimenti distinti sorretti da lente e sottili variazioni di contaminazione glaciale e pulsante the-orbdi colori combinati con maestria e stile. Il lavoro si giova della commistione tra la psichedelia itinerante di Patterson e la messa a fuoco semplificata di Fehlmann, realizzando un compromesso di brillante ambiente astratto e percussioni acquatiche, di verde diafano, che sfociano in improvvise incursioni nel blu cobalto dell'iperspazio come appare visto dalla Luna. L'album apre con God's Mirrorball che aderisce alla portata filosofica del progetto esordendo con i versi “First, God does not exist", per proseguire con "...but don't worry, what does exist is good" quasi ad indagare sulla necessità di creare il male per poter definire il bene. Ma poi conclude, quasi sardonicamente, "If you believe in evil, then you probably need a whack on the back of the neck with a big fucking stick." Ritmi subliminali crescono sinusoidali, inerpicandosi su sentieri di moderata deep house sorretta da sintetizzatori modulati che creano una atmosfera mite, simile alla quiete che preannuncia una tempesta che non arriva.

 

Moon Scapes 2703 BC accende i bleep della trasmissione statica di satelliti addolciti da effetti echo e delay. Ritmi spugnosi e mimetici, dolcemente dub, a volte piacevolmente martellanti, di impronta berlinese, creano una atmosfera di smarrimento ipnotico. Musica per astronavi e non per astronauti. Lunar Caves indaga un ritmo di progressiva euforia, con cadenze moderatamente acide, struttura grammaticale voluttuosamente minimal orbcolour-LST066784techno, aggrovigliata in lontananze di dub metallico. Si apre con una marimba sottile, ma insistente, che lentamente muta in note di basso sintetico frastagliato, per raggiungere picchi estatici e chiudere con percussioni dai sapori tribali sovrastate da un Moog spettrale. Gli Orb hanno realizzato un altro capitolo di beata psichedelia sintetica, ammantata da loop oscuri, escursioni nella deep house più raffinata e trame di basso ambientali e profonde. Un album splendido che, nel ricercare arcaiche forme di vita sul suono lunare, traccia un viaggio sonoro stellare che fonde le possibilità tecnologiche della fantascienza con i misteri delle civiltà del lontanissimo passato, ipotizzandone una provenienza lunare, con sapori retro futuristi decisamente appropriati. I pianeti e l'Universo tutto si son sollazzati al ritmo dei valzer di Strauss fin dai tempi di “2001, A Space Odissey”, ma anche le cose più belle vengono a noia ed è tempo che la musica degli Orb venga lanciata nell'Universo a fornire nuova linfa e motivi di divertimento ai corpi celesti.   [F.B.]

 

 

Quando si fa menzione della cosmica sigla degli Orb, la mente corre naturalmente ai lavori formidabili degli anni Novanta: “Uf.Orb”, “Orbus Terrarum”, “Orblivion”.  La creatura di Alex Paterson e Thomas Fehlmann, i detentori del marchio dopo la fuga spaziale di Jimmy Cauty, appronta un viaggio lunare di rimarchevole fascino. Dopo talune esperienze di siderali ibridazioni sonore, valga per tutte la controversa prova discografica di “Metallic Spheres”, sia pure in compagnia del grande David Gilmour, il valoroso duo inglese, incidendo per la tedesca Kompakt, e solo in vinile, torna a calpestare il sacro suolo della migliore elettronica, e stavolta da una remota base lunare ebbra di vibrazioni tecnotroniche, con questo “Moonbuilding  2703  AD”. Quattro frammenti di mera meditazione ultraterrestre (ne esiste una versione deluxe con sette brani), partendo dall’inquietante traccia di God’s Mirrorball, ad apertura della quale risalta un intarsio di vocalità da cine-giornale, che poi si innalza e si espande, con miriadi di rifrangenze algide, in un selvaggio incedere di ritmi percussivi di matrice electro-funky; sinistri paesaggi da deserto lunare, solcato da tracce di non meglio qualificabili veicoli alieni, sembra evocare la sontuosa Moon Scapes 2703 BC, lunga escursione di taglio astrale tra i meandri umbratili dell’animo umano, schegge di gelida elettronica concettuale su una base di acid-house di diabolica eminenza. Lunar Caves contempla ancora una volta una voce narrante nell’incipit, prima di dar luogo a una serie di danze cosmiche ai limiti di virtuali abissi, in quella che è di certo la traccia più meditativa dell’album, ebbra di echi galattici e bruciante di polveri stellari. A chiudere un disco di pregevole livello compositivo, la splendida traiettoria spaziale di Moonbuilding 2703 AD. Maestri.  [R.S.]

 

  

Voto: 8/10
Francesco Belli- Rocco Sapuppo

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