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9 Maggio 2013 ,

Franco Califano La mia Libertà

2013

Franco Califano

Pure er Califfo s’è "addormito“. Chi l’avrebbe mai detto? Sembrava non dovesse mai accadere. All'età di 74 anni, Franco Califano è morto nella sua casa ad Acilia. Per molti, giornali compresi, il suo personaggio appariva come un attacco isterico e grottesco in un patetico anziano. Il playboy venuto dalle borgate, spregiudicato ma romantico, abbandonato in una senilità confusa e goffa. Un declino, soltanto fisico, ma inarrestabile. Eppure dietro il suo ghigno si celava una vita chiassosa e bisbigliante, disincantata e cinica, oscura e splendente ma con una sensibilità straordinaria. Un’anima in perenne scontro, un arcano equilibrio amalgamatosi, negli anni, in tutti i suoi contrasti. Un manifesto di amore e vita, riassunto magistralmente nell’introduzione al libro “Il cuore nel Sesso“  (2000): "Non ho religione, non ho famiglia, a volte non ho nemmeno pensieri. Sono cresciuto prendendo calci e cercando di restituirli quand' era possibile. Un match lunghissimo con il destino che mi porto appiccicato. Giù io o giù lui. La partita non è ancora finita, chissà quale sarà l'epilogo...".

 

Cantore di una musica popolare che va in basso e vola in alto, poeta e paroliere di donne, borgate e libertà, autore di canzoni splendide. Spesso sono stati altri a dar loro voce: Mia Martini, ad esempio, in Minuetto, scritta con Dario Baldan Bembo, oppure Ornella Vanoni in La musica è finita. Rapporto con la Vanoni proseguito con Una Ragione in più. Nel 1973,califano il Califano autore trionfa a Sanremo con Un grande amore e niente più, portata al successo da Peppino di Capri. E poi E la chiamano estate, per finire all’inno in romanesco Semo gente de borgata, affidata alla coppia d'arte e vita Edoardo Vianello e Wilma Goich. Per una voce come Mina invece, Califano scrive un intero album, “Amanti di valore”, nel 1974. Se si vuole invece costruire un percorso discografico selezionato per arrivare al cuore delle tematiche del Califfo il punto di partenza non può essere che “Tutto il resto è noia”, autoritratto generazionale quanto “La mia Libertà”.

 

È  il timbro cavernoso delle sue liriche che per decenni ha musicato il suo pensiero, i suoi eccessi, "la sua libertà“. Non ha mai conosciuto misura Franco Califano: è stato drogato, carcerato, playboy, ammiccante a criminali, compiacente al vizio, ha chiesto sempre troppo. Ha voluto stimolare e mettere alla prova tutti i sensi, rimarcando sempre la sua innocenza e l’immancabile “libertà“. Ha perdutamente amato quella Roma, capitale d’Italia, desolata e poetica, sconfitta e commovente, malinconica e grandiosa. Roma Nuda  ne è la prova, canzone straordinaria, probabilmente il miglior ritratto artistico dell’urbe eterna. “chissà quale sarà l'epilogo...":  nel 2008  un concerto straordinario a Piazza Navona celebrò l’amore tra il Califfo ed i suoi fan, i testi senza tempo accompagnano califanoinvece la sua dipartita in una brutta giornata di fine marzo, quest’anno. Un arresto cardiaco spezza la vita ad un cantautore amatissimo, un vuoto quasi fisico per lo stuolo di amanti e cantautori che sono cresciuti ascoltandolo e che da lui hanno imparato che si può fare di tutto, ma proprio di tutto, senza rinunciare alla propria libertà. Nel profondo del nostro animo, magari profondissimo, non è possibile chiudergli la porta in faccia … anche nell’aldilà.

Matteo Giobbi

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