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26 settembre 2013 ,

White Hills

SO YOU ARE… SO YOU’LL BE

2013 - Thrill Jockey
[Uscita: 19/08/2013]

White Hills   SO YOU ARE.. SO YOU’LL BE    Thrill Jockey  # CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

L’astronave dei narco-spacers White Hills salpata 8 anni fa da New York ha effettuato l’ennesimo ritorno alla base portando con sé questo altro scrigno contenente nuove testimonianze dall’universo. La curiosità è incontenibile, e già appena tolti i sigilli, la prima sensazione è che questa volta non siano ritornati soli, o peggio, che qualche forma di vita aliena abbia preso il loro posto impossessandosi dei loro riff ipnotici e pesanti capaci di incollare orecchie e mente e utilizzarli come arma di conquista di massa. Messi in quarantena e superati un paio di ascolti preliminari, è fin troppo chiaro che, comunque stiano le cose, è inutile opporre resistenza: fuggire? ..fuggire dove? Dave W (voce, chitarra synth)e Ego Sensation (basso),  il duo che fa capo al  progetto, appaiono sempre più pallidi e provati, il resto dell’equipaggio è lo stesso dell’album precedente, ma il risultato è di più ampio respiro rispetto a “Frying On This Rock” che suonava molto più granitico e compresso.

 

InWords, la traccia di apertura è un breve messaggio introduttivo in qualche linguaggio a noi sconosciuto, una voce metallica confusa tra interferenze radio. La stessa voce che ritroveremo più avanti nella tracklist dell’album, in un’altra traccia dal titolo OutWords. Ma andiamo per ordine con la successiva In Your Room, che, come nel loro miglior stile, coniuga l’energia  degli Stooges con il minimalismo degli Oneida. The internal monologue è una massa fluttuante di magma cosmico in assenza di gravità che per cinque minuti e mezzo attraversa accarezzando i nostri corpi senza causare alcuna ferita. Ma questa tregua serve solo a proiettarci nella  dimensione della title-track, di nuovo un riff essenziale heavy ed immediato che si dissolve in un’improvvisazione free ambientata nello  spazio profondo. In Forever in space enlightened la lezione degli Hawkwind viene rielaborata oltre i confini di Chrome ed Helios Creed. La chitarra e il wah wah furibondi di Rare upon the earth riportano alla mente il Ron Asheton di “Funhouse” come suonasse su un brano dei Loop, la conclusiva MIST (Winter) vibra di onde kraut-rock, altro elemento con cui la band gioca spesso e volentieri. Retrospettivi a medio e lungo termine ma al contempo futuristi, i White Hills annullano ogni distanza spazio temporale, capovolgono la clessidra riportando tutto al “qui e ora”. 


Voto: 7/10
Federico Porta

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