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26 Ottobre 2026 , →

Tristan da Cunha Maris Stella

2026 - Boring Machines
[Uscita: 10/07/2026]

Il mare come dimensione di una eterna messianicità di salvezza o tremolante barlume che si fa guida nella notte più buia. Il mare è anche l’archetipo di tutte le partenze ma anche di tutte quelle preghiere silenziose rivolte a qualcosa di familiare cui ci si aggrappa nei momenti più difficili. Perché solo nel pericolo ci accorgiamo di avere costruito la nostra casa dopo una tempesta. “Maris Stella” è il quinto lavoro dei Tristan da Cunha, pubblicato per la Boring Machines, con l’ingresso di Nicolò Vara (viola), insieme a Francesco Vara (chitarra) e Luca Scotti (batteria). Nell'album c’è una simmetria latente che conduce a "F♯ A♯ ∞" dei Godspeed You! Black Emperor di cui condivide il medesimo concept di apocalittico isolamento, in una musica che descrive la fine dei tempi e la dissoluzione dei luoghi che custodivano il senso delle cose. La scrittura del nuovo album parte dalla tradizione del culto mariano di Nostra Signora Stella del Mare per spingersi in mondi sommersi, fatti di un isolazionismo che trascende la credenza popolare e diventare religione di un nuovo umanesimo. È come se lentamente si costruisse un perimetro invisibile fatto di silenzi e sospensioni attraverso un flusso sonoro che porta con sé una potenza evocativa di grande impatto. Anche se ogni definizione risulta superficiale, data la profondità immaginifica che si spalanca all’ascolto, potremmo dire di essere di fronte ad un minimalismo cameristico vicino a Górecki così come a Michael Nyman o Giovanni Sollima, con una prevalenza degli archi stratificati su fondamenta di drone music e disciolti in un impianto post-rock. Le tracce di ciò che riteniamo trovare durante l’ascolto dei Tristan da Cunha diventa subito dimensione indefinibile da circoscrivere; anche la vicinanza ad una certa sensibilità dei Rachel’s di “The Sea and the Bells” o alle frequenze degli Stars of The Lid viene subito orientata verso un altrove immateriale che non appartiene a nessuno. “Maris Stella” ci porta semplicemente sulla spiaggia ad osservare ciò che il mare ci racconta in un unico piano sequenza: storie di inattesi ritorni come doni dal cielo, ma anche di naufragi, di legni schiantati sugli scogli e lacrime versate. Alla fine si comprende come tutto si intrecci in un continuum esistenziale in cui ognuno è responsabile della vita dell’altro senza saperlo.

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

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