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8 febbraio 2015 ,

H. Hawkline

IN THE PINK OF CONDITION

2015 - Heavenly Recordings
[Uscita: 02/02/2015]

Galles  #Consigliato da Distorsioni  

 

hawklineGermoglia la cantera del rock alternativo del Galles: H. Hawkline (all’anagrafe Huw Gwynfryn Evans) conferma il proprio talento e tutte le positive suggestioni recepite da uno storico riferimento del welsh- style quale  Gruff Rhys (ex Super Furry Animals), e lo fa col debutto per la Heavenly Recordings dal titolo “ In The Pink Of Condition”,  affidandosi tra l’altro sul piano della produzione e su quello strumentale ad altro virgulto autoctono di nome  Cate Le Bon, sua sodale pure in collaborazioni terze (ad esempio per l’amico e conterraneo Sweet Baboo) e quotata protagonista della scena indipendente britannica quale autrice di raffinate partiture psico- folk (“Mug Museum”, Turnstile, 2013). Fino ad oggi Hawkline, proveniente dall’isola di Lundy (davanti alle coste del Devon) ma con residenza in Cardiff, ha prodotto una serie di materiali sonori (tra lp, ep e singoli) espressione di autentico valore ma talora ancora acerbi e discontinui. A testimoniarlo la raccolta “Salt Gall Box Ghouls”, selezione sempre reperibile per i tipi della  Heavenly.

 

Con “In The Pink Of Condition”, registrato a Los Angeles, il tratto caratterizzante della ricerca sonora di Hawkline è una sorta di psichedelia da camera che rincorre curiose melodie sghembe, in quadretti pop-rock dall’andamento obliquo (di cui è maestro Rhys, appunto), vestiti con l’asciuttezza tipica dell’approccio lo-fi e proposti attraverso una vocalità che va da un morbido falsetto al tono baritonale, con un aplomb complessivo che h. hawklinetalvolta prende a illuminarsi parecchio di Kevin Ayers. Come a partire dall’opener Sticky Slithers, che avanza punteggiato da una bassline semplice e accattivante (Hawkline) e da una chitarrina dal riff impertinente (Le Bon, in un interscambio di strumenti che prosegue per tutto il disco ) destinata presto a deragliare e a far impazzire pure la voce del nostro. Eguale estrosità la si riscontra in  Isobelle, brano trascinante quanto  scintillanti e traverse risultano le chitarre che si intrecciano tra loro fino a Everybody’s On the Line, elegante mid-tempo strutturato sulla misura vocale di Hawkline in luminose tessiture di elettrica e rintocchi di vibrafono. Un sentore di aliena stravaganza pervade sin qui l’album, conclamandosi del tutto in Moons In My Mirror,  brano carico di groove stralunato e voglia di farci battere il piede o nel successivo Rainy Summer dove la modalità vocale si fa più profonda e le melodie abbandonano definitivamente il mondo ordinario su di uno straniante tappeto di synth e chitarra acidula.

 

A questo punto la cifra  di H. Hawkline è del tutto chiara: un sublime eccentrico che persegue con successo l’obiettivo di rendere deformi piccole cose come sono le canzoni, grazie all’ausilio di una vena surreale e psichedelica non priva di ironia. E a tanto ci spinge l’indolenza malferma di  Concrete Coloured Clothes, o l’intimismo barrettiano di In Love oltre alla successiva Dirty Dreams,  tracce queste costruite su di una sorta di comfort sospeso dei sensi, soggiogati da cristallini inserti di piano elettrico nell’una, o da sfumatureh-hawkline di organo e cori di pura suggestione floydiana, nell’altra. Ma il nostro gallese è anche schizzato di suo, e dopo una precisamente bella e fiammeggiante Ringfinger, concitata nella ritmica e nelle contorsioni elettriche (stranamente romantica ma come degli House of Love fuori di testa) ecco Moddion esplodere  isterica  di nerboruto afflato punk con un che di follia tutta psicotropa. E poi finalmente Spooky Dog, weird pop perfettamente in misura  con la scrittura tipica del Gruff Rhys più pencolante e carismatico (si ascolti ad esempio American Interior tratto dall’omonimo cd, Turnstile, 2014). Una traccia che sottende al tratto formativo del  musicista H. Hawkline - ma che non gli impedisce di chiudere sia pur con i mezzi toni di Back In Town, tenue pastello di folk psichedelico - un album del tutto personale e a buon diritto portatore del patrimonio di originalità del miglior rock gaelico.  

 

Voto: 7.5/10
Marco Prina

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