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22 agosto 2014 , ,

Carl Hultgren

TOMORROW

2014 - Blue Flea Records
[Uscita: 20/05/2014]

carlUn album di Carl Hultgren che non contempla la presenza dell’eterea moglie Windy Weber, non è di tutti i giorni. Sebbene, il bravo chitarrista americano se la cavi egregiamente anche come solista. E’ il caso di questo “Tomorrow”. Non che il disco in questione si differenzi molto dagli stilemi della produzione  del duo del Michigan: è un’emanazione ininterrotta di sonorità chitarristiche in liquida e languida distorsione, un mantra musicale che avvolge di lievi nebbie sensoriali gli anfratti della mente. Musica per paesaggi interiori, molto simile agli 'storici' acquerelli chitarristici dell'inglese Vini Reilly (The Durutti Column): sin dall’incipit (Ribbons), dove lievi arpeggi di chitarra si dispiegano lungo un tappeto di morbide linee elettroniche, e proseguendo, dopo talune asperità appena rilevate (Ledge), lungo il sentiero della delineazione di immagini crepuscolari, punteggiate dai toni cromatici ‘pastello’ della chitarra di Carl che indugia come sull’orlo di quiete vallate, prima di accingersi a sfumare verso i primi velari della sera (Evening [At Night]).

 

Come una segreta evocazione di spiriti dell’aria, notturnamente fluttuanti nell’etere, è, invece, il flusso sonoro di Spirits, mentre pare emergere da una materia rocciosa su cui il vomere della chitarra traccia solchi profondi il tratto ruvido di Hidden. Di tutto il repertorio di pretta eminenza ambient, sembra avvalersi Hultgren nel tracciare il lungo e deliquescente hultgrensculpture-and-paintings-by-windy-091percorso di Transparency And Light, diciotto minuti d’immersione in acque di mera catarsi musicale, il brano nettamente più meditativo dell’album, e in grado di suscitare suggestioni di viaggi iniziatici che, attraverso liquide trasparenze  e arcane rifrangenze, conducono all’attingimento della luce. Entità aeriformi plasmate dalla chitarra dell’elfo del Michigan, su una nota lieve di piano, paiono sortire dalla traccia sonora di Invisible. Il lungo cammino iniziatico di Hultgren trova, infine, il suo legittimo approdo nella conclusiva Found My Way Home, esempio di quiete riconquistata, placidità di sensi avvolti nella molle ovatta di questi suoni senza tempo. 

Voto: 7.5/10
Rocco Sapuppo

foto 2: Carl Hultgren


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