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12 gennaio 2016 , , ,

David Bowie

Suoni e Visioni

2016

David-Bowie-00s-david-bowie-37030347-900-900Londra, 8 gennaio 1947 -

New York, 10 gennaio 2016

 

Io questa volta vorrei mi fosse consentito di parlare in prima persona. Non sto scrivendo un articolo che deve ricostruire e ripercorrere la grandezza di un personaggio che nella storia ci è già entrato da un bel pezzo. Vorrei solo provare a raccontare cosa è stato David Bowie per i ragazzi della mia generazione e ancor di più per quelli nati almeno una decade prima di me. Bowie rientrava a pieno titolo nella 'hall of fame' di quelle rockstar leggenda, talmente idolatrate, prese a modello, ammirate e osannate che a tutti gli effetti pervadeva il quotidiano e il vissuto di ciascun ragazzo, di ciascun adolescente.

Con lui e forse, mi azzarderei a dire, fino a lui, veniva a mancare quella scissione che adesso normalmente avviene, tra un artista che si ammira e che si colloca nel gradimento dei propri musicisti preferiti, e una persona cara, un familiare di riferimento che ti accompagna nella crescita, che senti a te appartenente, con cui sai di poter davvero condividere stati d'animo e emozioni che vanno oltre le note di un singolo brano, che sono pezzi di vissuto, flashback di reminescenze a cui tutto si impasta e a cui persino si riconducono scelte, tempismi, suggestioni e fatalità che la vita finiscono per cambiartela, per imprimergli cambi direzionali fondamentali e basilari.

 

tumblr_nv8bg3LxQN1r8v4r5o1_1280E allora la domanda antropologica che adesso viene da pormi, oggi che so che il mio amico David non c'è più, oggi che non ci litigo più per divergenze di vedute o semplicemente perché mi sento delusa da qualcuno che sento tanto affine da incazzarmi se non fa più ciò che mi aspetto o che mi sembra la cosa più logica e normale debba fare, oggi mi viene da chiedermi...

Perché David Bowie  è riuscito a scavare così nel profondo nell'anima di tutti noi, perché ha inciso così profondamente nel nostro immaginario, perché tanto successo e anche, nei suoi anni finali, tanto accanimento e 720x405-dbaccaloramento, tante polemiche gravitanti intorno alle sue scelte, alla sua vita privata e artistica? La risposta è forse nel suo ultimo brano Lazarus, contenuto in "Blackstar". Lui è libero. Lui rappresenta il coraggio di scindersi e divincolarsi da ciò che è ordinario e va stretto. Lui rompe con la consuetudine, con la regola, con il dover scendere a compromessi. Lui è libero. Re-inventa l'arte performativa, entra in comunicazione non solo attraverso voce e strumenti ma con il suo corpo.

 

Diventa il mimo che traduce l'incomunicabile, la maschera che racconta la parodia e la parabola del mondo con le sue mille sfaccettature. E le sa accogliere tutte. E le sa respingere tutte. Lui è la creatura ambigua che riflette nella sua immagine androgina bowiei dubbi del mondo e li sdrammatizza in una lunga, divertita e autoironica messa in scena dell'assurdo. Il suo grido Changes sembra un inno liberatorio a non prendersi mai sul serio, ad accogliere la nostra natura di esseri imperfetti per erigere la poetica decadente della bellezza monca e distorta. Chi di noi non ha vissuto malesseri e disadattamenti sociali e relazionali da non essersi sentito, almeno una volta, come uno dei personaggi da lui incarnati? Dall'alieno piovuto da Marte de "L'Uomo che cadde Sulla Terra" all'astronauta disperso nello spazio di Space Oddity o lo Ziggy Stardust disadattato, costretto a fare da spettatore ad un mondo sconosciuto. Chi di noi non si è sentito violentato nella propria natura più intima solo per rispetto di certe, discutibili, apparenze e convenzioni?

 

DAVID-BOWIEDi contro poi, mi sorge spontanea un'altra domanda, perché ad un certo punto -e potrei collocare quel punto esatto nel 1987, in corrispondenza all'uscita del bruttissimo album, da lui stesso rinnegato, "Never Let Me Down"- la vecchia generazione di estimatori di Bowie, inizia a compiere un distacco 'affettivo' dalle scelte stilistiche del Thin White Duke? Anche questa risposta può andare a rintracciarsi in concomitanze specifiche attinenti al suo percorso e a quel complesso fenomeno identificativo che ad un certo punto non venne più percepito come affinità, voglia di sentirsi rispecchiati in un portavoce lucido e schietto tanto irriverente quanto spontaneo e puro, david-bowie-is-2-770x1098istintivo e autentico, innovatore, lungimirante, drastico e potente.

 

Ad un certo punto, così come la situazione sfuggì di mano a lui (che entrò a pieno titolo nel sistema che avversava) avvenne che molti giovani fecero fatica ad immedesimarsi in qualcosa che appariva sempre meno spontaneo e sempre più 'costruito' e rivolto alla strategia, all'operazione di marketing, ad una spettacolarizzazione fine a se stessa. E badate bene, la differenza che passa tra chi ha vissuto sul proprio trascorso esistenziale questo passaggio e chi l'ha solo ereditato 'discograficamente' non è una differenza secondaria!!!!

 

Di fatto è venuto meno un messaggio potente, un sottile gioco di contestazione che a suo modo aveva portata rivoluzionaria. Certo il signor Jones aveva sempre il suo sporco, incontestabile fascino nelle misurate apparizioni del jetset internazionale, nei cammei, nelle collaborazioni e nei video patinati che scorrevano su MTV. Ma provate a immaginare cristcosa potevano pensare quelli che lo avevano visto camminare vestito da pierrot sospeso tra disincanto e elegia nella sublime Ashes to Ashes, o scendere in campo tra le fila di giovani sbandati e bruciati tossicomani berlinesi, figli della crisi identitaria post moderna, nel film "Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino".

Potevano mai bastare buone produzioni o canzoni qualitativamente valide per restituire quella sottile magia identificativa? Vivere un senso di così stretta affinità con un maturo signore sempre più affrancato, economicamente privilegiato, appagato dalla carriera, con accanto la modella più bella dell'universo? Non era più il glam fashion di chi si arrampica alla ribalta e viene folgorato dalle sue luci perché sa giocare bene le sue carte di esibizionismo animale.

 

Diventava un raffinato imprenditore, un abile affabulatore. Il suo gioco al travestimento non incarnava più la ricerca utopica di un'essenza, di un entità che sfugge a umana comprensione, la disperata inquietudine esistenziale. Era parata, era vanità. Finiva David Bowie from Scary Monsters, 1980paradossalmente per rappresentare l'inconsistenza e la superficialità di valori allo sbando, di ruoli smarriti. Fino alla consapevolezza che il nostro amico di sempre non è più il guitto che sbeffeggia sfrontato e sferzante lo spettacolo melodrammatico del mondo contro allestendo il baraccone dello scherno, dell'allegoria sarcastica e iperbolica, mettendo in scena la forma di eversione più disperata e lucida. 

La mia generazione non gli ha perdonato la consacrazione a vincitore, la gettata della maschera. E la cosa bizzarra, non gli ha perdonato la fine drastica di quell'attitudine alla ribellione e alla provocazione, non volendo capire che, di contro, la sua unica coerenza era quel grido, io sono libero, che lo stava semplicemente portando dove la sua grande personalità di uomo e di artista gli chiedeva di andare.

 

Forse quell'indietreggiare nel finale del video di Lazarus era la sua forma più elevata e nobile di ribellione! Ma noi non abbiamo saputo coglierla perché da bravi compagni di complici scorribande e infatuazioni idilliache, volevamo tirare le redini con lui, illuderci che davidbowiepotesse andare proprio là, dove noi volevamo e speravamo. Ma lui è un uomo libero. Ha deciso l'entrata in scena, ha deciso la tattica e ha deciso il congedo finale. L'uomo delle sorprese si è affrancato da tutto e ha sbeffeggiato tutti, ha fatto enormi acrobazie e giri vorticosi. Ha lanciato coriandoli e fumogeni, ha agitato le folle e le ha fomentate.

Poi, ancora una volta, ha rimesso tutti d'accordo all'ultimo atto. Tanto rumore, tanto scalpore, tante prove per stabilire il genere musicale più adatto ad un'uscita di scena magniloquente e solenne. Poi il silenzio. Il silenzio raggelante di qualcosa che ci lascia increduli. La lievità, l'impalpabilità di un grande immenso vuoto che non conosce note per essere descritto.

Romina Baldoni

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