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12 Luglio 2013

Van Der Graaf Generator + Steven Wilson Pistoia Blues: Van Der Graaf Generator + Steven Wilson 5 Luglio 2013, Piazza Duomo, Pistoia


vdgg_pistoia 2'13Nella splendida cornice di Piazza del Duomo è andata in onda anche per questo 2013 l'ennesima edizione del celeberrimo Pistoia Blues, uno dei più longevi festival in ambito italiano visto che è in programmazione dal lontano 1980. Da anni ormai rispetto alle prime edizioni ha perso sempre di più la connotazione blues, visto che sul palco si esibiscono regolarmente artisti e formazioni che con quella materia hanno ben poco da spartire. Quest'anno il Pistoia Blues si articolava su ben 5 serate rispetto alle canoniche tre degli esordi, e di gran lunga il cartellone più interessante ci è parso quello di venerdì 5 luglio che vedeva l'esibizione di 2 grandi gruppi, i gloriosi Van Der Graaf Generator di Peter Hammill e la band del prolifico  Steven Wilson, uno dei personaggi chiave degli ultimi 20 e passa anni di rock progressivo ed affini. Vista l'età e la natura di simili artisti era inevitabile che il pubblico era equamente diviso fra fans giovani, anche se non giovanissimi ed una folta rappresentanza di over 50/60 anni. Molti di quest'ultimi avevano avuto la fortuna di avere visto 40 anni addietro i Van Der Graaf Generator, gruppo che al pari dei Genesis è sempre stato amatissimo dal pubblico italiano, tanto da creare una scia di epigoni nei settanta davvero ragguardevole. Ma questa storia la conoscete bene.

 

 

Van Der Graaf Generator

 

Della storica line-up del periodo migliore della band, quella di "H to He, who am the only one" (1970) e "Pawn Hearts" (1971) sono sopravvissuti oltre a Hammill, Hugh Banton alle tastiere e Guy Evans alla batteria, mancando quindi il solo, grande fiatista, David Jackson che si era aggiunto per un solo anno nella reunion dei VDGG del 2005 che aveva interrotto un silenzio di 27 anni. Chi li ha visti incamminarsi verso i rispettivi strumenti l'altra sera a Pistoia, alle 20.45, addirittura in anticipo sul programma, avrà pensato vedendoli cheVDGG0 questi erano ormai dei vecchi dinosauri pronti per la pensione. Mai impressione fu più sbagliata. Peter Hammill con i suoi 64 anni ha ormai tutti i capelli bianchi, viso scavato e magro da far paura. Ma la voce, sì quella voce, a distanza di 40 anni e più regali brividi ed emozioni indescrivibili. Non sembra affatto risentire dell'usura del tempo, come se l'avesse preservata per la sua seconda giovinezza. E lo stesso si può dire degli altri due bravissimi strumentisti, il batterista Evans e soprattutto Hugh Banton che, alla Manzarek, contribuiva alla sezione ritmica con i suoi bass pedals oltre a decorare sublimi armonie tastieristiche. Pochi i brani eseguiti ma nel puro stile del progressive di durata medio lunga. Pezzi che pescavano a piene mani dal repertorio dei dischi usciti dopo la reunion di 8 anni fa, ovvero "Present" (2005), "Trisector" (2008) e "A grounding in numbers" (2011). Album non eccezionali raffrontati ai capolavori dei settanta ma le tracks presentate da questi dischi, Interference patterns, Bunsho e Lifetime, come per magia rinascevano a vita nuova e suonavano come una vera rinascita del genere prog, con il pubblico in platea estasiato.

 

Un set che aveva la sua degna conclusione con la suite capolavoro A plague of Lighthouse keepers dal grandioso Pawn hearts (1971). Un' esecuzione davvero magistrale: chi, come il sottoscritto, non aveva mai avuto il piacere di ammirare i VDGG nei settanta è stato catapultato indietro di 40 anni con tutta la poesia, i cambi di tempo, le sublime armonie e la magica voce di Hammill che disegnavano questa fantastica ed inimitabile suite. Al termine dei 23 minuti è risultato impossibile per il pubblico restarsene a sedere e quindi all'unisono sono seguiti 2-3 minuti di meritatissima standing ovation con i VDGGtre VDGG visibilmente commossi da tanto affetto, mai scemato dopo tanto tempo da parte del fedele pubblico italiano. Peter Hammill, che intratteneva i presenti e presentava i brani nel suo italiano davvero niente male chiariva che per misteriosi problemi di tempo non ci sarebbe stato bis e dopo Childlike Faith in Childhood's End, da "Still life" (1976) salutava il pubblico che avrebbe gradito quantomeno un'altra mezz'ora di musica. Inutile al proposito richiedere Killer, Hammill non l'avrebbe mai fatta oltre al fatto che senza il sax di Jackson il tutto sarebbe stato un' impresa assai ardua, ma è un vero peccato che il set si sia chiuso così velocemente.

 

 

Steven Wilson

 

Un cambio di scena nemmeno troppo rapido e prendeva forma l'imponente coreografia messa in piedi da Steven Wilson per il suo progetto solista. Si è presentato accompagnato da una poderosa formazione a sei, con dentro Guthrie Govan alla lead guitar, Adam Holzman alle tastiere, la sezione ritmica con Nick Beggs al basso, Marco Minnemann alla batteria oltre al favoloso fiatista Theo Travis (Soft Machine, Robert Fripp, David Sylvian e molti altri). Dalle prime note dello show, quelle della bella Luminol è parso subito chiara la differenza fra lo Steven Wilson solista e quello dei celebrati Porcupine Tree. Un suono che deve molto alla tecnica dei singoli strumentisti, spesso più alla ricerca del virtuosismo ad effettosteve wilson che dell'aspetto lirico delle singole canzoni. Brani dalle cadenze serrate con un forte impatto al limite del prog-metal e che più di una volta rimanda addirittura ai Dream Theater, con tanto di chitarrista Petrucci style. Solo quando i ritmi rallentano si apprezzano maggiormente le qualità liriche e la poesia di Wilson, davvero un maestro nel comporre deliziose e lente ballate elettriche quali la bellissima The watchmaker che pare estrapolata da qualche capolavoro dei Genesis dei settanta.

 

Un brano che al pari di Luminol è contenuto nell'ultimo splendido album "The raven that refused to sing" che è forse la sua cosa migliore come solista. Da questo disco notevoli pure l'esecuzioni di Drive home, della lunga The holy drinker oltre al pezzo che intitola il disco The raven that refused to sing eseguita nel finale e perfettamente allineata con le belle immagini fumettate che scorrevano alle spalle del gruppo. Davvero dei momenti molto intensi. Ben cinque pure i brani dal doppio "Grace for drowning" (2011) con citazioni per Postcard, No part of me e la bella Deform to form a star molto apprezzate dalla platea così come la pianistica Insurgentes, dal disco omonimo dal quale la band ha eseguito pure la sontuosa Harmony Korine. Un set che si è chiuso tra gli applausi convinti dopo circa 1 ora e mezza abbondante. La gloriosa Radioactive Toy nel bis, cantata al solito anche dal pubblico,  è parsa suggerire e ricordare a tutti che Steven Wilson le canzoni wilson migliori le ha composte con i Porcupine Tree, di certo la migliore delle sue numerose incarnazioni. Questa sua iper produzione, questo altalenare fra innumerevoli produzioni e remix di albums storici, i No-Man, Porcupine Tree, Blackfield e questa formazione di Pistoia non necessariamente gli porta giovamento a livello compositivo, con uscite di dischi a ritmo continuo, sia in studio che dal vivo non sempre di livello eccelso.

 

Wilson rimane un grande personaggio, su questo non ci piove ed a Pistoia ha preferito esibirsi scalzo (!). Dovendo tirare le somme la nostra mentalità ed amore per il vecchio prog dei settanta ci ha fatto preferire e non di poco i Van der Graaf Generator al pur bravissimo e biondo occhialuto londinese, altre emozioni, altri brividi e l'amaro rimpianto per un' epoca che non rivivremo più. Un cenno doveroso per la solita perfetta organizzazione del Pistoia Blues, la scelta di sistemare in piazza solo le sedie magari può penalizzare la capienza a tutto vantaggio però di un maggior godimento degli spettacoli, evitando il problema di insopportabili ammassi di gente sotto il palco che nelle afose serate estive risultano a volte davvero terribili. Certo grossi problemi il 5 Luglio sera non ce ne sono stati visto che gli spazi vuoti erano davvero tanti, e la cosa è davvero strana visto che il biglietto costava sì 35 euro ma permetteva di vedere due gran belle formazioni ed era quindi un ottimo investimento. Mai come questa volta gli assenti hanno avuto torto, intorno all'una di notte abbiamo abbandonato la bella Piazza Duomo consapevole di avere assistito a qualcosa di grande. Lacrime di commozione a tratti, con la musica accade spesso.

 

                                                    

 

VDGGVan der Graaf Generator set list

Interference Patterns

Flight

Bunsho

Lifetime

A Plague of Lighthouse Keepers

Childlike Faith in Childhood's End

 

 

Steven Wilson set list

Luminol

Drive Home

The Pin Drop

Postcard

The Holy Drinker

Deform to Form a Starwilson

The Watchmaker

Index

Insurgentes

Harmony Korine

No Part of Me

Raider II  (Without Outro)

The Raven That Refused to Sing

 

Encore

Radioactive Toy

 

Ricardo Martillos
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