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12 giugno 2012 ,

Lissy Trullie

LISSY TRULLIE

2012 - Wichita Recordings
[Uscita: 23/04/2012]

Lissy Trullie album coverMiss Elizabeth McChesney, AKA Lissie Trullie, ventottenne newyorchese, una carriera di modella alle spalle, ha dalla sua almeno due “atout”: è piuttosto carina (frangetta biondo-rossiccia con lentiggini, un po' magra, per i miei gusti, ma non siam mica qui a pettinare le bambole...) e ha una voce notevole, una specie di contralto, ma capace anche di acuti, con un tono leggermente nasale, diciamo un incrocio tra Chrissy Hynde e Nico, con la quale condivide la precedente attività. La sua carriera di singer/songwriter è partita alla grande con l'EP “Self-Taught Learner”, inizio 2009, promettente esordio in puro stile “art rock” in salsa grande mela, con dentro un'ottima cover di Ready For The Floor degli Hot Chip, insomma, un suono piuttosto anni '80, modaiolo il giusto quanto piacevole, anche bello rumoroso, per la nostra soddisfazione.

 

C'era attesa, quindi per l'esordio sulla lunga distanza della ragazza, che però ha tardato un bel po', palleggiandosi tra i produttori fino a trovare il giusto equilibrio affidandosi a Dave Sitek dei TV On The Radio, uno che di roba di questo genere se ne dovrebbe intendere e John Hill, già con Santigold e M.I.A. Eccoci allora al risultato di tutti questi sforzi: le dieci tracce non hanno la coesione e il tiro delle sei, mediamente più brevi, dell'EP, come se i quasi tre anni passati avessero annacquato la creatività della nostra Lissie, l'avessero un po' addomesticata. Restiamo nel genere new wave-eighties revival, per capirci, tra chitarroni, linee di basso pulsanti, qualche tocco di elettronica e fiati.

 

Sia chiaro, non è un brutto disco, anzi, alcuni pezzi sono decisamente piacevoli, ma in generale non lasciano il segno, si scordano facilmente. Tra la roba buona, dopo averla sentita qualche volta, metto senz'altro l'opener Rules We Obey, una strana canzone che parte con la voce di Lissie sul tappeto dell'organo e di un tamburo marziale, per ospitare poi un crescendo di fiati. C'è posto, poi, per It's Only You, Isn't It?, in puro stile anni ottanta, con un tocco quasi reggae e un ritornello “killer”, per l'altrettanto epocale X Red, per la ballata elettroacustica piuttosto post-punk Spit You Out, che mette in evidenza la voce, per la “pretendersiana” Caring. Trovo piacevoli anche You Bleed You, I Know Where You Sleep e Heart Sound, sempre in territorio revivalistico del decennio della Milano da bere, mentre la ragazza fallisce quando rallenta il ritmo: Madeleine e Glass Mountains sono francamente noiose, mentre Wearing Blue è inutilmente magniloquente con la sua pesante sezione di fiati.  

Luca Sanna

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