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2 maggio 2012 ,

Evans The Death

“Evans The Death”

2012 - Fortuna Pop/Slumberland/Goodfellas
[Uscita: 1/05/2012]

Evans The Death  S/T                       # Consigliato da DISTORSIONI

Hanno il nome preso da un becchino protagonista di una pièce teatrale del poeta/drammaturgo Dylan Thomas, gli Evans The Death e vengono da Londra. Nonostante la loro giovane età, si rivelano, con questo debutto, abili e finissimi artigiani pop, riuscendo con brillantezza e la giusta emotività a rimaneggiare e a modernizzare stilemi che vanno dal punk alla new wave, dal pop-rock chitarristico allo shoegazer, traendo sincera ispirazione anche dagli anni 50 e 60. La proposta del quartetto inglese è di quelle che conquistano immediatamente, grazie al connubio, sempre efficace, di ritmi trascinanti e melodie a presa rapida, a mezza via tra pop e spigolosità. Freschi e contagiosi, rimandano inevitabilmente ai primissimi Blondie; la stessa platinata frontgirl Katherine Whitaker (supportata da una macchina sonora, guidata dal chitarrista e autore Dave Moss, perfetta e già ben oleata), potrebbe esser una novella Debbie Harry, magari non bella come la vamp newyorkese, ma altrettanto dotata sul piano vocale e del carisma.

 

Fucilate di basso, riff e distorsioni di chitarra, ma anche ganci melodici da k.o. caratterizzano, dunque, le quattordici canzoni del lotto, urgenti ed energetiche come poche; una mistura spavalda ed esaltante di Ramones, Joni Mitchell, Primitives e Pretenders che funziona più di quanto dovrebbe su carta e che permette all’album, sfacciatamente orecchiabile, di viaggiare veloce, leggero e sbarazzino come una stagione estiva, senza una nota stonata, un odore di eccesso e senza accusare mai una caduta di tono. La band eccelle sia nei momenti più rumorosi e frenetici (che compongono la maggior parte dell’opera), sia nelle ballate occasionali, dove a brillare ed ammaliare è la melodiosa voce di Katherine Whitaker, capace di variazioni e accelerazioni sensuali e celestiali.

 

Proprio per gli aspetti sopra rilevati, gli altamente infettivi singoli I’m So Unclean, Threads e Telling Lies, le impetuose BoDiddley e Catch Your Cold, le più pacate ma non meno irresistibili Letter Of Complant e Sleeping Song/So Long e i crescendo liberatori di Morning Voice e What In Your Pocket?, forti anche di testi umoristici e surreali, sono tutti episodi degni dei migliori classici del genere. Chiudono in maniera inedita, il cambio di tempo abrasivo della breedersiana Wet Blanket e il desolato lamento alla Cat Power di You’re Joking, che oltre a confermarne la validissima cifra stilistica, fanno intravedere il grosso potenziale che il gruppo ha da esprimere. Slumberland in America e Fortuna Pop in Europa, licenziano l’ennesimo prodotto pregiato e di eccellente qualità: onore a loro e lunga vita agli Evans The Death!.

Antonio De Luca

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