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27 luglio 2018 ,

Florence + The Machine

HIGH AS HOPE

2018 - Republic Records
[Uscita: 29/06/2018]

Inghilterra  

 

florencecoverArriva a tre anni di distanza dal precedente “How big how blue, how beautiful” il nuovo lavoro di Florence + The Machine ormai sempre più Florence-oriented e che, proprio come il suo predecessore, prometteva di dare una svolta alle sonorità che fino ad oggi hanno reso celebre la band e la vocalità di Florence Welch. Mentre il precedente lavoro aveva abbastanza disilluso queste aspettative di cambiamento, questo nuovo “High as hope” vira più verso un senso di minimalismo concentrato sulla voce della nostra che spazia dalle delicatezze di June alla forza sferzante di Patricia (il miglior episodio del disco) con un continuo altalenare tra intensità espressiva ed emotiva e leggerezza sensoriale (le parti finali di The end of love e No choir). Se una critica si può muovere a questa nuova scelta stilistica è quella di suonare, sulla distanza, un po’ ripetitiva nel suo alternarsi e di apparire, in alcuni momenti, quasi una scelta manieristica nel voler evidenziare le indubbie doti vocali della Welch, cosa di cui, peraltro, non ci sarebbe assolutamente bisogno. 

 

Florence + the machine_2ndMa è ascoltando i testi e la sofferenza che ne traspare che si intuisce come questa scelta faccia, evidentemente, parte di un processi di messa a nudo delle ultime recenti esperienze di vita, non propriamente positive, che la nostra ha vissuto. Non mancano, comunque anche tentativi di sperimentazione come Big God, con Jamie XX. Una scelta sicuramente coraggiosa che porta l’artista ad evitare di cavalcare onde maggiormente pop-oriented che nel recente passato avevano fatto capolino tra i solchi dei lavori del gruppo. Un lavoro questo “High as hope “ che corrisponde più ad una visione di un qualcosa che ci si è lasciati non senza sofferenza alle spalle piuttosto che alla necessità di esprimere una vera urgenza emotiva. Tirando le somme un disco che lascia la porta aperta ad un songwriting più spontaneo ed essenziale ma sempre di sicuro impatto piuttosto che il manierismo debordante degli arrangiamenti barocchi del passato: in futuro si capirà  se questo è l’inizio di un nuovo percorso o se rimarrà una parentesi esistenziale in una carriera che è già oggi sfolgorante.

 

Voto: 7/10
Ubaldo Tarantino

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