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5 agosto 2018 ,

Hilde Marie Holsen

LAZULI

2018 - Hubro Music
[Uscita: 01/08/2018]

Norvegia   #consigliatodadistorsioni     

 

HOLSEN Lazuli (1)Si ammetta che esiste, di fatto, un certo approccio “sessista” (non necessariamente morboso o negativo, e magari motivato dalla minoranza autoriale del gentil sesso) che condurrà a cercare caratteri peculiari di genere oltre che “analogie e collegamenti” con altre figure del genere medesimo, approccio inevitabilmente riduttivo ma che lascia comunque salutare con maggiorato interesse le firme al femminile; e particolarmente dall’area nordica perviene una fresca firma in solitario che qui allestisce un set giocato tra tromba ed elettroniche e che, bisogna rilevarlo, non si caratterizza per connotazioni e segni di femminee valenze (che amor di banalità ci farà identificare in carattere acqueo, trasparenze e ariosità) improntandosi piuttosto a progressioni lineari di sound saldo e potente. In base a tale premessa avalliamo il sospetto che il pregiudiziale entusiasmo tributato all’opus di riconferma della musicista (dopo l’esordio con “Ask”, sempre per Hubro)  trovi un importante atout nell’elemento già discusso, certo la musicalità della giovine Hilde Marie Holsen è titolata a sostenere lo sguardo e la progettualità con grandi regie di consorelle quali Sinikka Langeland o, con almeno un passaggio generazionale, Mette Henriette Rolvåg o il (probabilmente disciolto) trio Midaircondo (rispettivamente nelle proprie speculazioni folk-jazz, post-jazz cameristico e avant-garde).

 

Holsen 01Rimanendo nel più ristretto ambito strumentale, si potrà richiamare non del tutto alla lontana una grande esponente dell’ottone free quale la lusitana Susana Santos Silva, ma se questa conduce avanti un discorso di ricerca alquanto spregiudicato e dal senso lirico piuttosto personale, Holsen appare piuttosto incanalata entro un operoso filone audio-visuale (molto importante l’interazione con materiali video) per cui si sono scomodate ascendenze anche remote, tali le elettrificazioni di un Chet Baker d’annata, così come i mondi di Mark Isham o Ave Henriksen, potendovi riconoscere meno immediate filiazioni d’area molvaer-iana, pagante naturalmente tributo alla primogenitorialità ideativa di un Jon Hassell, e collocandosi pertanto con diritto entro l’area pop dell’aperta Nu-Music.

 

L’identità dello strumento-tromba non viene timbricamente stravolto (come diversamente operato da certi omologhi) e l’emissione è per lo più ferma e di lineare fraseologia, così come è alieno da stravaganze l’impiego del fremente tappeto elettronico, esitando nel figurativo senso del dramma esplicitato dalla solista norvegese, muovendo dallo statuario Holsen 02incedere che caratterizza l’introduttiva, breve Orpiment  succeduto dalla declamazione lacerante di Eskolaite, a preparare la dimensione metafisica in Lapis, che ulteriormente dilata orizzonte e respiro primigenio nell’estesa e conclusiva Lazuli, affresco di forte tenuta che gradualmente incorpora tessiture ed energie in sommazione animando una lenta quanto disvelatrice catarsi. Forte di spiccato grado di concentrazione espressiva e d’assertiva progettualità, riesce vincente insomma (anche a ragione degli inevitabili paragoni  di stile) questa giovane e motivata personalità, che rende ulteriormente composita la sempre più articolata scuderia Hubro, da cui vi è da attendersi un ventaglio sempre più centrifugo di morfologie e identità. 

 

Voto: 8,5/10
Aldo Del Noce

Hilde Marie Holsen : tromba, laptop, elettroniche    Social

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