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14 settembre 2012 , ,

Calexico

ALGIERS

2012 - City Slang
[Uscita: 11/09/2012]

Calexico “Algiers” (City Slang# Consigliato da DISTORSIONI

 

Ci siamo spostati decisamente a nord rispetto alla latitudine originaria della cittadina di confine tra Messico e California. Della Calexico polverosa e ranchera sublimemente trascritta in quel documento leggendario e indimenticabile che è “The Black Light” (1998, Quarterstick) rimane ben poco. Ed in questi casi è veramente difficile riuscire a capire e spiegare le motivazioni e la bontà di intenti di una svolta tanto radicale. Sicuramente i Calexico, contraddistinti dalle personalità emblematiche di due artisti arditi e talentuosi come Joey Burns e John Convertino, avranno avuto le loro motivazioni nel decidere di esplorare e dare la giusta compiutezza ad altri generi musicali non più così profondamente legati al roots rock e alle atmosfere desertiche che hanno reso proverbiale il moniker Calexico. Altrettanto sicuramente si deve dare adito alla validità e al livello qualitativo altissimo da sempre espresso nei loro lavori. Forse anzi, sarebbe meglio partire dicendo che "Algiers" è un ottimo disco. Però è quasi impossibile per chi li conosce da sempre ed ha amato le loro policromie stradaiole, le cavalcate sospese tra western cinematografico e fieste mariachi, fare a meno della loro anima gypsy, raminga e selvaggia.

 

Il duo di Tucson scrolla la polvere rosa del deserto di Chihuahua dalle loro vesti e riannoda le maglie più austere e monocolori della loro attitudine post rock, quella che sa di  ballate impegnate e introspettive galleggianti tra malinconia e raffinatezza esecutiva impeccabile. Ecco appunto, forse l’elemento che più disturba è proprio il perseverare di questa impeccabilità che fatica a far emergere vibrazioni di autenticità da dietro il manto oscuro di esecuzioni calibratissime e limpidissime. Qualcosa che si addice perfettamente alla loro indiscussa bravura ma assai meno alla loro tribalità sanguigna, ai ritmi fanfareschi da convivialità popolare. Better and better è un sognante country folk che si avvicina alle suggestioni cantautorali di Donovan e Neil Young. Si colgono venature di folklore cubano galleggianti su nostalgie tra sognante e poetico in No te Vayas, contraddistinta da una tromba languida e struggente. Pezzi come The Vanishing Mind e Hush addirittura si ripuliscono e si scolorano in un minimalismo acustico e rarefatto che decisamente ci riporta allo stile intimista e bucolico di Iron And Wine. Le pennellate chitarristiche sono di una limpidezza jangle pop che è assolutamente spiazzante. Lenti di classe sbiaditi, annegati in slide di romanticismo melenso e stucchevole.

 

Calexico-Algiers-Limited-Deluxe-EditionPoi brani come Epic o Para (contenute entrambe anche nel secondo CD) che conservano l’impronta Calexico di ricerca delle origini ma spostata in lande californiane, nel paisley sound o, per essere ancora più precisi, nei suoi strascichi pensierosi e sofisticati, potremmo ricordare la strada intrapresa da Steven Roback (Rain Parade) con i suoi Viva Saturn. Nel secondo CD dal vivo predomina la psichedelia e l’esuberanza orchestrale di sapore elegiaco che raggiunge gli apici in Frontera/Trigger e The news about Williams. Assolutamente magnifica, nel suo intimismo carezzevole e intenso, Crystal Frontier con i suoi quasi otto minuti (assolutamente insoliti per loro). E Minas de Cobre che ci restituisce il miraggio dei Calexico di un tempo in un pomposo tango morriconiano. Un cammino decisamente deviato quello dei nostri ma che continua a proporci chiavi di lettura interessanti e impreviste; continua ad esplorare e assemblare, con il buon gusto di sempre, nuove sonorità in cui vale sempre la pena immergersi. 

Romina Baldoni

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