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8 luglio 2018

Daniel Blumberg

MINUS

2018 - Mute Records
[Uscita: 04/05/2018]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni    

 

MINUSDopo aver preso parte a progetti come Yuck e Cajun Dance Party, Daniel Blumberg esordisce come solista con questo “Minus” e lo fa con la forza travolgente di canzoni semplici e scarne, simbolo di una dolente urgenza espressiva. Quando le ferite sono profonde è necessario togliere ogni benda e farle rimarginare alla luce del sole, curare la carne e asciugare il sangue che ne è uscito. Così ha fatto Blumberg, esibendo le cicatrici di una sofferenza dovuta a problemi di salute mentale e alla fine di una relazione sentimentale, e trasformando in forma di arte un groviglio di armonia e caos al cui interno ognuno può ritrovare un po’ delle proprie contraddizioni. Ogni canzone dell’album è dotata di un peso specifico attratto da un polo gravitazionale di scomposta irrequietezza concettuale che, con la dovuta pazienza, si dissolve liberando armonie cristalline e toccanti. Si percepisce come le registrazioni siano state effettuate senza alcun tipo di sovrastruttura e con una produzione che restituisce fedelmente l’assoluta immediatezza delle sessioni durate solo cinque giorni.

 

La canzone d’autore e il folk intimista si fonde con un mood quasi jazzistico per la permeabilità all’improvvisazione della band di supporto, nella quale compare Peter Walsh, blumbergproduttore tra gli altri di Peter Gabriel e Scott Walker. Nella scrittura di Blumberg sembra di sentire echi del Nick Cave più inquieto, del classicismo di Randy Newman e di tutte le notti insonni di Neil Young passate sulla spiaggia di “On The Beach”. L’opener Minus è una dolente litania cadenzata sulle note di piano, reiterata in modo circolare e ‘disturbata’ in modo sublime dalla viola di Ute Kanngiesser che segna l’andamento crescente del brano; la successiva The Fuse ospita un’armonica a bocca (compare anche in seguito) e un solo di chitarra straziato. Madder è il brano più lungo (oltre dodici minuti) e articolato: una sbornia per dimenticare il dolore definita attraverso un moto disturbante generato nella parte finale dalla cacofonia prodotta dagli strumenti che si smaterializza diventando terribilmente profondo. La lirica e spossata Stacked è il risveglio MI0004418763dopo una notte interminabile, Permanent ha una spigolosa scansione brechtiana decisamente 'waitsiana'. In chiusura due perle come The Bomb, solo voce e piano, e la magnificenza di Used To Be Older con il suo accorato costrutto corale che rimanda al candore di Sufjan Stevens. “Minus” è un album di grandissima intensità che si contraddistingue per la verità che porta dentro di sé: si può essere uomini anche mostrando la propria fragilità e la paura di vivere. 

 

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

foto 3 a sinistra: di Steve Gullick 

 

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