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9 agosto 2014

Noura Mint Seymali

TZENNI

2014 - Glitterbeat Records
[Uscita: 20/06/2014]

Noura_Official_Cover_LP

                                                # Consigliato da Distorsioni

Prosegue instancabile l’opera della Glitterbeat di proposta di artisti provenienti dal continente africano, anche se con i Sonido Gallo Negro l’etichetta di Chris Eckman dimostra di voler allargare i propri orizzonti ad altre aree del pianeta. Ora è la volta di Noura Mint Seymali, un’artista proveniente dalla Mauritania - l’area subsahariana è quella fino ad ora prediletta dalla label - e questo è il suo debutto su lunga distanza per il mercato internazionale. In patria aveva già inciso due dischi, “Tarabe” nel 2006 e “El Howl” nel 2010, mentre “Tzenni” è stato preceduto da due ep. La biografia di Noura Mint Seymali è simile a quella di molti artisti africani, proviene anch’essa da una famiglia di musicisti e griot dai quali ha appreso il mestiere e a suonare l’ardine, uno strumento a 9 corde tradizionalmente riservato alle donne, poi la consueta trafila di esibizioni in feste, matrimoni, fino ad affermarsi come una delle voci più interessanti del suo paese. Pur molto legata alla tradizione musicale mauritana, la musica della band di Noura  è aperta ad altre influenze, funk, rock, reggae, blues, pop; magari questo farà storcere la bocca ai puristi della tradizione, ma la rende comprensibile ad un pubblico poco aduso alla frequentazione dei suoni provenienti da culture lontane. La band è composta dall’eccellente chitarrista Jeiche Ould Chigaly, marito di Noura, e dalla sezione ritmica formata da Ousmane Touré al basso e Matthew Tinari alla batteria.

 

nouraTzenni è una danza, ma indica anche l’andamento ciclico dell’universo, della vita, l’alternarsi della luce e del sole, di felicità e tristezza, e la musica di questo affascinante disco ci invita alla danza trasportandoci lungo le dune del deserto, luoghi magici e immaginifici che irretiscono l’anima e il cuore. La voce di Noura è profonda e capace di grande estensione e di splendidi vibrati, in certi momenti ricorda i canti delle donne del nostro sud. Gli arrangiamenti, estremamente rigorosi, si basano principalmente su un’unica forma: una sezione ritmica che si impone nella sicurezza geometrica dei tempi e nel funky con cui innerva la musica, e su questa base parte il canto di Noura spesso in dialogo stretto soprattutto con la chitarra, mentre l’ardine contribuisce a creare atmosfere intriganti ed esotiche. Qui spicca la straordinaria abilità di Chighaly, vero punto di forza insieme al canto, alle prese con distorsioni di stampo psichedelico e spirali chitarristiche estremamente originali in cui coniuga il rock blues con sonorità tradizionali creando con l’ardine una cascata di suoni che ti avvolge come le spire di un serpente. Così la musica si snoda nell’anima ancestrale e polverosa del blues del deserto: Tzenni ricorda i Tinariwen più evocativi, Soub Hanallah ha note drammatiche nella voce, nell’ipnotica Tikifite spicca uno spettacolare suono della chitarra, infine  il vitalismo ritmico del funky di Emin Emineima Chouweyné con fraseggi hendrixiani di chitarra che faranno felici i più rockettari. Un’autentica scoperta.

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

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