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22 settembre 2015 ,

Lunatico Festival: “Dancing in your head”, tributo a Ornette Coleman

Lunatico Festival: “Dancing in your head”, tributo a Ornette Coleman 15 Agosto 2015, Trieste, Parco di San Giovanni


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Ornette Coleman al frenocomio di Trieste

 

Era il 15 Maggio 1974 quando, in continuità con la rivoluzione che Franco Basaglia stava attuando al e dall’interno delle strutture manicomiali e che avrebbe in pochi anni portato alla de-istituzionalizzazione della malattia psichiatrica, venne organizzato, proprio al Parco di San Giovanni che ospitava il frenocomio triestino, il concerto di Ornette Coleman. Il musicista texano dovette apparire perfetto per il primo di una serie di concerti 11392816_10152972494398391_4111550808029079385_nche l’associazione triestina “Amici del jazz” avrebbe continuato a pianificare nei mesi seguenti (nella stessa struttura si esibirono gli Area, Giorgio Gaslini, i Saint Just, Dario Fo, Gino Paoli e Franco Battiato con Juri Camisasca).

Laddove gli sforzi di Basaglia e dei suoi collaboratori tendevano infatti ad allentare i legacci, spesso purtroppo non solo metaforici, che l’istituzione-manicomio imponeva sui malati, Coleman rappresentava il simbolo stesso di una musicalità liberata e liberante oltre che fortemente incentrata sul futuro e sull’utopia (emblematici in questo senso i titoli dei primi lavori del sassofonista quali “Tomorrow is the question” e “The shape of jazz to come”, entrambi del 1959, per non dire del manifesto, uscito l’anno seguente, “Free jazz”). Il fatto fu assolutamente rivoluzionario in quanto, per la prima volta, centinaia di persone entravano nella “città dei matti” rompendo così l’assedio dell’isolamento.

 

Coleman e Rosina

 

978-88-7223-233-0La questione è superbamente esemplificata dalla testimonianza di Peppe Dell’Acqua, psichiatra salernitano collaboratore di Basaglia, nel suo “Non ho l’arma che uccide il leone” edito da Stampa alternativa nel 2007 e recentemente ristampato per i tipi di Alpha & Beta: “Un piccolo palco, poco meno di un metro di altezza, e un'amplificazione approssimativa avrebbe sostenuto il quartetto di Coleman. Per il quartetto teneva i contatti con noi un manager olandese imponente che pretendeva che prima che Coleman salisse sul palco saldassimo quanto pattuito. Niente soldi, niente concerto. Coleman e gli altri erano trattenuti dietro un muro che faceva da quinta a pochi passi dal palco.

Nell'imbarazzo generale del pubblico, dalla prima fila viene fuori Rosina, la nonna dell'asilo. Rosina sale sul palco, guarda stupita il pubblico che applaude, tira fuori dalla tasca la sua lunatico festival locandinaarmonica a bocca e comincia a suonare. Ornette Coleman sente la musica e fa capolino incuriosito, ascolta ancora per un attimo, si avvicina a Rosina che continua a suonare e riprende dolcemente le note col suo sassofono. Entra Billy Higgins che prende posto alla batteria e dietro di lui Sirone Norris Jones che comincia a sostenere al basso il sassofono e James Ulmer che riprende l'aria di Rosina alla chitarra. Il concerto comincia. Una magia”.

 

 

"Dancing in your head”, tributo a Ornette Coleman:

Bruno Romani, Flavio Davanzo, Emanuel Donadelli, Clarissa Durizzotto, Riccardo Morpurgo, Giorgio Pacorig. 

 

L’11 Giugno scorso Ornette Coleman ci ha lasciati e per celebrarne la personalità e ricordarne la strepitosa musica il Lunatico Festival, giunto alla sua seconda edizione e ospitato proprio negli spazi del Parco di San Giovanni, ha radunato alcuni dei migliori Bruno Romani Clarissa Durizzottoesponenti della scena jazz regionale per un concerto-tributo cui ha atteso un numeroso e visibilmente soddisfatto pubblico. La giornata dedicata a Coleman è stata fortemente voluta - all'interno del Lunatico Festival (3 Luglio-28 Agosto 2015) - da Inglobante Universale e in particolare da Guillermo Giampietro e Lara Baracetti, conduttrice dello straordinario programma radiofonico Escuchame in onda su Radio Fragola. Come prologo alla performance serale Bruno Romani (nella foto a sinistra insieme a Clarissa Durizzotto), già storico sassofonista degli udinesi Detonazione, l’estroso pianista Giorgio Pacorig e il batterista Emanuel Donadelli hanno tenuto un’interessante master-class incentrata sulla biografia e sulle innovazioni stilistiche introdotte dal grande musicista americano.

 

Il seminario si è concluso con un esperimento di libera improvvisazione e di conduction che ha visto coinvolte alcune delle persone partecipanti. I tre sono stati in serata raggiunti sul palco dal pianista Riccardo Morpurgo, dalla esplosiva clarinettista e sassofonista Clarissa Durizzotto e dal trombettista Flavio Flavio DavanzoDavanzo (nella foto qui a destra). In una sala stracolma il concerto del sestetto si districa con grande attenzione all’elemento dinamico e con una freschezza timbrica di alto livello. Giorgio Pacorig estrae suoni di ogni sorta dal suo Fender Rhodes mediante un uso estremamente creativo dell’effettistica con esiti talvolta prossimi all’anelito spaziale di un Sun Ra.

 

Ad esso si contrappone il pianismo terrestre di Riccardo Morpurgo, il drumming di Donadelli è fantasioso e presente, la sezione fiati alterna parti con un alto grado di Emanuel Donadellideterminazione nell’esposizione dei temi colemaniani ad altre in cui la libera improvvisazione prende il sopravvento in una giocosa e anarchica esplosione che ha i suoi poli nel suono potentissimo ed esuberante della Durizzotto e nell’etereo dipanarsi della tromba di Davanzo. A tirare le fila, vela che gestisce l’impetuoso vento, la sapienza e il sassofono di Bruno Romani. Un concerto commovente che dimostra, se ce ne fosse bisogno, come la musica di ricerca abbia un pubblico e come questo possa essere portato all’entusiasmo (il sestetto è letteralmente trascinato sul palco per il bis da un’ovazione da concerto pop). 

 

Riccardo MorpurgoIl cerchio si chiude simbolicamente verso il finale della performance, con il gruppo che viene inaspettatamente raggiunto da un’ospite inatteso: Fabio Sfregola e la sua tromba irrompono sul palco e si uniscono all’improvvisazione collettiva. In fondo lo spirito del free Giorgio Pacorigjazz è esattamente questo, è l’ottica del “noi” (un’ottica comunitaria che rimanda al jazz delle origini di New Orleans) in contrapposizione al muscolarismo triviale ed egocentrico di molta fusion fin troppo celebrata. Ma è anche il genius loci che si manifesta: la rivoluzione basagliana con le sue battaglie di civiltà, il principio di inclusione (quanto mai da riscoprire), tutte cose che impregnano e si respirano nell’aria in un posto come il Parco di San Giovanni.  

 

 

(nelle ultime due foto, a sinistra Giorgio Pacorig, a destra Riccardo Morpurgo)

 

Alessandro Seravalle

foto 5-6-7-8-9 di Lucia Vazzoler  

 

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