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9 novembre 2012

Giancarlo Frigieri

TOGLIAMOCI IL PENSIERO

2012 - Controrecords/New Model Label
[Uscita: 6/11/2012]

GIANCARLO FRIGIERI TOGLIAMOCI IL PENSIERO 6 Novembre 2012   Contro Records, New Model Label # Consigliato da DISTORSIONI

 

Togliamoci subito il pensiero: in ambito “nuovi cantautori italiani” (definizione fastidiosamente pedante, e proprio per questo abbastanza precisa), Giancarlo Frigieri è uno dei migliori. Per tutta una serie di motivi. Per cominciare ha le canzoni, e questo  non è un dato del tutto irrilevante. In molti si cantano addosso sbrodolandosi il colletto di retorica, oppure all’altro estremo barattano la capacità di comunicare con una presunta ”ricerca sul suono”. Frigieri, molto più modestamente, abbina musica e parole in modo che si sostengano a vicenda e che esprimano una visione del mondo, un frammento di realtà, un barlume di poesia.  In fondo è quello il senso dello scrivere canzoni. Parole e musica. Delle prime il nostro emiliano con la “r” gucciniana ne ha tantissime, e le sa usare con una abilità non comune. Le mette in rigorosa rima alternata, e se si pensa che questo alla lunga possa essere uno schema un po’ soffocante o semplicistico basterebbe citare un certo Bob Dylan che lo fa da cinquant’anni, con risultati – pare - soddisfacenti. I testi hanno ritmo, procedono  per associazioni efficaci nelle descrizioni e spesso evocative (un esempio: “quando te ne vai e fai entrare l’altra/io come un signore in epoca feudale/scelgo per me il taglio di carne migliore/e poi frano a valle sui detriti del tuo amore”),  e  spesso attingono a citazioni prese argutamente dallo stupidario linguistico e intellettuale nel quale siamo immersi (la “chiacchiera”, la chiamava Heidegger) per rielaborare un minimo di senso a cui aggrapparsi. 

 

Pur non arrivando mai all’invettiva aperta, è evidente che Frigieri è un moralista. Intesa in senso alto, non è una parolaccia. Se avessimo la coda di paglia, vi aggiungeremmo subito l’aggettivo “gaberiano”, ma non lo facciamo perché l’apparente complimento nasconderebbe l’individuazione di un limite. Gaber – che rappresenta certamente un’influenza sulla poetica frigeriana, si pensi al titolo del disco che richiama un altro famoso calembour come “e pensare che c’era il pensiero”, oppure a frasi ultra-gaberiane come “una massa critica è pur sempre massa” – è stato un grande eretico ma anche uno snob inacidito, un borghese che lanciava strali alla borghesia più che altro perché si annoiava. Ecco, benché brani come Diversi dagli altri corrano il rischio di suonare moralisti nel senso peggiore del termine, con bersagli anche un po’scontati, Frigieri è tutt’altro tipo di artista e di osservatore. Lo dimostra una canzone come La polisportiva, bello squarcio di vita popolaresca da Guareschi redivivo– badanti ucraine, vecchi ex ballerini, comari che tagliano i panni alle spalle e in sottofondo le note di Winchester Cathedral – oppure i ritratti di persone consumate dalla routine del lavoro di Criceti, oppure ancor la poesia dell’ebrezza evocata in Grappoli.

 

E la musica? C’è anche quella, e per fortuna  non si limita allo strimpellamento voce chitarra. Rispetto agli album che lo hanno preceduto – "L’età della ragione", "Chi ha rubato le strade ai bambini?" e "I Sonnambuli "– questo è quello che denuncia maggiormente le origini rock di Frigieri (quando cantava in inglese con i Joe Leaman). La nostalgia e la parte finale di L’altra sono incalzanti e persino dure,  mentre il r’n’r/folk di Togliamoci il pensiero fa venire in mente il miglior Bennato. Altrove gli arrangiamenti provano a battere strade inusuali: l’indolenza da mariachi misto Casadei de Il nemico, il funky leggero di Senza canditi. Il pregio più grande rimane comunque l’accessibilità melodica, al servizio di concetti sui quali si può anche non essere d’accordo ma sempre espressi in modo chiaro e diretto.  Musica e parole di Giancarlo Frigieri. Uno che ha delle cose da dire, e le sa dire sempre meglio.

Carlo Bordone
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