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5 marzo 2013 , ,

David Bowie

THE NEXT DAY

2013 - ISO Records - Columbia Records
[Uscita: 11/03/2013]

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Bowie è un meraviglioso e abile costruttore. Nell’arco della sua lunga e prolifica carriera è riuscito a edificare la nicchia, la teca, l’aura della sua intoccabilità e inscalfibilità giocando su un grande intuito (praticamente imbattibile), una teatralità e un’istrionicità capaci di mettere completamente in secondo piano le sue autentiche doti di musicista o un’analisi lucida e ragionata sulla consistenza del suo talento.Tutto sommato credo sia giusto non andare a sondare in questi meandri aggrovigliati e accettare questa sua doppia essenza come parte catalizzante e distintiva del personaggio. Quel personaggio che ci ha regalato lavori meravigliosi e miliari, anticipatori di mode a venire, così come tanti altri meno pregevoli o addirittura imbarazzanti nel loro elementare parodismo.

 

“The Next Day” si avvale ancora una volta della collaborazione di Tony Visconti (“Heathen” 2002, “Reality” 2003) e come tale riporta in auge il Bowie compromissorio che va a ravanare alla rinfusa nel suo passato, in un saccheggio indisciplinato di generi, per offrirci un amalgama assai ruffiano e scontato, non tanto di una moda che si vuole anticipare, quanto di ciò che si pensa la moda possa raccogliere. Con la grande differenza che anche in questo, il Duca Bianco del glam, non riesce più a guadagnarsi la posizione di primo arrivato. Quattordici brani che ripescano dall’R&B, dal periodo disco music, dall’hard rock sofisticato e soprattutto dalla sua vena pop melodrammatica più compassata e irrigidita. Dai pomposi arrangiamenti elettronici e chitarristici di The Next Day, alla crimsoniana If you can see me che scomoda l’intro di “Red” per farla annegare in atmosfera music hall, tra coretti e marcette iper condite con tanto di campanelli eDavid_Bowie- tastierine. Dancing out the Space è la reiterazione in versione kitsch di una Space Oddity veramente smarrita nelle distanze siderali del buon gusto.

 

The Stars (Are out Tonight), a mo’ di ballatone rock con tanto di arrangiamento d’archi e clapper auto celebrativo. Il funk demenzial orchestrale di How Does the Grass Grow? Difficile salvare qualcosa in questo calderone nevrotico e sfavillante che mette a punto con tanto masochismo la ricetta dell’eccesso. Potrei dire il blues jazz stile Rodeo Drive di Dirty Boys se non scomodasse un connubio insolito tra Jim Morrison e Scott Walker con tanta evidente banalità o l’easy listening di Heat che tenta di restituirci parte delle atmosfere torbide del periodo berlinese, se solo non suonasse tanto stucchevole nella ricerca suggestiva e non andasse ad inficiarsi in un orribile e illanguidito inserto finale di violino. Bowie è tornato con tanta voglia di stupire e forse ci riesce solo paradossalmente: palesando che è caduto su una terra che non è più quella degli anni ’70 - che amava indossare maschere e nutrirsi di illusioni - ma nella terra del disincanto e dell’aridità che guarda di sottecchi questa pantomima di uno Ziggy Stardust superato e alieno  a se stesso. 

 

Voto: 4.5/10                                         ROMINA BALDONI

 

 


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Il nuovo album di David Bowie, “The Next Day”, il suo trentesimo in studio, che esce a ben dieci anni di distanza dal precedente “Reality” (2003), delude alquanto le aspettative, lo dico senza tante circonlocuzioni: forse l’errore è stato proprio l’essersene create troppe di aspettative, inevitabilmente, per l’incessante tam tam dei media, rete in testa, che ha preceduto da mesi l’uscita di “The Next Day”. Intendiamoci, non si tratta di un brutto lavoro, non abbiamo mai avuto dubbi che l’artista sessantaseienne, nonostante la prolungata assenza e le notizie di problemi di salute, fosse ancora in grado di scrivere belle song, o avesse tirato i remi in barca: ma nell’intimo speravamo in un’opera più ‘nuova’, tratti in inganno forse dalle promesse subliminali che il titolo del disco contiene, che tentasse soluzioni compositive e approcci atmosferici diversi almeno rispetto alle precedenti "Reality "“Heathen” (2002).

 

Anche lo stupendo primo brano che ha preceduto l’uscita del disco, ascoltabile sin dall’8 gennaio 2013, la languidissima e disillusa  Where Are We Now?, una sorta di Thursday's Child  dal pathos ancor più decadente e malinconico, corredata da un bel video di Tony Oursler che scava nei ricordi berlinesi di Bowie, sembrava preannunciare un’opera dalle atmosfere profonde e sognanti, e invece quasi tutti i brani sono inaspettatamente molto ‘rock’ in senso retrospettivo, caratterizzati da un approccio diretto – si ascolti il potente riff chitarristico che apre e marchia (You Will) Set the World On Fire -  ma scontato, perché portano in scena in molti casi un pesante ‘dejà vu’ di episodi contenuti negli album precedenti di Bowie.

 

david owie the next dayL’artista si è circondato di strafidati collaboratori di lunga data, come Earl Slick alla chitarra, Gail Ann Dorsey al basso, e Tony Visconti che coproduce ancora una volta con Bowie, che garantiscono (insieme a Gerry Leonard e David Torn alle chitarre, Sterling Campbell e Zachary Alford alla batteria) in ogni caso una strepitosa e stratificata qualità strumentale, non ci piove. A corroborare la vena più intensa ed elegiaca di "The Next Day", quella che avremmo voluto prevalesse, carica di mesmerico fascino melodico, certamente più significativa della fase esistenziale più che matura che Bowie sta attraversando, ci sono The Stars (Are Out Tonight), che s’impadronisce insolente di uno spicchio di spazio siderale, e la finale angosciata Heat, l’episodio decisamente più sorprendente e amletico del disco, con canto e archi sospesi, inquietanti come nelle ultime due opere di Scott Walker, un artista che invece continua a sperimentare.

 

Ecco, se Bowie avesse sviscerato in questo album le estasi, i rimpianti crepuscolari, gli interrogativi esistenziali conturbanti del trittico Heat, Where Are We Now?  e The Stars (Are Out Tonight) avremmo avuto un lavoro di ben altra caratura artistica ed estetica delle scontatissime Dirty Boys, Dancing Out in Space,  If You Can See Me, I'd Rather Be High. Alla vigilia dell’uscita Tony Visconti ha spiegato che per l'album sono stati registrati 29 brani, e che alcuni potrebbero essere contenuti in un prossimo lavoro che Bowie già nei david bowie the next daymesi a venire potrebbe cominciare ad abbozzare. Questa esplosione di creatività ci riscalda il cuore, ma nello stesso tempo speriamo vivamente che l’artista si decida ad azzardare molto di più che in "The Next Day": come nella  foto di copertina di Jonathan Barnbrook, che sembra voler tagliare coraggiosamente i ponti con il passato, pur se luminosissimo, azzerando anche il celebre 'chiunque può essere famoso' warholiano-bowiano per un giorno, o per un'ora, o per cinque minuti. Perchè nel 2013, terzo millennio, è davvero impossibile essere 'eroi'.

 

Voto: 6.5/10                               PASQUALE WALLY BOFFOLI

 

Romina Baldoni - Pasquale Wally Boffoli

Prodotto da David Bowie e Tony Visconti - Uscita Europa: 11 Marzo 2013 - USA: 12 Marzo 2013

 

David Bowie The Next Day                                          

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Tracklist : 1 The Next Day – 3:51 - 2  Dirty Boys – 2:58 - 3  The Stars (Are Out Tonight) – 3:56  

Love Is Lost – 3:57 - 5  Where Are We Now? – 4:08  - 6  Valentine's Day – 3:01 - 7  If You Can See Me – 3:15 - 8  I'd Rather Be High – 3:53 - 9  Boss of Me – 4:09 - 10  Dancing Out in Space – 3:24 - 11  How Does the Grass Grow? – 4:33 - 12     (You Will) Set the World On Fire – 3:30 - 13  You Feel So Lonely You Could Die – 4:41 - 14  Heat – 4:25

Bonus Tracks
So she - I'll take you there - Plan


Line Up

Earl Slick - Gerry Leonard - David Torn (guitars)

Gail Ann Dorsey  -Tony Levin Tony Visconti (basso)

Sterling Campbell  - Zachary Alford (batteria)

Video

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