Migliora leggibilitàStampa
19 luglio 2013 ,

Kid Congo and The Pink Monkey Birds

HAUNTED HEAD

2013 - In The Red Records
[Uscita: 30/04/2013]

kid congo powers# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Può capitare che con la musica che ascoltiamo (e acquistiamo) si abbia un rapporto anodino di distacco, non di delusione, beninteso, ma anaffettivo: era ciò che si voleva ed ora lo abbiamo acquisito. Finita lì e passiamo oltre. Altre volte, dalla musica che ascoltiamo, possiamo sentirci contaminati nella nostra auto considerazione, nelle prospettive che vogliamo concederci. In pratica, siamo ciò che di essa filtriamo, ed è quello che ci piacerebbe opporre all’universo mondo. Ma per i musicisti, in genere,  è la vita che segna la propria musica, non viceversa. Quando preme lasciare un segno, un solco bruciato, per uno che è artista e si occupa oltre che della pellaccia anche dei reflui commerciali di una carriera lunga e articolata, può capitare di sentirsi appagato semplicemente trasformando crediti e desideri in suoni, che sono la calligrafia del proprio vissuto. Kid Congo Powers, chitarrista dal nome lungo quanto epocale è il curriculum che vanta (tra gli altri Cramps, Gun Club, Nick Cave and the Bad Seeds, Barry Adamson), è colui che ciascuno di noi potrebbe confrontare col proprio personale concetto di maudit.

 

Autore di pregevoli prove solistiche ben accolte da critica e pubblico (ultima e acclamata “Gorilla Rose”, 2011 In The Red Records), il Kid – accompagnato dai fondamentali Pink Monkey Birds - torna con un album collocabile in un paradigma tarantiniano, lurido quanto il garage-punk che di solito frequentiamo, risaputo come l’odore di benzina di uno zippo appena incendiato. Lurch immette maleodorante nella raccolta e scivola da uno scarico pieno di  risonanze chitarristiche e frequenze distorte, pistole fumanti gettate via, in un bidone unto che echeggia la voce del colpevole, un intro che vale il biglietto; Su Su, ancora echi che non potremmo reggere fossimo veramente innocenti, e il Kid imbastisce riff al limite del funk, il basso (encomio solenne) rimbomba destinato ad abitacoli di auto rubate,kid congo powers Kid Congo, voce malsana, è rauco, pieno di riverberi e parecchio mandante (noi parteggiamo per lui); Killer Diller e I Don’t Like, prefigurano il reato di appropriazione d’identità di terzi, in particolare quella di certo Mark E. Smith (The Fall), soggetto che peraltro non risulta aver sporto denuncia. Ed ora pensate ad una sorta di telefilm psichedelico anni 60, dove tutto è permesso, tranne i finali scontati e metteteci come sigla lo strumentale The Rad Lords Return (premio repeat); in tale falsariga, segue poderosa la title track Haunted Head, alla quale dovete annodare il  giro di basso di Lady Hawke Blues, con una batteria onesta, ma pure con  limature elettriche frattalizzate al chiacchiericcio di fondo.

 

Ed è la volta di Let’s Go!, sorta di girotondo maligno con organetto in sincope, introduttivo di Loud And Proud un blues lucido cromato, carico di nerbo con gallo che strozza nel finale; poi entriamo in 222, standard pulp, indolente, col narrato di Congo che contrappunta una chitarra finalmente aperta in accordi di cui ci pare essere i veri padroni emotivi; Dance Me Swamply è l’anthem che al pari degli ipotetici titoli di coda da cui non riusciamo a distaccarci, fornisce la spiegazione di ciò che finora abbiamo ascoltato. Ma a schermo nero e sguardi lucidi, parte Lemont’s Requiem, secondo strumentale, dolente, che kid congo powersabbandoniamo come la sala immaginaria che ci ha ospitato riconsegnandoci al sole. E qui parte (ancora?) una sorta di ghost track, di cui avremmo fatto volentieri a meno. Concludendo, troviamo sia legittimo ascoltare musica con atteggiamento per nulla empatico. L’album di KC, tuttavia, suggeriremmo di goderlo in modo differente. Giusto per avvalersi degli interessanti effetti collaterali che da esso promanano. Sì, talvolta traspare un po’ di mestiere ma, tutto sommato, chissenefrega? Kid Congo Powers, a luce spenta, ha la luminescenza di una madonnina perversa.

 

Voto: 7/10
Marco Prina

Audio

Inizio pagina