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29 maggio 2013

The Pastels

SLOW SUMMITS

2013 - Domino Records
[Uscita: 28/05/2013]

The Pastels “SLOW SUMMITS” (28 maggio 2013 Domino recordsNegli anni '80 la critica anglosassone, che adora fare le classificazioni più astruse, coniò la definizione “rock da cameretta”, per una serie di gruppi acustici, intimisti, amanti della melodia e della psichedelia, di cui gli Smiths erano i precursori, che supponevano essere amati da ragazzi sfortunati in amore, che passavano quindi tutto il giorno in camera a sentire dischi. Etichette come Creation e Sarah diedero il meglio del filone, che ha oggi un epigono in Belle and Sebastian. Tra questi The Pastels, che come molti altri gruppi della loro generazione, si rivelarono al mondo tramite una compilation pubblicata in cassetta dalla rivista New Musical Express intitolata “C86”. Essa presentava una serie di gruppi che sembravano destinati al culto, ma solo i My Bloody Valentine riuscirono a colpire nel segno. I Pastels hanno continuato a lavorare sottotraccia e giungono con questo “Slow summits” al settimo album in venticinque anni, a sedici di distanza dal precedente. I membri originali, Katrina Mitchell e Stephen Mc Robbie, nella vita di tutti i giorni rispettivamente grafica e libraio, si alternano alle voci, con l'impeccabile produzione di John McEntyre. La loro ostinazione ce li rende simpatici, e la musica che suonano non stravolgerà le nostre vite ma si ascolta che è un piacere. Pop cristallino, con arrangiamenti semplici ed eleganti.

 

Katrina, giustamente apre le danze con Secret music, titolo appropriato per una canzone così, discreta, malinconica, raffinata. Ottimi, specie in Night time made us, gli intrecci dei fiati, segnatamente Alison Mitchell alla tromba e Tom Crossley al flauto, il musicista che si mette più in luce; chitarre e tastiere infatti sono suonati in punta di dita e i ritmi non sono mai troppo forti. A volte i due duettano, come nel singolo Check my heart, che pare uscita da un film romantico degli anni '60, così come lo strumentale che dà il titolo all'album è perfetto per i titoli di testa di un poliziesco (non troppo violento però) ambientato in quel periodo. Si sente che gli arrangiamenti sono di McEntyre, i passaggi dei fiati sono molto in stile Stereolab o meglio, devoti allo stesso nume tutelare, Piero Piccioni (molto più di Bacharach, non fidatevi dei siti di oltreoceano). C'è anche un altro brano strumentale, After images, più quieto, basato su tastiere appena accennate. In generale però si fanno preferire i brani cantati, più incisivi sebbene mai magniloquenti. Come già detto a rendere questa manciata di canzoni degna di nota è la bella scrittura degli arrangiamenti, anche nell'unica traccia  in cui i fiati lasciano il proscenio agli archi, soprattutto ai violoncelli, Kicking leaves. Questo disco non piacerà a chi ama solo le avanguardie estreme, o chi concepisce il rock solo come chitarre ultradistorte e voci urlanti, qui non c'è nulla di tutto ciò, anzi i due leaders cantano quasi sottovoce; se invece cercate le belle canzoni, magari malinconiche e un po' nostalgiche, questo disco vi piacerà. 

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

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