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12 marzo 2016

Heron Oblivion

S/T

2016 - Sub Pop Records
[Uscita: 04/03/2016]

Stati Uniti      #consigliatodadistorsioni     

 

a0920627674_16Arriva all’esordio il superprogetto Heron Oblivion. I componenti sono tutti musicisti coinvolti in matasse musicali riconosciute a livello internazionale; la cantante e batterista Meg Baird da Philadelphia, Pennsylvania è già affermata con gli Espers e ha all’attivo due album solisti.

I chitarristi Ethan Miller e Noel Van Harmonson di San Franscisco, erano già insieme nei Comets On Fire, (Noel già nei Sic Alps e nei Six Organs Of Admittance, e Miller negli Howlin’ Rain e Feral Ohms) mentre il bassista Charlie Saufley era coinvolto nei Assemble Head in Sunburst Sound. La musica del supergruppo si nutre delle esperienze dei propri componenti: rock psichedelico, sostanzialmente, declinato in ogni sua sfaccettatura. Non stupisce che le 7 tracce del disco coprano quasi un’ora intera di ascolto: la parola d’ordine, per gli Heron Oblivion è jam session. E nel compiere la loro missione, non lasciano prigionieri. I 7 minuti iniziali di Beneath Fields sono un biglietto da visita per gli amanti di percussioni tribali, muri di fuzz, giri ipnotici, sferzate di wah-wah. La voce della Baird fa da contrappunto alla durezza della musica, dispiegandosi limpida e leggera. Le chitarre prima ricamano una trama lisergica che poi viene frantumata dalla pesantezza delle distorsioni.

 

Come se i Fairport Convention incontrassero i Crazy Horse di Neil Young; il singolo Oriar è un lamento di wah impazziti, molto più simile ad incursioni soniche di Hendrix o High Heron OblivionRise; la breve Sudden Lament cavalca in poco più di 3 minuti un’epica melodia senza farsi disarcionare. La vera e propria jam arriva con il pezzo centrale, Rama: monolitici riff di basso supportati da una batteria primitiva mentre le chitarre si scambiano assolo interminabili; 10 minuti in cui gli Heron Oblivion mettono a nudo tutte le loro facce psichedeliche. Faro, con le sue scale vorticose ricorda i Sonic Youth più fragorosi e il cantato della Baird si fa atonale ed ironico, come Kim Gordon.

Seventeen Landscape richiama ancora i Fairport C. più dilatati per un’ennesima danza marziale folk-rock. Your Hollows, che chiude il disco, è ancora un rock scarno heron-oblivion-01stile Crazy Horse. L’acuto della Baird viene fuso nella nota di chitarra ripetuta all’infinito regalando il momento più alto del disco. Se il folk-rock dei Trembling Bells (che ricordano molto gli Heron Oblivion) ha una matrice intellettuale e complessa, le jam session dei 4 americani sono frutto di una rielaborazione di pancia dei propri idoli. Il limite è l’operazione filologica un po’ troppo precisa che frena l’entusiasmo per un gruppo che altrimenti se lo meriterebbe tutto. Heron Oblivion si dimostra comunque una realtà interessantissima, da continuare a tenere d’occhio. 

Voto: 7.5/10
Ruben Gavilli

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