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7 febbraio 2012 , ,

Mark Lanegan

Blues Funeral

2012 - 4AD
[Uscita: 7/02/2012]

# Consigliato da DISTORSIONI

Il titolo del disco suggeriva, la copertina floreale indirizzava, le prime canzoni in anteprima davano conferma di una direzione musicale che ai più risultava indigesta. Dove sono il fango, la polvere, i detriti? L'ultimo album di Mark Lanegan si presenta con i suoni puliti, rotondi, con pochissime chitarre ma soprattutto con elettronica e drum machine in prima linea. Lanegan sorprende, spiazza, cavalca sui suoni industriali di Gravedigger's Song, distende il suo timbro degli inferi sopra sonorità robotiche in Gray Goes Black per poi tornare all'antico di un arpeggio evocativo in Deep Black Vanishing Train. Nel mezzo, pulsazioni techno per Ode To Sad Disco, downbeat che porta per le lunghe Bleeding Muddy Water e, complice Josh Homme, il riff grezzo e sempliciotto nella Riot In My House che i Queens of the Stone Age non scrivono da troppo tempo.

 

Poche impennate in  "Blues Funeral", un disco cinematografico, autostradale - Harborview Hospital la si potrebbe ascoltare in “Drive” -  che s'installa all'interno di un percorso coerente del nostro: dopo anni d'intimismo blues e folk di frontiera in compagnia di Mike Johnson, prima lo scarto con l'EP “Here Comes That Weird Chill” e il successivo “Bubblegum” verso accenti acidi e stoner e poi, tra le tante, la collaborazione con i Soulsavers che sembra rimasta nelle corde di Lanegan. Solo discreta a dire il vero ma anticipatrice degli abbondanti tappeti elettronici presenti in questo album. Ma se è giusto evidenziare lo sviluppo sonoro dell'ex-Screaming Trees, non bisogna dimenticare come sia la voce lo strumento che attira su di sè l'attenzione maggiore. Questa voce, ancestrale e definitiva, si dovrà pur cominciare a identificarla come simbolo del rock assieme alla chitarra di Clapton, al drumming di Bonham o al basso di Entwistle.  In chiusura, qui c'è un signore che canta come nessuno, che si potrebbe permettere di girare recitando il De Profundis come una vecchia gloria impagliata dell'underground e invece, tra le vecchie bottiglie di whiskey trova lo spazio per un distillato nuovo, poco equilibrato e che forse non invecchierà benissimo in quelle botti campionate e glaciali ma che mantiene il sapore torbato e il profumo intenso di sempre. "Blues Funeral"  è un buon blended da gustare a piccoli sorsi e con luce soffusa. 

Pietro Ferrazzi
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