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19 luglio 2012

Thomas Bücker (Bersarin Quartett)

La forma segue la funzione – Italian/English version


BersarinQuartett_IIBersarin Quartett è il progetto solista di Thomas Bücker. A quattro anni di distanza dal primo omonimo “Bersarin Quartett”, la Denovali ha pubblicato “II”, secondo lavoro del musicista tedesco, raccogliendo ottimi riscontri da parte della critica. Abbiamo colto l’opportunità di scambiare due parole con Thomas sulle suggestioni e sulle immagini che hanno dato vita a quest’ultimo suo lavoro.

 

 

 

 

INTERVISTA A THOMAS BUCKER (BERSARIN QUARTETT)

 

Felice Marotta (Distorsioni) - Ciao Thomas, complimenti intanto per “II” che considero uno dei migliori album di questo 2012.

Thomas Bücker - Grazie davvero!

 

 

bersarinCon “II” hai costruito un mondo immaginario dalla forza estetica davvero impressionante. Basti pensare alla capacità di Im Lichte des Anderen di farci percepire i corpi costantemente in sospensione. Sei d’accordo con questa lettura?

Si, sono d’accordo con tutte le interpretazioni che sono state date a quest’album. E’ come un film immaginario in cui alla fine si scopre che il regista è lo stesso ascoltatore. E’ davvero bello per me vedere che tutti apprezzano “II” - ognuno all’interno del proprio mondo personale ed ognuno in un modo diverso. Mi piace molto l’idea che la musica racconti molto più dell’ascoltatore che non della musica stessa o di chi quella musica l’ha creata. Non c’è nulla di sbagliato o di giusto in tutto questo. Ma forse c’è un comune territorio emozionale che riunisce insieme tutte queste interpretazioni, per sfuggire ad una sorta di qualunquismo, almeno spero.

 

 

I canoni estetici di questo avvio di millennio ripropongono costantemente il barocco. Penso ad esempio anche all’ultimo lavoro di Jacaszek. Nel tuo “II” ritrovo un’impronta barocca: l’idea di una estetica degli oggetti minimi, frammentari, inesauribili, che si piegano su se stessi. Che ne pensi?

Prima di tutto ti ringrazio moltissimo per l’accostamento che hai fatto alla musica di Jacaszek. E’ una musica che amo davvero moltissimo. Per quanto riguarda l’impronta barocca, sono considerazioni davvero interessanti. Ad essere sincero non conosco moltissimo il periodo storico del barocco, ma mi viene spontaneo dire che questa impronta ci sia, se riguarda l’idea della creazione di uno spazio potente, forte ed intenso da un punto di vista emozionale. Ma penso - e forse potrei sbagliare - che l’uso dei riccioli non sia stato l’elemento maggiormente decorativo rispetto all’estetica visiva nell’epoca barocca, elemento che invece raggiunge il suo culmine nel periodo rococò. Per me è soprattutto una attitudine che posso esprimere dicendo ‘la forma segue la funzione’: la funzione è creare il massimo impatto emozionale e la forma ne è solo un espediente

 

 

Nei tuoi lavori utilizzi alfabeti imprecisi, codici da decifrare, scrivi musica per film immaginari e ti firmi con un eteronimo che rimanda ad un quartetto inesistente. Sembra che la tua predilezione per i mondi possibili sia una componente essenziale della tua visione.

bersarin buckerSì, è divertente per me creare mondi possibili (o impossibili?). Forse questa è una forte motivazione per moltissimi artisti e solo gli strumenti utilizzati sono differenti.

 

 

Nei progetti dei Bersarin Quartett si percepisce una propensione per le verità incerte e per le situazioni complesse, in cui è difficile, se non impossibile, distinguere il bene dal male o l’utopia dal fallimento. (Non è un caso la controversa figura del generale sovietico Bersarin che ha dato il nome al tuo progetto). Da cosa nasce questa consapevolezza e come riesci a trasferirla nella tua musica ?

Sì, uno degli aspetti principali della mia visione è questa ambiguità, che mi auguro non sia percepita come casualità. E’ difficile essere “non definitivi” e non attraversare la linea del “tutto va bene”, per me questo è molto importante. E’ un poco come nei film migliori dove la trama ed i personaggi non sono banali e prevedibili, ma dove c’è un filo aureo o una idea che tiene insieme tutta questa complessità. Per me questa è la fascinazione e la sfida nell’arte in generale: non essere mai definitivo nelle cose ma non andare neppure a caso – avere sempre un margine per poter pensare o immaginare ancora qualcosa di ulteriore attorno alle cose – per conservare sempre qualcosa di magico che possa trovarsi dietro l’ovvietà di un primo piano. Come trasferire questo nella musica? Non lo so davvero … Se tu pensi che tutto questo funzioni, allora ne sono davvero felice. Il processo di realizzazione è molto semplice. C’è un computer, molti plug-in e tonnellate di campioni … come un pittore che ha solo alcuni pennelli e la sua tela. Non saprei davvero dire di più.

 

 

La tua musica ha un forte impatto visivo. L’immagine è allo stesso tempo narrazione, emotività, atmosfera e paesaggio. E’ solo di una predilezione per il genere o c’è qualcosa di più forte? In che modo la musica può diventare visiva?

Dal mio punto di vista la musica ha un impatto visivo automatico, e anche viceversa: le immagini per me hanno sempre un livello uditivo. Come designer grafico (Thomas è anche un graphic-designer, NdT) sto pensando in un modo molto concettuale. Forse questa è la ragione per la quale mi piace controllare tutti i parametri estetici al meglio che posso, in modo da rafforzare l’idea concettuale che sta sotto. E’ molto importante per il progetto “Bersarin Quartett” che lo spettatore riceva alcuni codici … un suggerimento per un mondo possibile, ma che possieda abbastanza spazi per poter decodificare secondo i propri canoni personali.

 

 

In “II” troviamo elettronica, sperimentazione, neo-classicismo, orchestrazione, dubstep, jazz. Qual è l’elemento che unisce tutti questi generi ? E’ il desiderio di ampliare sempre più l’orizzonte delle tue ricerche o vi è qualcosa di altro?

Penso che i campioni ed il mood che ricrea l’atmosfera di un film immaginario costituiscano il filo conduttore. Sono davvero molto contento che quest’album abbia attirato l’attenzione in generi molto diversi. Questo è molto bello perché alla fine questo lavoro riguarda la musica e non i suoi generi.

 

 

Thomas, complimenti ancora e grazie per la tua disponibilità. Ti aspettiamo a Roma

Suonare a Roma sarebbe davvero molto bello. Mi piace davvero questa idea … e chi lo sa? Grazie a te per l’ascolto!

 

 

 

INTERVIEW WITH THOMAS BUCKER (BERSARIN QUARTETT) 

 

Felice Marotta (Distorsioni)- hi Thomas, meanwhile congratulations for "II" that I consider one of the best albums of this 2012.

Thomas Bücker - Thank you very much!

 

 

 

bersarin quartettWith "II" you have built an imaginary world characterized by a really impressive aesthetic force. Just thinking about the ability of Im Lichte des Anderen to make to perceive bodies constantly in suspension. Are you agree with this reading?

I’m agree with every interpretation of this album. It´s about an imaginary film which finally will be directed by the listener himself. It´s great for me to see that everybody enjoys the “II”-album in his individual world in a different way. I like the idea very much that the music tells more about the listener himself than about the music or the producer. There is no right or wrong. But maybe there is a emotional common ground at least that merges all interpretations together – to avoid some kind of whateverism, hopefully.

 

 

The aesthetics canons of this start of millennium reproduce consistently the baroque. For example, I think of the last work of Jacaszek. In your "II", I also see a baroque imprint: the idea of an aesthetics of minimal objects, fragmented, inexhaustible, which fold on themselves. What do you think about?

First of all, thanks a lot for the comparison with the music of Jacaszek. I like his music a lot. Regarding the “baroque” imprint, these are really interesting thoughts. To be honest I don´t know a lot about the baroque-era, but I spontaneously agree with this imprint if it’s about creating a powerful, emotional-bold, effectful environment. But I think - and maybe I´m wrong - the use of the fragmented loops aren’t much decorative than the visual aesthetic in the barock era which reaches its climax in the rokoko-age. For me it´s more like the “Form-follows-function” attitude: the function is to create the most emotional impact and the forms are only expedient.

 

 

Bersarin QuartettIn your works, you use inaccurate alphabets and codes to decipher, you write music for imaginary films and sign with a heteronym that refers to an inexistent quartet. It seems that your predilection for the possible worlds is an essential part of your vision.

Yes. It´s fun for me to create possible (or impossible?) worlds. Maybe this is a strong motivation for lots of artists and only the tools are different.

 

 

In the Bersarin Quartett’s projects, it is perceived a propensity for the uncertain truth and for the complex situations, where it is difficult if not impossible, to distinguish the good from the evil or the utopia from the failure. (It is no coincidence the controversial figure of the Soviet General Bersarin, who gives the name to your project). Where does this sensitiveness and how you can transfer it in your music?

Yes, the main aspect of my concept is this ambiguousness – hopefully not perceived as randomness. It´s difficult being inconclusive and not crossing the line of „anything goes” – this is important for me. It’s like in good movies where the plot and the characters aren’t that simple and predictable – but it has a golden thread or a concept which keeps this complexity together. For me this is the fascination and challenge in art in general: being inconclusive but not random – always having enough room for the recipient to think or imagine about – always to preserve some magic behind the obvious foreground.  How can I transfer it into music? I really don´t know ... If you are the opinion the music works for you than I´m really glad about it. The production process is very trivial. It’s all about a computer, many plug-ins and tons of samples ... like a painter who has some brushes and his canvas. I really don’t know.

 

 

Your music has a strong visual impact. The image is at once narration, emotionality, atmosphere and landscape. Is there only a predilection for the genre or something stronger? How can the music become visual?

bersarin2In my opinion music has a visual impact automatically, and vice versa: visuals have always an auditive layer for me. As a graphic-designer I´m thinking in a very conceptual way. Maybe this is the reason why I like to control all the aesthetic parameters as best as I can to reinforce the conceptual idea behind. It was important for the “Bersarin Quartett” project that the viewer gets some codes ... a suggestion for a possible world, but enough room for the very own decoding.

 

 

In "II" we can find electronics, experimental, neo-classicism, orchestration, dubstep, jazz. What is the element that unites all these genres? Is it the desire to expand the horizon of your research or something else?

I think the string-samples and the atmospheric mood of an imaginary filmscore is the common thread. Finally I´m very happy that this album attracted attention in many different genres. That’s nice because at the end it’s about the music not its genres.

 

 

buckerThomas, thank you very much for your time. We're waiting for you in Rome.

Playing in Rome would be really really nice. I love this idea very much ... who knows?! -- thank you for listening!

 

 

 

 

 

 

Felice Marotta

Denovali  Bersarin Quartett                                              


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