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17 Dicembre 2013 ,

Sneers FOR OUR SOUL-UPLIFTING LIGHTS TO SHINE AS FIRES

2013 - Brigadisco Records
[Uscita: 16/12/2013]

sneersGli Sneers sono un duo formato da Leonardo Oreste Stefanelli (batteria e percussioni) e Maria Greta Pizza (chitarra e voce). Anche se questo è il loro debutto ufficiale assoluto provengono da una consolidata esperienza sul campo maturata nella città di Berlino, dove la coppia ha vissuto a partire dal 2011. Proprio l’interessante mondo delle proposte più weird underground dei ferventi locali berlinesi gli ha permesso di cimentarsi in svariate esibizioni live che hanno incontrato il favore e l’interesse di un pubblico aperto all’originalità della loro musica. Ci offrono uno stile altamente descrittivo, che si accompagna ad una strumentazione tesa, vibrante, ossessiva. Nelle nove tracce di questo album è possibile ravvisare un concept psicologico che indaga sulla fragilità umana e soprattutto sull’antropologia del retaggio culturale. La religione, l’ortodossia, l’ombra del peccato, il rovello dell’espiazione. Ne consegue la drammaturgia dell’elaborazione interiore, un’introspezione che rielabora in tutti i toni e le sfumature del chiaro scuro la parabola esistenziale sospesa nell’ambivalenza di ciò che è bene e ciò che è male. Richiamano il post rock brutale e opaco degli Swans, le rutilanti distorsioni noise sperimentali dei Sonic Youth. Self-Atoning Apostasy ha un’andatura cingolante, glaciale e mortifera che distende la propria solennità su accordi taglienti e scansioni percussive. Giocata su una compressione armonica dirompente quanto asfissiante As a Crowd of Selfish Victims We Were Given Unspoiled Souls è completamente destrutturata e stratificata, sinuosamente spigolosa, plasticamente contorta. L’intensità del tormento, l’afasia del dubbio e l’ineluttabilità della sofferenza come eterne prove ordaliche capaci di minare gli istinti più passionali dell’umano, la spontaneità, l’immaginazione e gli slanci che ne rappresentano l’essenza più autentica.

 

sneersNe fuoriesce una musica tagliente e scarnificata, per certi versi oscura, monolitica e obliqua ma anche intrisa di concretismo ansiogeno, di tutta la pastosità vischiosa che impregna l’anticamera dell’attesa. Sono note sanguinolente, umorali, sono smorfie di dolore trattenute tra i denti. Si preannuncia l’inclemenza di un giudizio che piegherà ogni volontà di luce nella repressione più crudele. Tutto rimanda alle inquisizioni apocalittiche di lavori come il mirabile “…And He Told Us To Turn To The Sun” dei Father Murphy ma senza diluizione, senza trance psichedelica. Il loro tratto distintivo è quello di imbastire un’intensità emotiva che segue la dinamica tortuosa e viscerale del suono. La mimica del suono. Un suono percussivo e lacerante che prende le sembianze di un pungolo della tortura, di un martellare e di un graffiare nevrotico che cela l’obiettivo perverso e crudele di una deità che vuole destabilizzare e infierire. Soil is Anything But Hungry, As a Creator I bet you did Create Disease. La voce monocolore, fredda e catacombale della cantante che trasuda smarrimento e perdizione, le glissate delle corde tesissime che riproducono lo straziante rimbombo del rimorso, il fantasma dell’inconscio che bussa per chiedere conto, il palpito della paura. Un vuoto insormontabile che vuole essere simbolico baratro tra blasfemia e repressione morale, follia e docilità nichilista. Una teatralità ed una simbologia che richiama per molti versi la drammaticità e l’essenzialità artaudiana. Una veemenza che solo parzialmente si attutisce nella seconda parte del disco a favore di una raggelata sottomissione, di una resa esausta Feed me Mother, Growth, la prima parte di Shall I Take Part To Life's Feast.  Il binomio tratteggia a tinte fosche la monografia del castigo e della pena incanalando il proprio talento in un cunicolo angusto di rigidità senza spiragli, tanto efficace quanto vagamente auto indulgente. Difficile prevedere mosse future dopo un’ouverture tanto corale e severa ma meglio provare a puntare sulla loro immaginazione più che sulla loro sadica perversione.

 

Voto: 6.5/10
Romina Baldoni

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