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31 maggio 2012 ,

Titor

ROCK IS BACK

2012 - Inri
[Uscita: 13/04/2012]

Titor “Rock is backNon potete godervi appieno questo album se non avete mai nemmeno per caso sentito parlare della leggenda (leggenda? Per alcuni è storia, non leggenda) di Titor. Pare infatti che intorno alla fine degli anni '90, su numerosi forum che si occupavano di politica sia apparso un certo John Titor, o almeno così lui si firmava, che diceva di essere un militare americano che si era prestato a fare da cavia per una missione attraverso il tempo, di provenire dal 2036 e di sapere molte cose di come il mondo intero si sarebbe evoluto nell'arco di una quarantina d'anni. Poi, così come era “virtualmente” apparso con i suoi post su internet, altrettanto “magicamente” sparì senza lasciar traccia di sé. Alcune delle sue profezie almeno in parte si avverarono (ma c'è chi dice che fossero prevedibili), altre proprio per niente, altre ancora potevano essere interpretate in più modi, così da trovarvi del vero o del falso, cosa che del resto è sempre avvenuta un po' con tutti i profeti, da Nostradamus in poi... Tutto ciò fu sufficiente per fare di John Titor una sorta di Santone e di divinità per alcuni, un ignobile cialtrone per altri.

 

I Titor, oltre a prendere il nome da questo oscuro personaggio, prendono anche, sia pur in modo velato, spunto dalle sue vicende (a cominciare proprio dal brano di apertura, intitolato Dal 2036) per costruire una sorta di quasi-concept sui mali e le miserie dei nostri giorni visti con il distacco e lo stupore di una vera e propria entità esterna: un alieno, un uomo del futuro, o semplicemente un disadattato, o un intellettuale che si pone delle domande... A questo punto poco importa. Come è facile immaginare la musica, tesa e nervosa, offre un solido supporto ai testi, molto incisivi, in italiano. Così nel mixaggio la voce di Sabino Pace spicca in maniera da porgere sempre volontariamente in primo piano il messaggio, che arriva chiaro all'ascoltatore. Una voce stridula, ringhiata, che può a tratti persino ricordare il Freak Antoni dei primi Skiantos, quando ancora la vena ironica e demenziale non aveva preso del tutto il sopravvento sull'attitudine punk del gruppo. E anche i testi dei Titor, pur amari, carichi di rabbia, sovente inclini volentieri al turpiloquio, non mancano affatto di una certa ironia, che potrebbe ad esempio farli avvicinare, per brevi tratti, agli Ustmamò o agli Offlaga Discopax. Ascoltare Titor is dead per credere.

 

E le scarne, ma al tempo stesso assai complesse, trame musicali chitarra/basso/batteria (rispettivamente Sandro Serra, Francesco Vittori e Giuseppe Azzariti) che senza orpelli delineano queste storie a cavallo tra due millenni prendono, sia pur remotamente, dal post-hardcore evoluto e ipertecnico di bands come Nomeansno o Husker Du come dal gelo tecnologico, industriale e fantascientifico dei Voivod. Una curiosità: in questo bizzarro concept-album sui generis trova posto persino una cover di Ivan Graziani, Motocross, talmente attuale e drammatica nella storia che racconta e talmente moderna nello stile narrativo da non creare il minimo contrasto con tutte le altre, fino a sembrare parte integrante dell'album.

Alberto Sgarlato

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